Si accende la battaglia sulle false tele di Modì

MAURO SPIGNESI Caffe.ch 23.6.19

Chiusa a Genova l’inchiesta che coinvolge anche due ticinesi
Immagini articolo

Si annuncia una battaglia a suon di perizie nel processo che si celebrerà a Genova dopo il sequestro, avvenuto nel luglio 2017, di 21 opere attribuite ad Amedeo Modigliani. Dopo una lunga inchiesta, dove sono stati chiesti accertamenti a diversi esperti d’arte, ora la procura ha depositato il decreto di citazione. Tra i nomi delle persone che andranno a dibattimento ci sono anche l’esperto d’arte ticinese Rudy Chiappini, curatore della mostra di Modigliani, e l’artista ticinese Pietro (Pedro) Pedrazzini, la cui unica colpa è quella d’aver prestato un’opera, una piccola tela di 55,5 centimetri per 35, per la rassegna allestita al Palazzo ducale di Genova. Con loro anche Joseph Guttmann, collezionista e titolare di una importante azienda che si occupa di promuovere artisti a New York (che ha portato in Liguria 11 dipinti), il presidente di Mondomostre Massimo Vitta Zelman e due esperti della casa editrice Skira, Nicolò Sponzilli e Rosa Fasan. 
Secondo l’accusa esisteva un sistema che alla lunga, rassegna dopo rassegna, documentazione dopo documentazione, attraverso le mostre provava a legittimare l’autenticità di opere false di Modigliani. Un metodo per far salire le quotazioni di uno dei pittori più celebri e costosi nelle aste internazionali sul quale ha indagato anche l’Fbi americana. Una ipotesi respinta con forza dalla difesa e dagli imputati che invece hanno sempre sostenuto non soltanto la propria buona fede nel momento in cui hanno preso in prestito da privati o enti delle tele da inserire nelle mostre, ma anche perché per ogni opera ci sarebbe una documentazione ormai certa e certificata. 
La mostra su Amedeo Modigliani era stata inaugurata il 16 marzo di due anni fa. Alla base dell’accusa la segnalazione di un imprenditore appassionato dell’artista toscano, Michele Sasso, che durante la mostra di Genova ha fatto una segnalazione a Carlo Pepi, già responsabile della Casa natale Amedeo Modigliani. Da lì,  una denuncia ai carabinieri italiani. Sulle indagini anche l’ombra di Marc Restellini, altro esperto d’arte da sempre in contrapposizione con diversi colleghi per stabilire la reale autenticità delle opere dell’artista livornese. Un duello che, secondo i giornali d’arte specializzati, alla fine si concentra soprattutto fra due esperti: Christian Parisot, responsabile dell’Istituto Modigliani di Parigi dal 1983, e appunto Restellini, suo ex collaboratore. Tra i due si è acceso più d’un “duello” artistico, e anche questa di Genova potrebbe essere una tappa della lunga contrapposizione che alla fine ha risucchiato gli altri imputati dell’inchiesta. È una delle tesi della difesa. 
Ma il processo, quando si farà, sarà molto tecnico. Perché sarà tutto basato su perizie. Da una parte quelle dell’accusa realizzate da esperti d’arte italiani, alcuni legati al ministero dei beni culturali. Ministero che paradossalmente ha certificato come bene di interesse nazionale uno dei dipinti che invece viene ritenuto falso. Dall’altra parte invece ci sono le altre perizie, quelle della difesa, firmate da storici dell’arte e docenti universitari, che invece giungono a una conclusione unica e contrapposta a quella della procura. E cioè che in base alla documentazione, a vecchie perizie, alla storia delle opere lungo gli anni e alla ricostruzione dei passaggi di proprietà, oltre che in base ai restauri avvenuti nel tempo, c’è la “ragionevole certezza” che le opere siano autentiche. Spetterà ai giudici, che non sono esperti d’arte, mettere insieme il rompicapo.