Salvini s’inchina a Washington

Riccardo Allegro – 20 Giugno 2019 lintellettualedissidente.it

Il servilismo italiano, stavolta, è servito in salsa a stelle e strisce. Salvini, l’uomo forte del momento, pronto a ribellarsi ai diktat dittatoriali di Bruxelles, ha semplicemente scelto un altro padrone a cui giurare fedeltà.

Fare il gradasso in Europa e cercare poi la protezione degli americani: questa la linea del “sovranista” Salvini che, ribellandosi alla dittatura di Bruxelles, ha di buon grado accettato quella di Washington. Il viaggio negli USA è stato occasione perfetta per dimostrarlo: appena atterrato, Salvini ha messo da parte la bandiera dell’indipendentismo per sbandierare quella del colono. A riceverlo, in questa sua breve avventura, sono stati niente meno che il Vicepresidente Mike Pence e il Segretario di Stato Mike Pompeo. Trump è off-limits: i presidenti, d’altra parte, incontrano solo i presidenti e non i vice premier. Ma va bene lo stesso: per Matteo è stato già un grande onore potersi “confrontare” con due dei principali esponenti del più “entusiasta  leggi fanatico   nazionalismo americano. Sperando comunque, s’intende, che alle orecchie di Donald arrivasse  ed è arrivata  notizia di quanto bene l’Italia voglia agli USA.

L’Italia è il primo, più credibile, più solido interlocutore degli USA nell’Unione Europea” aveva detto il segretario leghista ancor prima di partire. Certo molto di più di quanto lo siano Francia e Germania che, con il loro “strapotere“, oltre a dimostrarsi un fastidio non indifferente per la Casa Bianca, rappresentano anche il principale ostacolo alla flat-tax di Salvini. “L’ostinazione dell’UE sui vincoli, sull’austerità non aiuta. Per questo ci apprestiamo a trattare con l’Unione Europea da pari a pari senza timori reverenziali”. Senza timori reverenziali, appunto: se l’Italia di Salvini vuole la benedizione americana, qualcosa in cambio, è ovvio, bisognerà pur darlo. Le richieste di Trump sono molto chiare: l’Italia deve smetterla di fare gli occhi dolci alla Cina, raffreddare quanto basta il rapporto con la Russia, completare il Tap (Trans Adriatic Pipeline), appoggiare Guaidò in Venezuela e comprare tutti gli F35 che gli USA hanno da vendere. Altrettanto chiare, le risposte di Salvini  quello dei “no!” all’Europa  sono state, in ordine: “sì, sì, sì, sì, sì” e, forse per sembrare educato, anche un grazie con reverenza. Vero, c’è stato un pizzico d’imbarazzo parlando dell’amico Putin, subito dissipato dopo le rassicurazioni di Salvini: il segretario leghista è volubile, si sa e, a seconda della platea, amici e nemici possono facilmente confondersi e mischiarsi. E così, dal Venezuela alla Libia, tra Stati Uniti d’America e Carroccio c’è feeling anche in politica estera, persino sui rapporti con Teheran: “La posizione dell’Italia con l’Iran è già cambiata: nessuno si può permettere di dire di voler cancellare uno Stato dalla faccia della terra, come Israele, e avere relazioni normali”, è arrivato a sottolineare Salvini, rassicurando l’ex direttore della CIA Mike Pompeo.

La fascinazione di Matteo per gli States è tanto grande da fargli sognare anche per l’Italia una manovra trumpiana, quasi non fossero rilevanti le differenze che intercorrono tra l’economia americana, prossima alla piena occupazione, e gli obblighi del governo italiano sui conti pubblici. Ma non importa, quello che conta, come sempre, è trovare il giusto slogan e siccome Make America Grate Again era già stato preso e, in questo caso, Prima gli Italiani sarebbe sembrato un paradosso, quello del taglio alle tasse continua a suonare il migliore. In ogni caso, per mantenere fede a quei “” promessi al vice Pence, Salvini dovrà prima di tutto smarcarsi da Conte, reo di aver firmato il memorandum sulla Belt and Road Initiative, e dai 5Stelle, ambigui sul Venezuela, contrari all’acquisto di armamenti, nonché responsabili dell’abbassamento della spesa militare al di sotto della soglia NATO e pericolosi anche per la questione Tap, ma coi quali bisognerà convivere ancora qualche settimana. Se Salvini dovesse fallire, dalla Casa Bianca ci metterebbero un secondo a voltargli le spalle, lasciandolo solo  senza nemmeno Vladi  a difendersi contro Bruxelles, senza dubbio alcuno infastidita dal suo continuo cinguettio.