La società fantasma del Banco Bpm: in liquidazione da 38 anni

Mario Gerevini corriere.it 1.6.19

Un record. Al Banco Bpm da decenni è appesa a un chiodo arrugginito delle partecipazioni una società nata nel 1946 per riparare e ricostruire gli immobili distrutti o danneggiati dalla seconda guerra mondiale. Forse se la sono dimenticata. È lì, vuota, inutile. Come certe foglie rinsecchite che non si staccano mai dai rami. Si chiama Ricostruzioni Ansa. È di proprietà della banca ed è in liquidazione da lunedì 27 aprile 1981, 38 anni fa, il giorno in cui la Xerox lanciò sul mercato il mouse e Bettino Craxi venne riconfermato alla guida del PSI. Nel frattempo hanno pagato 38 anni di stipendi ai liquidatori, i costi dei bilanci e della contabilità, tasse, bolli ecc..

Di decennio in decennio …

Ma valeva la pena tenerla in piedi con i suoi 504,90 euro di capitale e tirare avanti la procedura con imperturbabile lentezza? E quante ce ne sono di zombie-company così? Tredici anni fa, per dire, Ricostruzioni Ansa aveva proprietà per 1.676 euro e perdite fisse che attraversavano gli anni ‘80 e ‘90. Poche decine di migliaia di lire (poi euro): nessuno se ne dev’essere accorto. Però fu il presidente della Bpm in persona, Roberto Mazzotta (correva l’anno 2005), ad autorizzare l’acquisizione del residuo 10% da un altro socio, per altro debitore della banca. L’obiettivo, dichiarato, ufficiale, imperativo, era concludere la liquidazione e chiudere la società. Oggi siamo sempre lì. La banca – interpellata – non sa nulla e nemmeno riesce a portare a casa qualche notizia. Del resto parliamo di una «formichina» societaria di 73 anni che occupa un’invisibile righina nel bilancio consolidato della grande banca. Con l’attivo che nel frattempo è cresciuto di due caffè (da 1.676 a 1.679 euro) mentre l’abbonamento alle perdite è stato sempre rinnovato nell’ultimo ventennio. 

Mancano i documenti

Pare che per molti anni si sia cercato di capire dove e quali fossero le proprietà dell’azienda. Nel senso che risultavano terreni di proprietà con relativi immobili ma mancavano documenti catastali e altre carte legali. Negli anni ’80 si sospettava che la situazione fosse complicata. Negli anni ’90 hanno realizzato che effettivamente era complessa . Nel nuovo millennio hanno avviato le pratiche per impostare un progetto di verifica sulla possibilità di un’eventuale vendita.

Traguardo vicino?

Finalmente l’anno scorso, dopo anni di noia e di buio, di amministratori andati in pensione (o peggio) e ricordi sempre più sbiaditi della ricostruzione post-guerra, uno sprazzo di luce: il liquidatore di turno scrive che potremmo essere vicini al traguardo della chiusura della procedura dal momento che sono state definite le trattative per cedere i terreni «ai comuni di Valganna e Sesto Calende», in provincia di Varese. Valganna? Una valle – recita il sito del Comune – «verdissima, misteriosa, affascinante, pressoché incontaminata». Sesto Calende? «Affacciato sulle rive del fiume Ticino e del lago Maggiore, immerso nel Parco della valle del Ticino, Sesto è un gioiello ricco di bellezze naturali da scoprire». Bei posti, trattative avviate. Insomma questa volta è fatta. O no? In realtà il liquidatore fa presente ai suoi referenti in banca (chi siano resta un mistero) che le pratiche potrebbero essere lunghe visto che «gli ultimi passaggi di proprietà – si legge in bilancio – risalgono quantomeno a una cinquantina di anni orsono». Cioè il problema che fu posto negli anni ’80. E poi la cessione di quei terreni è «molto difficoltosa a causa delle caratteristiche morfologiche e di posizionamento sul territorio degli stessi, elementi che comportano uno scarso o nullo appeal per eventuali soggetti».

Tutto gratis

Ciò detto e scritto, per chiudere la società è stata ufficialmente presa una decisione strategica tanto risolutiva quanto sofferta: i terreni vengono offerti gratis o per una cifra simbolica. E così non se ne parla più. Forse. A oggi sono passati due anni dalla decisione strategica. La «vecchia» Ricostruzioni Ansa del 1946 è sempre lì, pronta per essere seppellita, da un decennio all’altro.