Kepler: neanche l’M&A salverà gli utili delle banche italiane

Elena Dal Maso milanofinanza.it 28.6.19

Un lungo e approfondito report di Kepler Cheuvreaux, 82 pagine che recano la firma di Anna Maria Benassi, Head of Italian Equity Research, fanno il punto della situazione sulle banche italiane. Strette in un complesso e micidiale ingranaggio fatto di crescita piatta (+0,3% atteso per il 2019 e +0,5% nel 2020), uno spread Btp-Bund che dopo le elezioni si è stabilizzato a 250 punti base e un costo del denaro che rischia di diventare ancora più negativo. Infatti i mercati si attendono una riduzione dei tassi, già a -0,4% nell’Eurozona, entro dicembre. A questo si aggiungano l’avanzare del fintech (a settembre diventa operativa la normativa Ue Psd2 sui pagamenti, che verranno allargati a una platea molto più ampia di quella bancaria) e il costo di sportelli e personale.

E qui Kepler calcola che un taglio ulteriore dello 0,10% dei tassi porterà a una riduzione dell’1,7% nel margine di intermediazione (Net Interest Income), ovvero del 4% dell’utile medio degli istituti italiani. Mentre 100 punti base di rialzo dello spread avranno un effetto di -30 punti base sul Cet1 ratio. Si salvano solo Mediobanca, che entra nel gruppo delle Most Preferred Stocks in Europa, mentre Intesa Sanpaolo scende in seconda posizione. In questo caso perché manca “di catalizzatori a breve termine”. Sarà importante, scrivono gli analisti, vedere come recuperano i settori del wealth management e il Cib quanto a commissioni e se viene confermata la flessibilità nel costo del personale (il gruppo guidato dal ceo Carlo Messina ha concordato di recente l’uscita di 1.600 dipendenti).

Fra le banche regionali, gli analisti preferiscono Bper, “ora impegnata in una serie di operazioni che porteranno valore a fine anno, senza per questo incidere sui requisiti patrimoniali e sulla politica dei dividendi”. Le attese sono per un Cet 1 ratio Fully Loaded dell’11,7% a dicembre e una cedola con uno yield del 4,2%.

Le banche italiane stanno affrontando anni di corsa e rincorsa al derisking, a chi vende più Npl all’inizio, poi Npe, su imposizione della Bce. Alla data di dicembre 2018 l’Npe ratio lordo degli istituti italiani era in media dell’8,4%, contro il 3,2% dell’Ue, piuttosto lontano. Sicuramente dopo la cessione in massa dei crediti deteriorati, scrive Kepler, le banche italiane sono molto più resistenti del passato agli shock esterni, ma, scrivono gli analisti all’inizio del report, “riteniamo che nessuna sarà in grado di ottenere ritorni in linea con il proprio Cost of Equity, anche se calcolassimo i benefici a lungo termine da possibili operazioni di M&A”. Il Cost of Equity è il costo del capitale proprio, indica il tasso di rendimento minimo che una società deve offrire ai propri azionisti per remunerare i fondi ricevuti da questi ultimi. Per Kepler si inizierà parlare di consolidamento di settore nel 2020, anche se la normativa europea non è di aiuto per ora.

E’ anche vero, aggiunge Kepler, che i titoli delle banche italiane viaggiano a sconto sul tangible equity molto ampio, del 48% medio, mentre il target price dei broker, nonostante nel report sia tagliato di oltre il 5% in media, porta a uno sconto più ridotto, del 35%, con un buon potenziale di rialzo per i titoli.

Kepler conferma i rating precedenti e riduce il prezzo obiettivo. Intesa Sanpaolo è Buy, il target price passa da 2,6 a 2,45 euro per azione, Mediobanca è Buy, cala da 10,8 a 10,6 euro, Banco Bpm è Reduce e passa da 1,8 a 1,65 euro, Ubi Banca è Hold e scende da 2,8 a 2,6 euro, Bper è Buy e va da 4,7 a 4,4 euro.

Mps e Unicredit sono Not rated, ma vengono poi inserite nelle tabelle sulle stime per l’utile netto e i margini attesi nel 2019 e 2020. Con la conseguenza che l’utile di Intesa Sanpaolo è visto in calo del 2,2% nel 2019 e del 3,4% nel 2020, quello di Unicredit dovrebbe essere in discesa dell’1,2% nel 2019 e del 3,4% nel 2020. A distinguersi Mediobanca: -0,3% nel 2019 e +1,3% nel 2020, mentre Banco Bpm è visto a +0,7% nel 2019 e -7,75 nel 2020, Ubi Banca -9,4% nel 2019 e -6,7% nel 2020. Le attese su Mps sono importanti: utile previsto a -22% nel 2019 e -93,8% nel 2020. Nel caso di Bper, Kepler si aspetta un -4,3% nel 2019 e -6,3% nel 2020.

Entrando nel dettaglio dei margini, il Net Interest Income è un indicatore importante per le banche perché riguarda i margini dell’attività ordinaria. E questa voce è vista in riduzione del 3,3% nel 2019 per Unicredit, calcolando il deconsolidamento di Fineco, e del 3,6% nel 2020, contro una media aggregata del -1,9% nel 2019 e -2,1% nel 2020. Nel caso di Intesa Sanpaolo, invece, la riduzione è dell’1% in entrambi gli anni, per Banco Bpm dello 0,5% nel 2019 e dell’1,1% nel 2020, per Ubi è atteso un calo dello 0,3% nel 2019 e anche nel 2020, per Mps dello 0,7% nel 2019 e dell’1,2% nel 2020, per Bper dello 0,4% in entrambi gli gli anni.

Anche le commissioni nette sono attese tutte in riduzione, per Unicredit del 5,5% nel 2019 e del 6,2% nel 2020 (calcolata Fineco), per Intesa Sanpaolo del 3,1% e del 2,9%, per Banco Bpm del 2% in entrambi gli anni, per Ubi Banca del 3,2% nel 2019 e nel 2020, per Mps dell1,1% nel 2019 e nel 2020. In rosso anche i ricavi totali previsti, -2,3% la media nel 2019 e -2,7% nel 2020, con Unicredit a capo: -3,9% quest’anno e -4,4% il prossimo.

A questo punto, scrive Kepler, le prossime due trimestrali saranno particolarmente importanti, perché verranno presentati quattro piani industriali: quello di Unicredit, di Mediobanca, di Ubi e di Banco Bpm. A questo si aggiungano le decisioni della Bce per il 2020 sul fronte dello Srep (Supervisory review and evaluation process), che mette a fuoco la situazione dell’istituto in termini di requisiti patrimoniali e gestione dei rischi. E ne definisce gli obiettivi da raggiungere.