Le spietate baby gang che terrorizzano Londra

ALESSANDRO CARLINI DA LONDRA Caffe.ch 30.9.19

È emergenza delinquenza giovanile nelle città inglesi
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Più di 100 persone sono state uccise nei sei mesi del 2019 a colpi di coltello nel Regno Unito. Un numero inquietante che spiega molto bene come l’emergenza del crimine all’arma bianca continui a dilagare nel Paese, in particolare nelle grandi città, dai sobborghi di Londra, fino a Liverpool, Manchester e ad altri centri minori. Non passa settimana in cui i notiziari non diventano bollettini di guerra. Nell’ultimo si sono contati nella capitale britannica cinque omicidi in soli sei giorni. Fra le vittime, Cheyon Evans, 18 anni, freddato a Wandsworth (sud-ovest della metropoli), Eniola Aluko, 19 anni, ammazzato nel sud-est della capitale. Giovanissimi ma anche meno giovani, come il trentenne Gleb Stanislavovitch Zhebrovsky, ucciso nell’est di Londra. A farla da padroni qui e altrove sono le gang di teenager, ma non solo loro, perché l’abuso del coltello è diventato ormai comune in tutte le forme di violenza.
A serramanico, da cucina, seghettate, le armi bianche sono le preferite, le più accessibili, perché (per fortuna) nel Regno sono poco diffuse pistole e fucili. Ma di lame non ne mancano mai e nemmeno di mani disposte a usarle. Fra i casi più eclatanti, la Bbc ha denunciato quanto sta accadendo a Liverpool, con un’inchiesta che svela come i capi-bastone di gang giovanili paghino sicari adolescenti per gli accoltellamenti di strada. L’emittente pubblica racconta che le aggressioni su commissione vengono stipendiate fino a 1.000 sterline l’una. I regolamenti di conti delle bande – legate spesso allo spaccio di droga – hanno contribuito non poco al’impennata del numero di omicidi, registrata negli ultimi anni a Londra e nelle altre città.
Anche se sono numerose le vittime casuali e innocenti delle violenze: concentrate nelle periferie marginali, fra i giovani e fra le minoranze. Si tratta di un’emergenza che spesso finisce sui giornali e in tv ma che poco interessa al mondo politico, che di solito tenta di scaricare le responsabilità sugli avversari. Nel corso della sua recente visita in Gran Bretagna, il presidente americano Donald Trump, dimenticandosi delle armi da fuoco diffuse nei suoi Stati Uniti e dei tanti morti nelle periodiche sparatorie, ha attaccato il sindaco di Londra, il laburista musulmano Sadiq Khan, per la criminalità nella metropoli. Quest’ultimo ha respinto le accuse, puntando il dito sui tagli massicci alla polizia fatti dai governi conservatori.
Guardando ai dati, ci si accorge come il numero di agenti nelle strade della capitale e delle altre città sia diminuito negli anni, anche a causa dell’austerità voluta dai Tories, che nella loro corsa per la successione alla premier Theresa May si guardano bene dall’affrontare un tema così scottante come la violenza nel Paese. L’area metropolitana di Londra resta la più colpita ma il problema è di portata nazionale: lo scorso anno sono stati registrati in totale oltre 40 mila reati riguardanti l’uso di coltelli, 10 mila in più del 2011. Le soluzioni messe in campo non hanno portato a risultati degni di nota. In certi casi si sono superati i limiti del ridicolo. Il deputato conservatore Scott Mann ha proposto di inserire un localizzatore Gps in ogni coltello venduto nel Regno. C’è poi chi ha chiesto di tenere aperte le scuole di sera e nei weekend per prevenire gli attacchi e c’è perfino chi vuole vietare la vendita di coltelli. Non esistono misure immediate e semplici ma stando agli esperti servono approcci educativi e sociali piuttosto ampi e articolati, cosa che non sembra proprio entrare nell’agenda politica britannica tutta dominata dalla Brexit.