Come funzionano i minibot, con un esempio

Massimo Bordin micidial.it 10.6.19

La confusione che regna sovrana sui minibot grida vendetta. Nessuno sa e può sapere se li faranno, se non li faranno e “come” li faranno. Però i minibot non li ha inventati Borghi – se non nel nome – e ci sono una miriade di riferimenti storici che ne chiariscono gli intendimenti ed il funzionamento. Senza scomodare i miniassegni degli anni Settanta, i gettoni telefonici, i patacones argentini e tutto il repertorio, proverò a spiegare come funziona (o dovrebbe funzionare) un minibot con un semplice esempio, comprensibile anche agli economisti euristi (forse).

LO SCOPO. Immettere sul mercato uno strumento aggiuntivo che consenta di aumentare il consumo interno, affrettare il pagamento dei debiti che l’amministrazione ha nei confronti dei fornitori, predisporre un sistema di difesa in caso di un’uscita dall’euro. Su quest’ultimo punto, l’Italexit, ci sono le maggiori polemiche, ma solo uno Stato irresponsabile non predispone la possibilità di un’uscita. Usate ancora le lire? I talleri, i dobloni, le ghinee, le conchiglie di Tropea? Noooo, e perché mai? Ve lo dico io: perché le monete cambiano nel corso del tempo! E dunque l’ultimo scopo, proprio quello più attaccato dai media e dagli oppositori, è invece il più intelligente e dovrebbe pensarci qualsiasi governo di qualsiasi colore politico.

IL FUNZIONAMENTO

La stragrande maggioranza dei cittadini italiani, in quanto “privati”, vantano dei crediti verso lo Stato. Non c’è solo la Ditta “Ceramiche Pozzi” che ha rifatto i cessi delle stazioni pubbliche ad avanzare denaro dalla pubblica amministrazione. Magari anche voi, a casina vostra, avete rifatto il bagno, e avete fatto fare i lavori tenendo conto che la spesa è detraibile per il 50 per cento. Ergo, anche voi che avete fatto lavori di ristrutturazione avete dei crediti verso lo Stato che si riscuotono spalmati negli anni con la dichiarazione dei redditi.

Per sanare in modo rapido questa situazione debitoria dello Stato nei confronti di tanti cittadini , vuole emettere i minibot, che sono titoli cartacei di piccolo taglio (50, 100, 200 ecc) come forma di pagamento.

Questi foglietti di carta in tutto e per tutto simili a normali banconote nessuno è obbligato ad accettarli. Però, chi non li accetta, aspetta anni come ora per riavere i crediti che vanta con l’amministrazione. Quindi, se uno accetta i minibot può pagare qualsiasi tassa dello Stato con quei foglietti ed è meglio avere meno tasse ORA (quindi più soldi) che tra 10 anni.

Poniamo il caso che io vada in una rivendita di moto per comprare lo scooter a mio figlio che costa, ad esempio, 1.900 euro. Io nel portafogli ho euro per tagli da 2.000 e il rivenditore, invece di darmi come resto 100 euro, mi restituisce un minibot dal controvalore fiscale di 100 euro. Cosa posso farmene? Bè, se qualcuno vuole pulirsi il culo con un titolo di stato faccia pure, io preferisco usare la carta igienica e con il minibot avere uno sconto di 100 euro sulle tasse.

Tornando a casa al termine della compravendita, però, mi sovviene che il serbatoio della mia automobile è quasi vuoto. Meglio fermarsi per fare benzina, ma non ho più euro nel portafoglio e il bancomat e le carte di credito sono nell’altro giubbotto. Ueilà, perché non usare il minibot da 100? Il benzinaio li accetta! Anche lui ragiona come ragiono io e come ragionerebbero tutti. Esattamente come accadeva con i miniassegni 30 anni fa, con i gettoni del telefono fino agli anni Ottanta, e anche oggi, con i ticket restaurant nei centri commerciali e nei bar.

E’ difficile?

Si, un po’ lo è. Perché potrebbero succedere altre cose. La campagna mediatica contro i minibot è stata incessante. Molti sono convinti si tratti di merda secca. Io preferisco, insomma, che il negoziante mi dia 100 euro di resto, e non sti cacchio di minibot che non si sa mai. Lui però, il rivenditore, ha nel portafoglio sti minibot perché li ha avuti come pagamento dal governo. Allora che fa? Mi propone una cosa del tipo: ti do il minibot da 100 più 10 euro normali. Insomma, è un po’ come se mi facesse lo sconto. A questo punto, solo un cretino non li accetta, perché io so che lo Stato me li restituisce a 100 euro come sconto fiscale, in più il negoziante, oltre ad avermi consegnato uno sconto fiscale che vale 100 effettivi mi ha anche dato qualche spicciolo di euro. A questo punto li accetto. E solo gli imbecilli patentati non li accetterebbero.

Detto diversamente, i minibot sono convenienti, accellerano i consumi e consentono allo Stato di pagare i fornitori. L’unica ricaduta è che alla lunga sono debito, ma almeno sono debito che va nell’economia reale, non come al solito in interessi. Inoltre si svalutano, di poco, ma probabilmente si svalutano. Ma chissenefrega: in fondo sono arrivati dallo Stato pur sempre aggratis, nel senso che piuttosto che aspettare anni che mi paghino la fornitura, meglio essere pagati subito sotto forma di sconto sulle tasse. Eh già, ma anche se sono gratis, il negoziante cosa rischia a prenderli e scambiarli? Niente! Se  nessun cliente, per ipotesi, non li volesse, li userà come sconto fiscale. Se li rifiuta, invece, rischia che tutti vadano da quei negozianti che li hanno. Inoltre, è più facile che adesso un aggeggio qualsiasi venga preso dal negoziante e non da amazon, che i minibot non li ha.

Ps non è vero che sono aggratise. In quanto chi riceve primariamente i minibot li riceve come pagamento da parte dello Stato di una prestazione effettuata precedentemente. Tuttavia i minibot arrivano in tasca ora, hic et nunc, e possono essere usati come moneta de facto.

Ora che il funzionamento è un po’ più chiaro, chiediamoci semmai perchè tutti gli economisti di regime, da Cottarelli e Draghi in giù, NON li vogliono. Questa è la vera domanda.