Svizzera, Norvegia e Islanda: fuori dall’Ue si sta meglio. E vi spieghiamo il perchè

Massimo Bordin micidial.it 5.6.19

Cos’hanno in comune Svizzera, Norvegia e Islandaoltre ad essere gli unici paesi del Vecchio Continente ad essere fuori dall’Unione?

In tutti e tre questi paesi le politiche economiche sono rivolte ai cittadini. Il rapporto tra gli istituti finanziari e di credito e le banche centrali è condizionato dal potere politico espresso dai rispettivi ministeri dell’economia. Mentre i 28 paesi membri della Ue – Inghilterra compresa – ricevono diktat di tipo tecnico da chi opera professionalmente nel settore bancario, in Svizzera, Norvegia e Islanda gli istituti finanziari operano sul territorio, a stretto contatto con i residenti. E’ dunque la totale assenza di democraticità a penalizzare l’area dei 28 paesi Ue, di fatto governati dai loro dirigenti di area lobbystico-finanziaria. Junker, presidente della Commissione europea è un banchiere lussemburghese, e non è affatto un caso. La Bce, guidata dal banchiere Mario Draghi, persegue obiettivi tecnici (il contenimento dell’inflazione) che sono considerati prioritari. Altre voci, dirimenti per la popolazione, come l’indice di disoccupazione o l’incremento del PIl sono secondari rispetto agli intendimenti statutari della Banca centralizzata di Francoforte. 

Ma se è l’assenza di democrazia ad aver convinto svizzeri, norvegesi e finlandesi a  starsene lontani da Bruxelles, quali sono i risultati dei tecnici Ue messi a confronto con gli “extracomunitari” del Vecchio Continente? Eh già, perchè alla fine dei conti, la ricchezza dei cittadini ed il loro benessere dovrebbero essere maggiori laddove ci sono dei tecnici a tenere in piedi la baracca. 

Invece, accade esattamente l’opposto. Svizzera, Norvegia ed Islanda non sono solo paesi indipendenti da Bruxelles, e dunque più liberi, ma sono anche i più ricchi. Lo dimostrano tutti i dati di tutte le agenzie che si occupano di questo tipo di statistiche. 

Il pil procapite degli islandesi è di 40.070 euro annui contro, ad esempio, i 36.313 degli italiani. Seppur inferiore al dato tedesco, la Norvegia e la Svizzera si distinguono da tutti gli altri, vantando un pil procapite rispettivamente di 69.296 e di 59.376 euro.

Il pil, però, non è il reddito, neppure quando è calcolato pro capite. Ma è proprio sugli altri punti macroeconomici e di qualità della vita che il trio extraUe primeggia senza rivali. 

Il Paese in cui si vive meglio al mondo per qualità della vita (al mondo, dunque, … non solo in Europa), è la Norvegia, secondo uno studio che è stato realizzato dal centro studi del Boston Consulting Group che ha paragonato tutti i 196 stati nel Mondo. Secondo questo studio, la Norvegia ha un punteggio di 100, ad esempio, mentre l’europeissima Germania non arriva a 94. 

Gli indicatori presi in considerazione sono ben 44 divisi in 10 macro-aree: ricchezza (redditi), stabilità economica (inflazione e Pil), occupazione (tasso di occupazione e disoccupazione), salute (accesso alla sanità ed efficienza di essa), educazione (accesso all’istruzione), infrastrutture (trasporti, ICT), eguaglianza nella distribuzione dei redditi, società civile (attivismo, uguaglianza di genere, coesione interclasse, sicurezza e affidabilità interpresonale), governance (accountability, libertà di stampa, stabilità, libertà), qualità dell’ambiente. La ricchezza è misurata attraverso l’indicatore del reddito pro-capite mentre la distribuzione del reddito attraverso il coefficiente di Gini. (fonte: termometropolitico)

Guardando, invece, al denaro disponibile, in media, per ogni cittadino, a farla da padrone nel mondo è la Svizzera che con 567mila dollari in media a cranio (dato del 2015) risulta decisamente al top della classifica mondiale. 

Il dato si riferisce alla capacità di risparmio più che ai salari, ovviamente, e tiene conto dei beni immobili e delle ricchezze finanziarie depositate dai conterranei di Gugliemo Tell.

Secondo i tecnici economisti di casa nostra fuori dall’Europa sarebbe un Inferno, ma se il confronto invece che col Burkina Faso lo facessero con i nostri vicini di casa, ecco che la bufala propagandistica non passerebbe con l’efficacia attuale.