Deutsche Bank nella merda. E non sa neanche nuotare

Massimo Bordin micidial.it 7.6.19

Che i tedeschi siano falliti quattro volte negli ultimi 100 anni è il segreto di Pulcinella. Che abbiano voluto l’Unione Europea per evitare di fallire una quinta, invece, è cosa molto meno nota. Eppure è proprio ciò che potrebbe ancora succedere, perchè i loro due colossi bancari, Deutsche Bank e Commerzbank sono sull’orlo del precipizio, e solo un Weidmann al posto di Draghi le potrà salvare.

Non so se vi è mai capitato di avere un compagno di classe ben vestito, con la riga in parte, che annuiva sempre alle spiegazioni dei prof e che si sedeva in prima fila, ma che sotto sotto non studiava. Io di tipi così ne ho visti parecchi, oserei dire che in ogni classe ce n’è almeno uno. Bè, mi spiace per i cinquantenni frustrati che si sono fatti l’Audi, ma io la Germania la vedo proprio così, come uno studente monello che fa finta di essere un modello.

Lasciamo perdere il surplus commerciale garantito dall’euro che permette ai tedeschi di prosperare, in questi giorni si sta consumando la rovina di Deutsche Bank, il colosso ipetrofico di contratti derivati che in Borsa è stato in grado di scendere sotto i 6 euro per azione. Tanto per rendere un’idea anche a chi non segue queste cose, diciamo che un’azione DB nel 2015 valeva 32 euro, nel 2016 18 euro, 16 nel 2017, 10 nel 2018 ed in questi giorni è scesa sotto i 6 euro. Se fossimo in Italia diremo una “Caporetto”. Siccome siamo in Germania direi piuttosto uno sbarco in Normandia, o una Leningrado.

Naturalmente della crisi impressionante che il colosso bancario tedesco sta vivendo nessuno parla, tranne qualche giornale specializzato. E così mentre i liberisti social si stracciano le vesti per i conti italiani, gli istituti di credito tedeschi diventano buchi neri in grado di papparsi tutta l’Europa, frattaglie comprese. Secondo i giornali mainstream (quei pochi) che ne parlano, per salvarsi DB dovrebbe licenziare 20.000 impiegati, e cioè quasi il doppio di tutti i dipendenti dell’Alitalia, tanto per capirci. In questi casi drammatici c’è una ricetta che le banche centrali utilizzano, quella di abbassare i tassi di interesse per rendere il credito più facile e la solita solfa. Peccato che la BCE, la banca centrale di riferimento per tutti gli istituti europei, i tassi li abbia già a zero. Ma come si fa a non aiutare una banca che ha 200mila clienti? Come al solito, il “male” di DB è sempre il solito del capitalismo, e cioè aver incentivato un sistema che droga i suoi dirigienti a suon di milioni di euro e che consnete di investire in derivati fregandosene delle (poche) regole, tanto è vero che ha ricevuto multe per svaraiti milardi di euro, compromettendon eulteriormente la credibilità. laIl banchiere tedesco duro e puro che dovrebbe sostituire Mario Draghi – Jens Weidmann – proprio in tema bancario ha fatto un voltafaccia che neanche Hitler con Stalin dopo il patto di non belligeranza Ribbentrop-Molotov.

Weidmann è noto per una cosa, solo per una (espressione da venditore di scope elettriche a parte): per lui la BCE non dovrebbe “salvare” chi è in difficoltà, non è questo il suo compito; dunque niente QE, LTRO et similia. Peccato che ora abbia cambiato idea! Secondo indiscrezioni, per Weidmann ora alla BCE spetta il compito di prestatore di ultima istanza. ECCCERTO!!! Adesso che tocca salvare le banche tedesche va bene tirare fuori il Keynes che sonnecchia in ogni liberista.

Lo abbiamo scritto in tempi non sospetti, e lo ribadiamo ancora per quando sarà il momento: questi autentici disastri alla Weidmann e con lui i tedescofili italiani che hanno studiato (poco) alla Bocconi ci verranno presto a spiegare le cose per le quali ci hanno sempre criticato e denigrato. Un appello a chi potrà: non facciamo i soliti italiani! Stavolta evitiamo di fare prigionieri, che poi bisogna pure mantenerli.