“Non ne potevano più, stipati come bestie”

Francesco Anfossi Caffe.ch 30.6.19

Nostra intervista alla comandante della Sea Carola Rackete
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Rischia dieci anni di carcere Carola Rackete, 31 anni, la comandante tedesca della Sea Watch, ora agli arresti domiciliari, che ha osato sfidare la legge e il ministro degli Interni italiano Matteo Salvini in nome dell’umanità. Salvini l’aveva definita in un tweet “sbruffoncella” perché si era ribellata alla linea dei porti chiusi, dirigendo la prua della sua nave verso Lampedusa con a bordo il suo carico di vite umane. Ma questa “sbruffoncella” che parla cinque lingue, ha conseguito tre lauree nelle università del Regno Unito, ha fatto il nostromo sulle navi di ricerca oceanografica al Polo nord, prima di partire volontaria per Greenpeace e assistere per una Ong i migranti del Mediterraneo, non ne ha voluto sapere di fermarsi (sugli sviluppi della vicenda un servizio a pagina 6). 
“I migranti a bordo sono disperati, praticano anche atti di autolesionismo – aveva detto la sera prima di essere arrestata, mentre già la Guardia di Finanza italiana saliva a bordo per interrogarla -. Qualcuno dei naufraghi minaccia lo sciopero della fame, altri dicono di volersi buttare in mare o tagliarsi la pelle. Non ce la fanno più, si sentono in prigione, li teniamo ammassati sul ponte come bestie”. Carola ha diretto la prua su Lampedusa di fronte ai no italiani e della Corte di Strasburgo, che ha bocciato il ricorso presentato dalla Sea Watch, la nave dell’organizzazione non governativa tedesca che si occupa di recuperare i migranti del Mediterraneo, da anni ormai un cimitero a cielo aperto per i continui naufragi dei barconi della morte. Dietro l’ostilità dei porti chiusi italiani c’è sicuramente un attacco alle ong e al mondo del volontariato, colpevole, agli occhi del governo italiano, di favorire l’immigrazione e di accogliere gli stranieri, lo spauracchio politico delle forze di maggioranza che permette di ottenere grande consenso ai sovranisti.
“Ho deciso di entrare nel porto di Lampedusa. Conosco i rischi, ma i 42 naufraghi a bordo sono esausti. Li porto in salvo”, ha annunciato su twitter prima di riavviare i motori dopo due settimane a inventarsi rotte a zig zag per passare il tempo in mare aperto, fuori dalle acque territoriali italiane interdette, nel sostanziale silenzio degli altri membri del suo governo, di gran parte dell’opinione pubblica, persino delle opposizioni, sostenuta a distanza solo da vescovi italiani, come l’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia e da preti, religiosi e laici che dormono sul sagrato per protesta, a cominciare dal parroco di Lampedusa don Carmelo La Magra, che ha dormito, sempre per protesta, sul sagrato.
Con il suo sguardo pacato e un po’ sfrontato, la “sbruffoncella” ha violato la legge italiana dei porti chiusi e il codice di navigazione, forzando il blocco delle motovedette, e ha compiuto un atto di disobbedienza civile che ha scosso il mondo. Prima di entrare nelle acque territoriali italiane aveva ricevuto il no di Tunisia, Olanda, Francia, Malta e persino della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. L’eroina tedesca, di fronte all’ottusità dell’Europa, è rimasta sola, in mezzo al Mediterraneo, a sfidare come Antigone la legge degli uomini in nome della legge del mare che impone di salvare delle vite umane.