Il crimine è fantasia lungo il muro di confine

GUIDO OLIMPIO DA NOGALES, ARIZZONA Caffe.ch 2.6.19

La guerra della droga alla frontiera tra Messico e America
Immagini articolo

La Border Patrol lo ha avvistato nel cuore della notte. Volava basso, proveniente dal Messico e diretto verso una zona agricola ad est di Nogales, l’ultima città dell’Arizona, seduta letteralmente sul confine. Il piccolo deltaplano a motore ha proseguito la sua rotta per pochi chilometri in territorio americano, poi ha toccato terra. Una pattuglia di agenti, a bordo di un potente Suv, è arrivata rapidamente e lo ha scovato: a bordo, in speciali contenitori laterali, droga per un valore di 500 mila dollari. Nessuna traccia del pilota, fuggito protetto dall’oscurità.
L’episodio non è inusuale per questa regione. È solo uno dei molti tentativi che i trafficanti messicani mettono in atto ogni giorno per superare la frontiera. Muro o non muro. Abbiamo esplorato a lungo questo settore, arrivando fino ai piedi della grande palizzata. Le guardie vegliano, hanno apparati e mezzi, ma i banditi sono scaltri e innovatori, adattano le loro tecniche alle contromisure. I piccoli velivoli sono una delle “risorse” per passare sopra la barriera. A volte modificano il motore per silenziarlo e aumentano l’autonomia per potersi allungare all’interno, oltre la linea di difesa. 
Davanti a noi si apre una zona pianeggiante, “tagliata” da reticoli di strade sterrate e punteggiata da qualche ranch: è facile per gli intrusi infilarsi in questi spazi e poi sparire. In un’occasione invece della droga hanno trasferito con un deltaplano due clandestini cinesi, un “carico” raro, ma che paga bene. Gli illegali orientali possono pagare oltre 30 mila dollari per poter andare dall’altra parte. In un altro caso, incredibile, il pilota, dopo aver scaricato la droga, è scappato con una bicicletta, probabilmente lasciata sul posto dalla logistica del cartello.
In certi punti del confine i narcos mettono in mostra tutta la loro fantasia criminale. Usano cannoni ad aria compressa per sparare proiettili di marijuana, poi raccolti da complici. Meno sofisticato ma non meno originale il sistema adottato proprio qui a Nogales e segnalatoci da una nostra fonte: i contrabbandieri hanno lanciato dei “pacchi” di marijuana nei pressi di un campo dove c’erano alcune tombe. Mossa dettata dalla convinzione che nessuno va a controllare un cimitero. E, invece, dovrebbero farlo. Ancora a Nogales, però dal lato messicano, hanno scoperto l’ingresso di un tunnel segreto sotto la lapide di una tomba. La galleria sbucava in Usa ed era destinata esclusivamente al trasferimento di narcotici.
Gran parte della droga più “pregiata” viaggia all’interno di veicoli che usano i punti di passaggio legali, presidiati in forze da doganieri e poliziotti. Cocaina, le droghe sintetiche – come il micidiale fentanyl -, l’eroina sono celate in scompartimenti ricavati ovunque: nel motore, nel tetto di un mezzo, sotto i sedili, nei paraurti, negli ingranaggi, nelle gomme, nel cruscotto. Poi le organizzazioni sfruttano le centinaia di camion che quotidianamente varcano la frontiera in direzione degli Stati Uniti. Qualsiasi merce è buona per mimetizzare gli stupefacenti. Casse di carote, peperoncini, frutta, mattonelle, finto carbone o qualsiasi altra cosa rappresentano le “coperte” sotto le quali c’è davvero di tutto. Gli agenti fanno del loro meglio, filtrano, ma i banditi sembrano quasi divertirsi nel mostrare tutta la loro abilità. Nonostante il muro.