Bloomberg: Unicredit è top. Una bella coppia con Société Générale

Elena Dal Maso milanofinanza.it 4.6.19

Jean Pierre Mustier

Il team di analisti bancari di Bloomberg Intelligence Unit mette sotto la lente i conti e valuta le prospettive del settore finanziario europeo. Oggi la differenza fra la best in class (Erste) e l’ultima della classifica (Swedbank), che peraltro esclude gli istituti greci, da inizio anno è del 40%. Per gli esperti al momento attuale, con una media di settore scesa a 7 volte il consenso sul rapporto PE (Prezzo/Utili) al 2020, il fondo è stato raggiunto. E questa è una buona notizia, perché il valore degli istituti di credito da qui in poi dovrebbe emergere.

Anche perché una soluzione alle indagini sul riciclaggio di denaro (Swedbank, Nordea, Danske), operazioni di M&A, piani industriali che includono altri tagli di costi e dettagli su come avverrà il Tltro III (lo si saprà, pare, giovedì dopo il meeting della Bce) saranno spunti rialzisti importanti. Per i ricercatori del gruppo americano il cosiddetto triumvirato di banche su cui puntare è composto dalll’inglese Barclays, dall’italiana Unicredit e dalla danese Danske Bank.

Tutte e tre sono caratterizzate da basse valutazioni, una prospettiva solida sul fronte dei ricavi e da un consensus generale degli analisti allineato su commenti positivi. Lo sconto su cui viaggia Barclays ha raggiunto ora livelli sufficienti, che, assieme ad un piano di netto taglio dei costi, possono portare ad un’inversione di tendenza del titolo. Quanto alla banca guidata dall’amministratore delegato Jean Pierre Mustier, le attese dei broker sul prossimo piano industriale triennale e la possibilità di un importante M&A, rappresentano due voci importanti che, abbinate, possono creare valore, assieme ad un cost of equity del 6% sopra la media di settore. Rispetto poi al miglior target price, pari a 15,65 euro, Unicredit ha un potenziale di rialzo del 54,93%.

Per Bloomberg, invece, i due maggiori istituti tedeschi sono imbrigliati in un annoso dibattito se siano una trappola di valore: Deutsche Bank e Commerzbank sono la prima e la terza banca europea per il più basso rapporto fra il prezzo scambiato e il valore netto tangibile (Tangible net asset value), pari a 0,23 volte per DB e a 0,29 volte per Commerz. In seconda posizione, Banco Bpm a quota 0,25 volte, in questo caso esiste un problema do Npe da smaltire, ricordavano ieri le note di Fidentiis e Mediobanca Securities. Per contro, nella classifica europea P/TNAV sono migliorate sia Unicredit, sia Société Générale, entrambe con un ratio di 0,4 volte, contro una mediana di settore di 0,74 volte.

Sul fronte dei dividendi, spicca Intesa Sanpaolo che, dopo il top europeo di Nordea con il 10,9%, e Société Générale con il 9,94%, ha un dividend yield del 9,9%. La media europea oggi è del 7%, anche a causa del ribasso delle quotazioni. Bloomberg in questo caso si pone qualche domanda sulla sostenibilità della cedola del gruppo guidato da Carlo Messina. I dubbi non arrivano tanto dalle azioni del top manager o da come sta gestendo il gruppo, ma da una crescita piatta dell’Italia e dalla difficile situazione generale del Paese. Andare contro corrente pare un lavoro arduo.

Uno dei cosiddetti punti di luce (bright spot) nella lunga analisi sulle banche europee è quello di Ubi Banca, di cui i broker apprezzano i conti relativi al primo trimestre, in particolar modo la profittabilità, la stabilità dei margini di guadagno (elemento fondamentale nell’attività quotidiana di una banca), la crescita dei ricavi nonostante le difficoltà dell’Italia e i paletti sempre più stretti posti dai regolatori europei a Francoforte. Bloomberg si aspetta un payout ratio 2019 in crescita contenuta.

Un capitolo a parte viene riservato ai mega deal europei. Bloomberg cita Alberto Nagel a questo punto, che alla stessa agenzia americana ha suggerito che le nuove regole europee dovrebbero incoraggiare i mega deals internazionali. Il quadro normativo, per ora, non cambia in questo senso e la sotuazione attuale rende molto più efficaci e probabili operazioni di fusione a livello nazionale.

Però, aggiunge Bloomberg, “un M&A fra Société Générale e Unicredit avrebbe un forte senso dal punto di vista strategico”, anche se “non vedremo operazioni internazionali di peso prima del 2020”. Più volte nei mesi scorsi MF-Milano Finanza ha scritto di un interesse della banca italiana a unirsi con quella francese.