Fca/Renault: Minuto per minuto, la notte in cui è saltato tutto (MF)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Tutto è stato giocato in un quarto d’ora. L’unione tra Renault e Fiat Chrysler Automobiles è andata in fumo poco dopo le 24,00 di mercoledì 5 giugno. La mezzanotte è passata solo da pochi minuti, secondo quanto ricostruito dal quotidiano Le Monde, quando il cda di Renault , che doveva rispondere alla proposta di fusione 50-50 proveniente da Fca , preferisce chiedere un nuova scadenza, guadagnare tempo per decidere. E prima di mezzanotte e mezza il gruppo italo-americano replica ritirando la sua offerta. In una dichiarazione rilasciata giovedì 6, il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire , «prende atto della decisione di Fca di ritirare la sua offerta di fusione», sottolineando che lo Stato, azionista della Renault , aveva accolto favorevolmente il progetto «apertamente» e «ha lavorato in modo costruttivo con tutte le parti interessate «per eseguirlo». 

Cosa è successo a dieci giorni dalla rivelazione della proposta di creare il gruppo numero tre del mercato automobilistico mondiale? La fusione sembra ancora in pista mercoledì intorno alle 18, quando inizia il consiglio d’amministrazione, il secondo del genere dal momento che 24 ore prima già un primo incontro non era riuscito a trovare l’accordo. Nel cda la discussione sulle condizioni della fusione sono tese. Lo Stato francese, che possiede il 15% della Renault , ha fissato le sue condizioni sulla governance futura della società, sulla durata dell’alleanza con il suo partner Nissan (che detiene anche il 15% di Renault ), il mantenimento di fabbriche e posti di lavoro in Francia, la partecipazione al progetto europeo di Airbus per le batterie. Nel cda, una volta che i termini del memorandum sono stati presentati, inizia la discussione, con molti interventi in cui ognuno esprime e fa domande, tutto per ben due ore, come riporta Le Monde. 

Uno dei due rappresentanti dello Stato, Martin Vial, commissario per le partecipazioni statali, spesso si allontana per parlare al telefono. In particolare alle 21:15 lo stesso Vial chiede un’interruzione: ha bisogno di contattare Bruno Le Maire che, impegnato in una cena, è irraggiungibile. Quando i lavori riprendono, ore 22:30, l’umore generale è cambiato. I responsabili di Nissan dicono di volersi astenere e qui avviene il primo colpo di scena: lo Stato chiede un nuovo rinvio della decisione. Alcuni consiglieri sono furiosi, riferisce il quotidiano parigino, come i rappresentanti dei dipendenti (più calmo Richard Gentil, della Cgt, che ha espresso la sua opposizione fin dall’inizio) più alcuni indipendenti (Philippe Lagayette, Pierre Fleuriot). Il consiglio termina in una strana atmosfera. Vial abbandona in fretta la sala, non di buon umore a quanto pare. Il secondo colpo di scena è ovviamente è la risposta «immediata e graffiante di Fca », che Le Monde descrive come un colpo sanguinoso del rappresentante della famiglia Agnelli, John Elkann, contro il funzionamento del capitalismo di Stato francese. «Questa improvvisa decisione di Bruno Le Maire di rinviare è incomprensibile, si dice con fastidio un parte Fca . L’offerta è stata equilibrata, negoziata con Renault per settimane. Noi abbiamo discusso con lo Stato, nonostante le sue incertezze, rielaborato il progetto, ascoltato le sue richieste a volte stravaganti sulle valutazioni. Ed ecco Bruno Le Maire che decide da solo, last minute, che tutto deve essere bloccato! 

«Abbiamo solo chiesto un po’ più tempo per aspettare la visita di Bruno Le Maire in Giappone (in occasione del G20 Finance, 8-9 giugno a Fukuoka) per ottenere il supporto di Nissan, rispondono a Bercy. Jean-Dominique Senard, presidente della Renault , e John Elkann lo sapevano, era una condizione essenziale per lo Stato. A nostro avviso, non c’è una buona ragione per chiudere la faccenda in modo così frettoloso. Da parte francese si sostiene che fin dall’inizio Fca ha esercitato un’enorme pressione cercando di spingerli in una logica di prendere o lasciare. Abbiamo chiarito che non ci stava bene e che ci vuole tempo per raggiungere un accordo da 30 miliardi di euro. E anche la pressione dall’esterno era notevole, con sindacati e anche le parti politiche preoccupate per i rischi di un accordo affrettato. Questo clima ha reso il governo francese più cauto e forse rafforzato l’idea che fare affari in condizioni di pressione fosse non è una buona idea. 

fch 

 

(END) Dow Jones Newswires

June 07, 2019 02:14 ET (06:14 GMT)