La miseria avanza e non è una colpa

Fabio Balocco – 30 Maggio 2019 lintellettualedissidente.it

Nel mondo di oggi gli ultimi sono sempre più ultimi, abbandonati a loro stessi e colpevolizzati per la profonda situazione di disagio che vivono. Ma se è vero che dobbiamo combattere per eliminare l’umiliazione della miseria, è altrettanto vero che la società deve cominciare ad abbracciare la Povertà così da essere compatibile con la vita di ogni essere sulla Terra.

«Non bisogna eliminare la povertà, bisogna eliminare la miseria». Questo, riassunto, il pensiero di quella magnifica persona, quel “santo” mi sentirei addirittura di affermare, che è padre Cesare Falletti, monaco cistercense di grande cultura ed umanità, che sono onorato mi abbia scritto la prefazione ad una mia inchiesta sulla povertà.

Quale la differenza fra povertà e miseria? La povertà dovrebbe essere uno stile di vita a cui tutti noi dovremmo ambire, che tutti noi dovremmo abbracciare per essere compatibili con la vita di tutti, uomini, animali, piante, su questa Terra. La miseria è quello stato umiliante a cui la nostra società conduce buona parte, sempre più parte delle persone. Una società dalle/delle disuguaglianze sempre più accentuate che emargina ed umilia buona parte della popolazione. Non è un caso che, come ricorda l’antropologo Marco Aime, in molte società ancora tribali africane il termine “povertà” neppure esista. Anche se queste intere società secondo il metro di giudizio di noi occidentali, sono povere in sé. Di seguito quindi si userà il termine “miseria” e non “povertà”.

La realtà è che la miseria si sta diffondendo sempre più, coerentemente con i limiti fisici della Terra (non ci si può sviluppare all’infinito in un mondo finito) e con il sistema capitalistico che genera ed aumenta disuguaglianze sociali vieppiù marcate. In una realtà del genere, le misure politiche volte a contenere la miseria appaiono come pannicelli caldi, come un’aspirina ingerita per combattere un tumore. Del resto, il faro capitalista e di noi occidentali sono gli Stati Uniti, dove, solo per esemplificare, una comunità di 30.000 persone vive nelle fogne di quella che è in superficie una delle città più ricche dell’unione, Las Vegas. Dove la città più green, San Francisco, è anche la città che ha generato più miseria, dove i miseri che vivono sotto le tende ti dicono “Non sono senza casa, questa è la mia casa”, e ti indicano appunto la tenda. 

Ma non è questo il punto, o meglio non è solo questo. Il fatto ancor più preoccupante è che proprio negli Stati Uniti, si sta generando una visione della miseria molto pericolosa, dimodoché essere miseri non è una conseguenza di un sistema economico sbagliato, o, al limite, cinicamente, un danno collaterale, bensì è una colpa: sei povero perché non sei capace a sfruttare le opportunità che la società ti offre. Del resto, esplicativa è la dichiarazione di indipendenza degli USA: 

Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità.

Un po’ come una gara di velocità. Partiamo tutti sulla stessa linea, potenzialmente tutti possiamo vincere, se non vinciamo è solo colpa nostra. In realtà, la miseria ridiventa una colpa: anticamente si era miseri per castigo divino, oggi si è miseri per colpe proprie. Essere miseri è una colpa, ma potenzialmente ognuno ha le capacità di elevarsi dalla condizione di miseria. Ecco perciò gli inviti negli Stati Uniti a non fare l’elemosina: l’elemosina è di ostacolo al trovare dentro di sé la forza per elevarsi dallo stato di miseria. Ecco perciò sempre negli Stati Uniti i reati connessi con la miseria: se la miseria è una colpa, i comportamenti colpevoli ad essa connessi potranno essere sanzionati. 

In Italia non abbiamo il retroterra culturale e religioso degli USA, ma essi sono pur sempre considerati un modello da seguire. Del resto, qualche sindaco ha già emesso seppure con scarso successo ordinanze con cui vietare l’accattonaggio. Non è un caso che usi questo termine. Il mio pensiero va a quel Pier Paolo Pasolini che così lucidamente analizzò l’Italia del boom e del capitalismo borghese. È morto in tempo per non vedere il peggio che doveva ancora venire.

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