FINANZA E POLITICA/ La manovra correttiva “nascosta” di Tria

L’Italia potrebbe evitare la procedura d’infrazione grazie alle risorse che Tria è riuscito a trovare e alle rinunce di Lega e M5s

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Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria (LaPresse)

Si chiude oggi un Consiglio europeo che, non formalmente, affronta anche il tema della procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia. Il Premier Conte ha fatto precedere il suo arrivo al vertice dall’invio di una lettera in cui, oltre a presentare proposte per riformare l’Ue, ha chiarito che nel 2019 il nostro Paese rispetterà le regole “del braccio preventivo del Patto di stabilità e crescita”. Anche grazie a “un saldo di bilancio sensibilmente migliore rispetto alle previsioni formulate dalla Commissione e dallo stesso Governo italiano nel Programma di stabilità”. “Constatiamo con soddisfazione che, anche grazie alle misure adottate per accrescere la fedeltà fiscale, le entrate sono migliori del previsto. Parimenti registriamo, per le spese, una dinamica più moderata di quella originariamente prevista”, ha aggiunto Conte. «C’è una novità che è curiosa», ci dice Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie, facendo il punto della situazione.

Di quale novità si tratta?

Fino a qualche giorno fa sembrava che niente potesse cambiare, ma in realtà i 5 Stelle, pur di sopravvivere, hanno subito i diktat, tramite Conte, di Tria. Anche Salvini sembra essersi arreso. Di fatto il ministro dell’Economia ha messo sul piatto una riduzione del deficit dal 2,4% del Pil al 2,1% per il 2019, potendo contare non solo sui tagli da 2 miliardi che erano stati già previsti nel caso di rischi di sforamento del deficit pattuito, ma anche su maggiori entrate che potrebbero anche superare i 3 miliardi. Con queste cifre ci si avvicina moltissimo alla manovra correttiva che si paventava qualche mese fa.

Di fatto quindi si arriva a una manovra correttiva “implicita”, senza bisogno di alcun provvedimento specifico.

Esatto. E non è tutto, perché se l’Ue dovesse nutrire dubbi sulle maggiori entrate, Tria è pronto a mettere a disposizione i risparmi di spesa relativi a Quota 100 e Reddito di cittadinanza. Questo vuol dire che c’è stata una rinuncia da parte dei 5 Stelle a utilizzare questa somme per altre misure. E anche una rinuncia implicita di Salvini a operare un ampliamento di Quota 100.

Secondo lei perché ci sono state queste rinunce?

A mio avviso i 5 Stelle hanno fatto questa scelta per rimanere attaccati al potere, mentre Salvini perché si è reso conto che la vittoria dei sovranisti a livello europeo non c’è stata, anzi si sta rafforzando l’asse franco-tedesco. Non ha certo interesse a veder comminata una procedura d’infrazione all’Italia. Non dimentichiamo poi che né Mattarella, né Tria hanno alcuna voglia di farsi commissariare o passare alla storia come i primi destinatari di una procedura d’infrazione per debito eccessivo.

E si riuscirà a evitare la procedura d’infrazione?

Negli ultimi giorni è arrivato un beneficio imprevisto. Mi riferisco alle dichiarazioni di Draghi, che aiutano a ridurre lo spread e il costo del finanziamento del nostro debito. Si badi che non è un favore solo all’Italia, ma più che altro alla Germania, visti i guai in cui si trova Deutsche Bank e quelli probabilmente presenti nel sistema bancario teutonico. Con il rallentamento dell’economia tedesca potrebbero esserci seri problemi per tutti in Europa. Ritengo quindi difficile che si arrivi alla procedura di infrazione. Tria ha di fatto la possibilità di trattare fino alla Legge di bilancio, dove ci si troverà di fronte a un ovvio problema decisionale.

A cosa si riferisce?

Con la Legge di bilancio bisognerà fare delle scelte e quanto sta accadendo sembra facilitare un programma diverso da quello dell’attuale Governo. Se si volesse rinunciare alla parte diciamo “occupazionale” del Reddito di cittadinanza, che non funziona, mantenendo una misura di contrasto alla povertà, e si lavorasse sulle rendite fiscale nel settore dell’Iva, si creerebbe lo spazio per una riduzione delle imposte dirette, una prima tappa della flat tax. Sarebbe però un programma di centrodestra e, considerando la rinuncia al Reddito di cittadinanza, non sarebbe accettabile per M5s. Il punto è che per fare la flat tax occorre che i 5 Stelle rinuncino alle loro misure. Spetterà alla Lega fare i suoi calcoli e capire cosa fare.

(Lorenzo Torrisi)