Affrontare le ultra destre in tempi di crisi economicab

Senza un territorio nuovo e costrutti culturali nuovi, la distanza tra politica e sociale continuerà a colmarsi solo nei centri benestanti delle grandi città mentre gli “ultimi” continueranno a non fidarsi di chi, da sinistra, propone slogan ma non soluzioni. Prosegue il dibattito avviato su Vita da Nino Sergi

Il dibattito sull’avanzata delle ultra destre in tempi di crisi economiche, a partire non a caso dall’emersione della fazione Alba Dorata in Grecia, è iniziato da tempo in Europa ed ha sullo sfondo due categorie culturali: il tema della sicurezza e quello dei “dimenticati”, anche detti gli “ultimi” o gli “arrabbiati”.

Mappe e territori delle destre

Secondo le categorie novecentesche solo il primo tema dovrebbe appartenere alle posizioni culturali proprie delle destre, mentre la classe operaia, il proletariato, gli ultimi della terra erano il core del posizionamento a sinistra. Sempre nel ‘900 le posizioni centriste erano invece quelle che intendevano rincorrere un equilibrio in cui il primo valore era la libertà connessa alla responsabilità sociale, più o meno mitigata dal mercato. Ma oggi il centro sembra essere una categoria sparita nel nulla.

In Europa sta accadendo che tutte le aree rurali e le cosiddette periferie esistenziali di Francia ed Italia, e non solo, si sono schierate in massa con chi garantisce sicurezza e contro coloro che le avevano “dimenticate”.Non è un fenomeno nuovo e non è un caso che Mussolini conduceva le sue propagande alternando immagini militari ad immagini agresti, i due temi vanno spesso insieme: da una parte la “lettura” della malattia, “il mondo non vi pensa”, dall’altra la proposta di una cura, “io vi garantisco la sicurezza e l’attenzione che altri non vi promettono neppure”.

Se è vero com’è vero che il successo ed il fascino del fascismo sono connessi alla crisi di Wall Street del 1929, ricordata come il “crollo” di quella Borsa come se fosse una diga, allora ci viene facile pensare che 90 anni dopo il successo di Trump, di Brexit, di Le Pen, di Bolsonaro, della Lega, e le altre avanzate in Europa, vengono ad essere ancora una volta la risposta a valle di ciò che è crollato a monte tra il 2008, 2009 ed il 2011 con le grandi crisi finanziarie della moderna globalizzazione.

I dati di tutte quelle elezioni o votazioni ci restituiscono un quadro chiaro , ben descritto da Marco Revelli nel suo Populismo 2.0: la vittoria delle ultra destre si deve all’Unione di tutte le aree rurali ed alle periferie di quelle nazioni, Italia compresa, che hanno fatto matching tra sicurezza ed esclusione voltandosi a destra per le risposte.

Atteso che l’avanzata delle ultra destre porta con sé le derive autoritarie che nel nostro paese non stanno tardando ad arrivare, la contrazione delle libertà e la lenta soppressione del “senso sociale” della collettività, come evitare che la storia si ripeta inesorabilmente?

Sicurezza è libertà?

Nino Sergi, storico attivista della cooperazione internazionale, dalle pagine di Vita propone in parte quello che Minniti spiega nel suo ultimo libro Sicurezza e Libertà, cioè che le sinistre hanno perso perché non hanno preso seriamente in considerazione le istanze securitarie che pervengono non dai ceti ricchi ma dalle classi popolari. Mi permetto di partire da questa considerazione attuale di Sergi per aggiungere anche altro.

La sinistra italiana che sull’immigrazione ha generato il grande affare caotico, e mai denunciato davvero, dei Cas ( Centri di accoglienza straordinaria) ha dato l’impressione che di fronte al tema epocale e culturale dei flussi migratori si potesse rispondere con finte ricette ideologiche legate all’apertura a cui corrispondeva una totale perdita di governance nei territori.

È vero,per onestà intellettuale e completezza di informazione, che con quella stessa sinistra targata Letta-Renzi-Gentiloni sono stati più che decuplicati i posti negli Sprar ( il servizio pubblico dell’accoglienza personalizzata connessa allo sviluppo locale) e sono stati avviati i primi corridoi umanitari, ma il dato era sempre residuale rispetto a ciò che stava accadendo. Su 180 mila persone sbarcate ogni anno solo una minima parte entrava in sistemi decenti di accoglienza ordinaria , la gran parte sostava senza un perché nell’accoglienza straordinaria, anche per anni.

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E mentre questo accadeva i braccianti agricoli italiani, gli operai edili, i piccoli manutentori, hanno visto contrarsi le loro buste paga e le loro chance di occupazione, a seguito della venuta nelle aree rurali e nelle periferie urbane di nuova manodopera a cui lo stato garantiva vitto, alloggio e pocket money e che accettavano di lavorare nei campi anche per 10 euro al giorno.

Di fronte a tale smarrimento la sinistra non ha saputo, ad esempio, mettere mano ad un buon decreto flussi che regolarizzasse la posizione di tanti lavoratori stranieri e non ha regolamento l’accoglienza diffusa come avrebbe potuto. Senonché il giorno in cui la prova del nove è arrivata con la votazione dello Ius Soli in parlamento quella stessa sinistra, tanto compatta nel caos delle accoglienze per una presunta posizione di apertura, si è scoperta nemmeno tanto “di sinistra” rispetto ad un valore , riconoscere la cittadinanza italiana ai bambini nati qui. È chiaro a questo punto che, caos per caos, quegli elettori lì, quei dimenticati che non hanno visto uno sbarco ma solo tanti Cas, hanno girato il loro sguardo a destra , chiedendo sicurezza ed ascolto.

Sinistra, se ci sei batti un colpo

Cosa è accaduto? Che la sinistra ha cercato di rincorrere la destra sul tema sicurezza ma ormai la distanza era siderale.

Ora si può ricominciare, ma non dalle categorie del ‘900. L’avanzata delle ultra destre e delle posizioni di “chiusura” allo straniero, è una dinamica globale, che non risparmia neanche il SudAfrica di Mandela, dove l’African National Congress ha difficoltà a fermare l’onda di chi vorrebbe escludere i bianchi afrikaner, da sempre inclusi, dalla vita sociale del paese, non bastano nemmeno le ricette di stampo solo economico, si deve ricominciare da Bauman, da Augé, da Beck, da Sen, dalla psicologia sociale , da tanti altri “lettori della malattia” che sono emersi a 900 concluso e non sono ancora diventati padri ispiratori di nuove risposte politiche ai disagi del nostro tempo.

La sinistra, in Italia soprattutto, è oltremodo liquida come i suoi elettori , come la politica in genere, dovrebbe perciò ripartire dalla coesione sociale dei territori dimenticati, e non certo dai simboli e dalle conferenze nei terrazzi delle ville borghesi del centro di Roma. La sinistra dovrebbe dichiarare apertamente che sta cercando una sua nuova strada prima di fingere di indicarne una al paese.

Dovrebbe mettere al centro dell’agenda le periferie, non solo quelle metropolitane, non come area di un investimento economico da progettare ma come forma di impegno reale dei suoi attivisti. In definitiva dovrebbe essere accanto alla vecchietta spaventata dai “neri” senza averne mai visto uno se non alla televisione , senza giudicarla come una razzista o una xenofoba , dialogando con lei, aprendo nuovi costrutti mentali, secondo la teoria di George Kelly, che accompagnino quella vecchietta lì a rivedere il costrutto dell’apertura con quello della sicurezza, il costrutto della solitudine esistenziale in cui è relegata con quello delle possibili rigenerazioni rurali ed urbane che potrebbero determinare il futuro del suo paese o del suo quartiere, che dialoghi per offrire al mondo una nuova visione di insieme tra emergenza ambientale ed emergenza sociale, e non rincorra con goffaggine il tema della “sicurezza” perché oggi “tira” .

Non è il tempo delle segreterie realmente disabitate, ma di andare a presidiare le piazze apparentemente spopolate di un’Italia dove all’improvviso, un giorno, la gente si sveglia e vota compatta per chi ha dato loro l’impressione di averli ascoltati .

Senza un territorio nuovo e costrutti culturali altrettanto nuovi, la distanza fra politica e persone continuerà a colmarsi solo nei centri benestanti delle grandi città. Mentre gli “ultimi” continueranno a non fidarsi.

* L’autore, Angelo Moretti è direttore del Consorzio “Sale della Terra”

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