Il sistema “sporco” per comprare l’oro

ANDREA BERTAGNI Caffe.ch 2.6.19

Un mercato grigio inquieta i commercianti di preziosi
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I “sistemi” c’erano e ci sono ancora, ma io non li ho mai utilizzati”. Lorenzo Marconi, ex titolare di due compro-oro, scoperchia il vaso di pandora. “Vere e proprie porcherie”, taglia corto Marconi, che non ha paura  di confermare voci e sospetti che girano nell’ambiente: acquisti di oro per decine di migliaia di franchi al limite della legge, compiacenza dei venditori, spregiudicatezza e malizia in chi acquista. 
Un vero e proprio sistema fatto di occhi che si voltano dall’altra parte e bocche cucite. Perché, per legge, un cliente deve comprare 25mila franchi di oro solo una volta ogni 6 mesi. E invece – ecco il trucco – cambia impiegato e ripete l’acquisto, approfittando del fatto che per questa somma non è obbligatorio presentare i documenti d’identità. O quando, esaurito il tour dei 25mila franchi all’interno dello stesso punto vendita, il cliente che sa muoversi nelle zone grigie della legge chiede e ottiene informazioni sull’acquisto per 100mila franchi. Dopodiché si ripresenta con altre due persone e tutti se ne vanno con 100mila franchi di oro in tasca e la consapevolezza che, avendo dovuto dare i documenti, non possono che ripresentarsi dopo un anno. Cosa che accade. Particolare non da poco, il più delle volte i clienti sono dei prestanome. Difficile, se non quasi impossibile dunque risalire alle vere identità degli acquirenti. 
Un sistema al limite della legge noto anche a Sonia Viviani della TiMetals di Chiasso. “Ci sono aziende che sfruttano le zone grigie delle norme: noi non siamo tra quelle, identifichiamo tutti i clienti, dal primo all’ultimo, anche perché è questa l’indicazione dell’autorità di vigilanza dei mercati finanziari (Finma)”. 
In tutta questa storia c’è infatti un problema. Dietro l’acquisto  dell’oro si può nascondere il riciclaggio di denaro. Ecco perché i venditori sono sottoposti alla vigilanza della Finma o degli organismi di autodisciplina (Oad). Nonostante ciò, sembra esserci chi gioca o ha giocato sporco. Anche se le cifre in gioco nei classici compro-oro sono molto più basse di quelle trattate nelle aziende più grandi.
Anche Moreno Lazzaroni della Agorà Gold di Chiasso  non si sorprende. “Sarà sicuramente successo che qualche cliente faccia la spola da un commerciante a un altro, acquistando ogni volta oro per 25mila franchi – spiega – non posso negare che non accada, sono però convinto che i colleghi lavorino bene e nel rispetto delle regole”.
Stefania Lavorato è impiegata alla “Oro in euro” di Stabio. Una catena internazionale che tratta principalmente pezzi piccoli e ha diversi spacci in tutto il cantone. “Di sicuro chi vuole fare acquisti di un certo tipo va dove non chiedono documenti – precisa – noi li chiediamo sempre, ma qualcuno si muove in modo diverso”. Anche alla Preziosi di Lugano vendono oro. “Se dietro ci sono giochi sporchi non sta a noi commercianti vigilare – annota Silvano Argiolas – ma non mi pongo il problema, non trattiamo somme così importanti”.
Simona Grazioli della Day Trading di Chiasso, ne è certa. “Le norme vanno bene, sta ai venditori comportarsi bene”. Etica, rispetto delle regole, buon senso. È questo il mix a cui dovrebbero aggrapparsi gli operatori del settore per non finire nella ragnatela della criminalità organizzata interessata a riciclare ingenti quantità di denaro frutto di attività illecite. “Noi chiediamo il documento d’identità a chiunque faccia acquisti superiori ai 5mila franchi – dice Grazioli -, sappiamo però che qualcuno agisce diversamente, le voci nell’ambiente circolano veloci”. Emilio Camponovo ha fondato parecchi anni fa l’Aurofin a Chiasso. “Non so se c’è la criminalità organizzata dietro al commercio di metalli preziosi – afferma – di sicuro non esiste più il contrabbando, perché oggi a differenza del passato l’Italia può importare oro liberamente”.
Marconi non ha peli sulla lingua.”Qualcuno che fa queste porcherie tra gli ex miei colleghi forse c’è ancora: per fortuna i controlli sono più numerosi che in passato”.

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