Le armi spuntate contro i cybercriminali

MAURO SPIGNESI caffe.ch 26.5.19

Avvocati, esperti e ministero pubblico sui reati informatici
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Lanciano la loro sfida da dietro un monitor. In silenzio, anonimamente. Compiono truffe, rubano identità, ricattano le aziende bloccando i loro sistemi informatici per chiedere poi un riscatto. Fanno girare soldi, li spostano rapidamente insieme ai dati. I criminali informatici sono sempre più preparati e svelti. La cybercriminalità oggi è un fenomeno simile a quello dei reati finanziari dieci anni fa, che poi sono esplosi. In Ticino si parla di un centinaio di casi all’anno. Come li affronta la magistratura? “Intanto non abbiamo intenzione di creare una gruppo specializzato interno al Ministero pubblico contro la cibercriminalità”, spiega il procuratore generale Andrea Pagani al Caffè. “Oggi – aggiunge – un’unità speciale non si giustifica”. Per Pagani la collaborazione con la polizia giudiziaria e in particolare con il gruppo criminalità informatica funziona. “Nonostante ciò su mia iniziativa come Procura abbiamo identificato nel procuratore pubblico Davide Ruggeri un punto di riferimento per affrontare questo tipo di reati, vista anche la sua formazione e le sue competenze. Ruggeri ha conseguito un master alla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (Supsi) e svolto la sua tesi proprio sulle criptovalute”. 
Da un magistrato a un avvocato. “Bisogna fare in fretta, creare gruppi specializzati di professionisti a tutti i livelli, e bisogna offrire strumenti adeguati a magistratura e polizia. Anche dal punto di vista normativo, visto che per la Svizzera la cooperazione internazionale in questa materia si fonda ancora sulla convenzione di Budapest che risale al 2001. Un vecchio catenaccio ormai inadeguato per combattere gli hacker”, spiega l’avvocato Paolo Bernasconi che anche recentemente ha seguito un cliente finito nei guai. “I dati – racconta – portavano dritti ai Paesi dell’Est. Ma lì le rogatorie finiscono nelle sabbie mobili e anche nominando un avvocato del posto si risolve ben poco”.
Il procuratore generale tuttavia non nasconde i crescenti rischi collegati alle monete virtuali e alle insidie del web. Tanto che la Procura, aggiunge Pagani, ha organizzato alcuni mesi fa unaa conferenza per la formazione durata due giorni e rivolta a tutti i magistrati. “Formazione a cui ho partecipato anche io -spiega il procuratore – e dove sono stati approfonditi temi come le criptovalute e il funzionamento del deep e del dark web”. Un corso di aggiornamento ritenuto da Pagani indispensabile nel contesto odierno. Tanto più che non sono rare le denunce di furti di bitcoin e simili che arrivano sul tavolo della magistratura. “Non si tratta di furti veri e proprio in quanto riguardano le monete virtuali – precisa Pagani – ciò non toglie che come magistrati dobbiamo avere i mezzi per sapere come funzionano e sono organizzate le monete elettroniche per collaborare al meglio con la polizia giudiziaria”.
Un aggiornamento del quadro normativo, è invece l’aspetto che sottolinea Gianluca Padlina, vicepresidente dell’Ordine degi Avvocati: “Sarebbe auspicabile – dice – piuttosto che lasciare alla giurisprudenza il compito di chiarire eventuali lacune o incertezze. Negli ultimi anni stiamo assistendo al verificarsi di nuove casistiche di natura penale e civile che hanno a che fare con internet, i social media e le criptvalute. Spesso si ha la tendenza a credere che si può dire o fare qualsiasi cosa sulla rete, quando non è così. Bisogna sapere che di fronte a talune situazioni si può essere chiamati a rispondere in sede giudiziaria.