TROIKA IN ITALIA/ La verità dietro il giallo della lettera a Bruxelles

C’è stato un giallo ieri sulla lettera di risposta alla Commissione Ue che chiedeva conto all’Italia del suo livello di debito pubblico. Arrivano i problemi

Palazzo_Chigi_Lapresse
Palazzo Chigi (Lapresse)

La doppia verità del “Sistema Italia” (o di quel che ne resta) sul bilancio dello Stato è tutta nello psicodramma, o forse nella pièce tragicomica, andata in scena poche ore fa tra ministero dell’Economia e delle finanze (Mef) e Palazzo Chigi. La tecnostruttura del Mef ha preparato la bozza di risposta alla lettera – ovvia e scontata – con cui la Commissione europea chiede conto del perché il debito italiano non scenda come necessario in base ai patti europei, scrivendo che se l’economia continua ad andar così male e a frenare i soldi stanziati per reddito di cittadinanza e “quota 100” saranno tagliati. E i vertici politici del governo giallo-verde si precipitano a smentire non l’esistenza della lettera ma la sua valenza ufficiale, facendo capire che il Governo non intende far sua la bozza dei tecnici e non ha ancora ufficializzato alcunché.

Qual è la verità? È quella ovvia delle cifre e dei mercati. Una manovra di bilancio che non si cura di trovare le coperture per le spese inserite nella manovra 2019 non può che incorrere nel nieteuropeo e, prima che in esso, nella bocciatura da parte dei mercati. La tecnostruttura – in parte composta ancora di uomini cresciuti alla scuola di Ciampi e Draghi – ben lo sa e scrive le ovvie risposte a Bruxelles. I responsabili politici – protempore – del Governo non vogliono avallare quest’ovvia verità e prendono tempo, smentendola

Gli uni sicuri che così questo Governo non andrà da nessuna parte, e sarà presto sostituito da un esecutivo tecnico di emergenza nazionale; e i governanti decisi a non assumersi davanti ai loro elettori la responsabilità di quel che accadrà, per poter poi incolpare del disastro i mercati cinici e bari.

Non meravigliamoci: è il modello Tsipras. Ve lo ricordate il premier greco ridicolizzato in patria dalle ultime elezioni europee? Era salito al potere, con il suo sodale (d’allora) Varoufakis. Avevano promesso mari e monti. E invece gli mancava perfino il costume da bagno e la piccozza. Non ottennero niente, sgretolati non da chissà quale superiore autorità e potestà – la Commissione europea che li inchiodò alle loro colpe non era certo meglio di loro -, ma dai mercati, e persero. Furono condannati alla Troika. La Grecia fu depredata di parti nobilissime del suo patrimonio nazionale. Che andarono difilato in mani e tasche tedesche. Ma persero lo stesso: guai ai vinti, la storia non è giustificatrice, è giustiziera. Però Tsipras rimase: il vendicatore ridotto a notaio. Però rimase, al vertice di un Governo fantoccio. Oggi paga pegno, ma dopo anni di potere e di personale fortuna.

Il declino dell’Italia verso il modello greco appare inesorabile, ma stiano attenti quelli che oggi gongolano, perché le capacità di reazione di un Paese unico come il nostro sono infinite, e incomparabili con quelle della striminzita Grecia. Quando si arriverà, perché vi si arriverà, alla purga greco-simile, e quando ne usciremo per la celebre nostra capacità di reagire, saranno poi dolori per tutti. l’Italia reagisce bene nelle difficoltà estreme. E troveremo senz’altro le risorse per ricostruirci. Non attraverso l’attuale assetto politico, però: strampalato e stralunato tra divergenti istanze populiste irrealistiche. 

Il reddito di cittadinanza non è una bestemmia, è quel che serve, per arginare la disoccupazione a robot che sta galoppando senza che i media la raccontino per la drammaticità che incorpora, e la flat tax – se si riuscisse a bilanciarla con provvedimenti severi contro gli evasori, come un sano limite al contante da 50 euro – è quel che occorre per far pagare le tasse a un Paese di sudditi che da secoli vede in esse lo strumento di un potere distante ed esecrato che spolpa un popolo dal cui consenso non dipende. Ma va fatta bene, e non come la millanta la Lega.

Dunque il Governo non può durare altri quattro anni, come invece Salvini – il vincitore – ripete per non firmare di suo pugno il certificato di morte del Governo. Non durerà nemmeno quattro mesi. Passeremo per il purgatorio dell’austerity, ancora e ancora. Ma poi ce la faremo. Chissà chi resterà, di questi temerari che hanno scherzato col fuoco facendo bruciare noi. Ma chiunque resti, sarà l’Italia a restare, malconcia ma indomabile. È sempre andata così, la storia si ripete.