A un anno dall’insediamento, che ne è stato del “contratto di governo”?

 Giulia Giacobini wired.it 1.6.19

Un fact-checking delle promesse mantenute e disattese dal governo Conte. Finora gli obiettivi realizzati sono soltanto il 12% del totale

Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini (foto: Antonio Masiello/Getty Imag

È passato un anno dall’insediamento dell’esecutivo gialloverdedi Giuseppe Conte: è tempo di fare un primo bilancio. Il governo del cambiamento, come si è ribattezzato, è riuscito a trasformare l’Italia? Quanti degli obiettivi contenuti nel contratto di governo – il documento che Movimento 5 stelle e Lega hanno firmato il 18 maggio dello scorso anno per dare il via alla loro alleanza – è riuscito a realizzare?

Per capirlo, il sito di fact-cheking Pagella Politica ha dato vita al “Promesso-metro“: uno strumento in cui aggiorna in tempo reale – tempi di verifica permettendo – tutte le promesse che il governo ha mantenuto o disatteso, così come gli impegni che non ha rispettato e quelli sui quali sta ancora lavorando.

Dall’analisi emerge che dopo un anno a Palazzo Chigi, l’esecutivo ha mantenuto la parola data in 37 casi su 317: appena nel 12% dei casi. Se continuasse di questo passo – ponendo di arrivare alla fine naturale della legislatura nonostante i conflitti tra i due alleati di governo – le promesse mantenute entro il 2023 potrebbero diventare il 60%: un po’ più della metà.

Gli obiettivi realizzati finora

Il contratto di governo prevedeva di introdurre il reddito di cittadinanza e quota 100, la riforma pensionistica. Entrambi i provvedimenti sono stati attuati. I primi beneficiari del reddito hanno ricevuto il sussidio a inizio aprile, pur con qualche sorpresa: molti hanno scoperto di non avere diritto ai 780 euro ma a cifre molto più basse di quelle immaginate, con assegni mensili che orbitano intorno ai 300/400 euro. In qualche caso, chi aveva fatto richiesta ha ottenuto solo 40 euro. Sempre all’inizio di aprile sono andati in pensione i primi dipendenti pubblici che avevano maturato i requisiti per quota 100 entro il 31 dicembre 2018 (i privati dovranno aspettare agosto 2019).

Movimento 5 stelle e Lega si erano accordati anche per riformare il tema della giustizia: un impegno evidente nel contratto, dove al capitolo 15 si parlava dell’introduzione di un “daspo” per i corrotti e i corruttori, del ricorso ad un agente sotto copertura anche per i reati della pubblica amministrazione e di una “improrogabile, severa ed incisiva legislazione”. Dopo un anno a Palazzo Chigi le norme sulla corruzione sono state effettivamente cambiate. L’illecito è punito più severamente, è prevista una causa di non punibilità per chi collabora con la giustizia, il reato di corruzione non si prescrive (cioè non si estingue) più dopo la condanna in primo grado e chi viene giudicato colpevole non può più fare parte della pubblica amministrazione né farci affari.

Il governo, nel contratto, prometteva anche di aumentare le risorse per il Fondo delle vittime dei reati di violenza che non possono essere risarcite dall’autore del reato, i fondi destinati alle famiglie dei disabili e quelle per le forze dell’ordine. Queste risorse, nota Pagella Politica, sono effettivamente aumentate.

I work in progress

In base a quanto riferisce il Promessometro, il governo gialloverde sta lavorando su altri 129 progetti contenuti nel contratto di governo. In questa categoria rientrano, tra l’altro, l’eliminazione del “precariato cronico”, l’introduzione del referendum propositivo, la riduzione del numero dei parlamentari e delle liste d’attesa, l’aumento dei laureati in medicina e la discussa riforma Pillon sull’affido condiviso. Il referendum propositivo e la riduzione del numero dei parlamentari sono due leggi che modificano la costituzione e richiedono una doppia votazione da parte di entrambe le Camere (normalmente ne basta una). La prima è stata approvata in prima deliberazione dalla Camera ed è ora in esame al Senato; la seconda, invece, è stata approvata una volta sia dal Senato che dalla Camera e adesso è tornata al Senato (tra una votazione e l’altra devono passare almeno tre mesi).

Pagella Politica include tra le promesse in corso anche una misura che riguarda l’implementazione del reddito di cittadinanza: ovvero il potenziamento dei centri per l’impiego con l’assegnazione dei navigator, sui quali oggi si continua a discutere, e con 2 miliardi di euro di finanziamenti. A questo proposito, si legge nel sito: “L’introduzione del reddito di cittadinanza richiede, secondo il governo, un investimento di 2 miliardi di euro da destinare alla riorganizzazione e al potenziamento dei centri per l’impiego. I provvedimenti di attuazione del reddito di cittadinanza hanno rivisto l’ammontare dei fondi destinati ai centri per l’impiego. Questi ammontano adesso a un totale di circa 1,64 miliardi di euro in tre anni“.

Le promesse non mantenute

In base all’analisi di Pagella Politica, il governo non ha mantenuto – o almeno non ancora – la parola data in 143 casi. Vediamo alcuni esempi. Il governo prometteva al capitolo 6 del contratto di “cambiare l’ambito di applicazione [del conflitto di interesse] estendendo l’ipotesi oltre il mero interesse economico”. Nei giorni scorsi, il Movimento 5 stelle ha depositato tre proposte di legge sul merito. Una di queste, quella firmata da Anna Macina, è stata assegnata alla Commissione Affari costituzionali, ma non ha ancora iniziato il suo esame.

Al capitolo 11 del contratto, Movimento 5 stelle e Lega si proponevano di modificare l’Irpef e introdurre una tassa piatta, la flat tax. Nello specifico, la riforma fiscale, così come ideata dall’ex sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri, doveva essere caratterizzata dall’introduzione di aliquote fisse con un sistema di deduzioni per garantire la progressività dell’imposta in armonia coi principi costituzionali. Salvini ha rilanciato il piano dopo le europee, ma gli italiani continuano a pagare le tasse in base agli scaglioni.

Il contratto prevedeva, tra l’altro, anche di abolire il numero chiuso a medicina, di creare un’ Agenzia nazionale per la ricerca, di introdurre il vincolo di mandato e di limitare la presenza delle slot machine a “luoghi ben definiti”. A un anno dall’insediamento del governo, chi vuole lavorare in ospedale continua però a dover fare un test d’ingresso, al pronto soccorso le file non sono state smaltite, le macchinette per il gioco d’azzardo continuano a comparire in ogni bar e l’Agenzia, così come ha detto il sottosegretario Fioramonti, è ancora in uno stato embrionale.

I dietrofront

Pagella Politica scrive che in 8 casi su 317 il governo ha fatto l’opposto di quanto firmato nel contratto o preso provvedimenti che ne rendono più difficile la realizzazione. Un caso eclatante riguarda la fine delle sanzioni alla Russia. A questo proposito, il capito 10 del contratto specificava: “È opportuno il ritiro delle sanzioni imposte alla Russia, da riabilitarsi come interlocutore strategico al fine della risoluzione della crisi regionale” (Siria, Libia, Yemen).

Non si trattava di una promessa irrealizzabile: affinché queste misure restrittive entrino in vigore il Consiglio europeo deve approvarle all’unanimità, e l’Italia poteva semplicemente opporsi. Ma non l’ha fatto. “Da quando il presidente del Consiglio Giuseppe Conte rappresenta l’Italia al Consiglio dell’Unione europea, i diversi tipi di sanzioni sono stati prorogati all’unanimità sei volte, l’ultima delle quali il 15 marzo 2019 (colpendo oltre 170 persone e oltre 40 entità)”, nota Pagella Politica.

Un’altra promessa compromessa è l’allineamento delle forme di protezione agli standard internazionali di cui si parlava al capitolo 13 del contratto. Un anno dopo l’insediamento, le norme non sono state allineate ed è semmai avvenuto il contrario: il governo ha, infatti, adottato un provvedimento, noto comedecreto sicurezza, che ha cancellato la protezione umanitaria, un istituto previsto in 25 paesi europei, di cui 21 stati membri.

Il governo ha fatto dietrofront anche per quanto riguarda l’aumento dei fondi per le regioni, un impegno previsto al capitolo 20 e riassunto nella frase: “Il riconoscimento delle ulteriori competenze dovrà essere accompagnato dal trasferimento delle risorse necessarie per un autonomo esercizio delle stesse”. Come nota Pagella Politica, riprendendo le opinioni di molti analisti, se Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna otterranno l’autonomia differenziata, è probabile che le risorse delle regioni diminuiscano piuttosto che aumentare (i soldi di queste tre ricche regioni non verrebbero infatti redistribuiti).

E infine. Il governo prometteva nella parte riguardante il Fisco di “sterilizzare le clausole di salvaguardia Ue che comportano l’aumento delle aliquote Iva e delle accise”. I fact-checker notano però che in un anno di governo, Movimento 5 stelle e Lega non hanno ancora trovato fondi per raggiungere questo obiettivo. È dunque possibile, se non probabile, che l’Iva aumenterà del 25,2% nel primo anno e del 26,5% nel secondo.