Sport: Miccichè, il calcio italiano si rilancia così (Mi.Fi)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

‘Il comune denominatore tra la mia vita da banchiere e la presidenza della Lega di Serie A? L’attenzione alla tutela delle realtà industriali e dei valori economici del Paese. In banca ho seguito progetti di rilancio di aziende che hanno salvato posti di lavoro e marchi italiani. Il mio obiettivo è stato fare gli interessi dell’istituto per cui lavoravo, salvaguardando però l’economia delle aziende. Con operazioni come Piaggio , Granarolo, Esaote o Prada, per esempio, si è dimostrato che è possibile fare gli interessi delle banche creditrici senza compromettere posti di lavoro. Arrivato, circa un anno fa, in Lega Serie A, ho mantenuto il principio: tutelare i valori economici e reddituali, i posti di lavoro e l’occupazione. La differenza tra finanza e calcio? Essere il presidente delle squadre italiane è incredibilmente più popolare che guidare una banca’.

Seduto nel suo ufficio di presidente di Banca Imi in Piazza della Scala a Milano, si legge su Milano Finanza, Gaetano Miccichè sorride riflettendo su come la sua vita sia cambiata da quando, il 31 maggio 2018, è stato eletto all’unanimità per la poltrona più importante della Lega di Serie A, la Confindustria del calcio italiano in cui sono riuniti i 20 club del massimo campionato nazionale. Apprezzatissimo banchiere per le grandi capacità tecniche e per un’innata capacità di dialogo (derivante anche dal legame profondissimo con la natìa Sicilia), il manager palermitano è un nome molto noto nei circoli della finanza internazionale. E non solo perché da aprile 2016 è presidente di Banca Imi, la banca di investimento del gruppo Intesa Sanpaolo . Alle sue spalle infatti ha una carriera di successo, iniziata nel 1971 nella Cassa Centrale di Risparmio delle Province Siciliane, per poi continuare, sempre nell’amatissima Sicilia, alla Rodriquez Cantieri Navali di Messina come direttore centrale finanza. Salito a Milano all’inizio degli anni ’90 quale direttore generale di Santa Valeria (la finanziaria dei Varasi), Miccichè entrò nel 2002 in Banca Intesa . Qui nel corso degli anni ha contribuito in prima persona a molte operazioni fondamentali del sistema industriale italiano. Una su tutte: il celebre prestito convertendo che all’inizio di questo secolo permise alla famiglia Agnelli di mantenere il controllo dell’allora Fiat . Oltre a questo Miccichè è stato anche protagonista delle ristrutturazioni di aziende molto note, da Prada a Impregilo fino a Rcs , di cui è tuttora consigliere. Non a caso nel corso degli anni ha rivestito anche il ruolo di direttore generale e membro del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo oltre che di responsabile della divisione corporate e investment banking dello stesso istituto. Inoltre è stato amministratore delegato di Banca Imi.

Detto questo, però, per sua stessa ammissione la notorietà presso il grandissimo pubblico è arrivata quando è diventato presidente della Lega calcio. Una carica non certo comoda, visto che l’associazione dei presidenti di Serie A arrivava da un doppio commissariamento: prima con l’allora presidente della Figc Carlo Tavecchio, poi con quello del Coni, Giovanni Malagò, cui Miccichè è legato da un sentimento di grande stima.

Domanda. Presidente, qual è lo stato di salute del calcio italiano?

Risposta. Migliorabile. È un settore che sta ancora vivendo un momento di transizione dalla fase del mecenatismo tipico dei decenni passati a quello di società che devono guardare anche alla redditività e all’equilibrio economico. In questo contesto si assiste a un allargamento della rosa dei portatori di interesse. Che ora, oltre ai manager che gestiscono i club, agli allenatori, ai giocatori, ai tifosi e ai media, comprende anche gli azionisti delle società che cercano il ritorno del proprio investimento. E, non certo da ultimo, lo Stato.

D. Perché sottolinea il ruolo dello Stato?

R. Perché il calcio è veramente un settore importantissimo per l’economia nazionale. Io da banchiere sono a venuto in contatto con le dinamiche di molti comparti industriali e posso dire che i numeri di questo mondo sono impressionanti. Interessa a circa 30 milioni di italiani, più o meno la metà della popolazione, ha un fatturato complessivo di circa 2,5 miliardi e paga all’Erario circa un miliardo di imposte l’anno. Non da ultimo, non c’è città, cittadina o paese in Italia che non sia rappresentato da una squadra di calcio.

D. Una percentuale di interesse che, visto il successo della nazionale femminile ai Mondiali in corso, può ulteriormente crescere soprattutto tra le donne.

R. È vero. Complimenti alle atlete azzurre, le cui gesta in Francia stanno allargando ulteriormente un bacino di utenza già ampio.

D. In questo quadro da dove si migliora il calcio italiano?

R. In un contesto che deve puntare a generare utili, o quantomeno a non creare perdite, bisogna cercare di aumentare i ricavi del sistema e per fare questo bisogna necessariamente puntare il mirino sui diritti televisivi. In questo momento la gran parte dei nostri ricavi, circa il 70%, arriva dalla vendita dei diritti in Italia e all’estero, mentre il restante 30% proviene da ticketing e sponsorizzazioni commerciali. In questo quadro, anche se nel lungo termine sarebbe auspicabile un maggior bilanciamento delle fonti di ricavo, è evidente che, se si vuole accelerare, nel breve-medio periodo non si può prescindere dall’ottimizzazione delle entrate televisive. E si tenga presente che, quanto più la Lega ottiene da questo fonte di ricavi, tanto più ne beneficia il calcio italiano. Visto che in base alle leggi in vigore la Lega Serie A retrocede il 10% dell’incasso dei diritti televisivi a tutte le altre componenti del calcio nazionale.

D. In questi giorni si parla di un canale della Lega per le tre stagioni che vanno dal 2021-22 al 2023-24.

R. Prima di rispondere vorrei fare un po’ di chiarezza partendo dalle origini.

D. Prego.

R. Negli ultimi anni il sistema televisivo italiano è stato caratterizzato da tre broadcaster principali: Rai, Mediaset e Sky. Per ragioni interne due di questi player, Rai e Mediaset , si sono nei fatti ritirati dal mercato dei diritti del campionato lasciando il proscenio alla sola Sky. Quando sono arrivato io, nel marzo 2018, la situazione era questa. Con il rischio che l’emittente a pagamento avrebbe potuto dettare le condizioni di prezzo essendo di fatto l’unico compratore per i campionati del triennio 2018-2021. Per questo dico che in pochi mesi abbiamo compiuto un mezzo miracolo riuscendo a incassare un totale di 973 milioni di euro a stagione, 753 da Sky e circa 200 da Dazn, che si è palesata in un secondo momento. Detto questo, io penso che i diritti interni del calcio italiano valgano più di un miliardo di euro a stagione.

D. Per questo per il triennio 2021-2024 siete in contatto con la spagnola Mediapro per la creazione di un canale della Lega. Si parla di un’offerta da oltre un miliardo per le tre stagioni: in particolare, si è detto 1,05 miliardi per il primo anno, 1,1 miliardi per il secondo e 1,15 miliardi per il terzo, oltre a un accordo di revenue sharing

R. È ovvio che non vorremmo che si ripetesse la situazione dello scorso anno, quando si è arrivati all’assegnazione all’ultimo momento senza esplorare a fondo la possibilità di creare un canale della Lega, come previsto dalla legge Melandri. Stiamo analizzando gli scenari possibili di mercato, anche perché dobbiamo tener conto che il mondo dell’intrattenimento e dello sport è in rapido cambiamento, nei modelli di consumo e nelle richieste degli utenti. Al precedente ciclo di vendita dei diritti del calcio l’unica modalità per guardare una partita era la tv dal salotto di casa, mentre oggi si guarda sempre di più tramite lo smartphone in mobilità. Per questo valutiamo scenari alternativi: in particolare, Mediapro si è offerta come partner tecnico per la produzione di un prodotto audiovisivo che potrà essere poi rivenduto ai vari broadcaster. Ciò detto, va sottolineato che in ogni caso la Lega farà un bando per la vendita dei diritti tv ai broadcaster, che siano Sky, Dazn o altri.

D. La decisione dovrebbe essere presa nell’assemblea di Lega di inizio luglio. Nel contempo però con Mediapro avete un contenzioso legale aperto relativo alla caparra da 64 milioni depositata in occasione della precedente asta sui diritti tv. Si dice che Mediapro abbia proposto una transazione a 77 milioni per chiudere la vertenza, mentre la richiesta della Lega sarebbe di 231 milioni, che potrebbe raddoppiare a 462 milioni..

R. In effetti questo è un ulteriore elemento di valutazione per i club, che sono stati informati nelle precedenti assemblee di tutti i rischi e le opportunità della situazione. Già all’assemblea di lunedì 1° luglio dovranno confrontarsi sugli scenari alternativi. Anche se la proposta di partnership tecnica da parte di Mediapro è ancora in fase di revisione: ci sta lavorando la Commissione Diritti della Lega, per quanto riguarda le parti sia tecnica che economica. D’altra parte però bisogna considerare che il contenzioso ha dinamiche, aleatorietà e tempi dettati dall’iter di giustizia, che come noto nei suoi tre gradi di giudizio non è veloce né ha un esito certo (l’udienza al Tribunale civile di Milano, prevista inizialmente per il 24 giugno, è stata rinviata, ndr). Sarà un confronto importante.

D. In effetti la sintesi tra le esigenze di club metropolitani noti in tutto il mondo e piccole società di provincia non deve essere semplice.

R. Bisogna tenere presente che i membri della Lega sono presidenti che nella maggioranza dei casi sono noti imprenditori. Basti pensare ad Agnelli, Squinzi, Lotito, Cairo, Percassi e tanti altri. E in quanto tali tendono a essere molto operativi e interventisti. In seconda istanza non va dimenticato che in assemblea di Lega vale il voto capitario, pertanto il voto dei piccoli club conta tanto quanto quello di una Juventus , Milan o Inter. La mediazione non sempre è facile.

D. È preoccupato per il fatto che molte squadre di Serie A, tra dichiarazioni ufficiali o smentite di facciata, sono in vendita?

R. In realtà dipende dalle situazioni. Per esempio, l’acquisizione della Fiorentina da parte di Rocco Commisso, secondo me, è un bel segnale. Entra nel nostro calcio un imprenditore che sembra avere idee chiare e innovative. Perfettamente in linea con il progetto di creazione di club solidi anche a livello economico di cui si parlava all’inizio. Se arrivassero altri imprenditori di questo tipo, il sistema ne gioverebbe, fermo restando che mi dispiace avere perso imprenditori di qualità come i fratelli Della Valle. Poi non posso nascondere che ci sono piazze in cui la situazione è più complessa.

D. È anche per colpa del voto capitario, e quindi per la predominanza numerica dei piccoli club in Lega, che avete bocciato il progetto della Super Champions League ideato dal presidente dell’Uefa Aleksander Ceferin e da Andrea Agnelli, numero uno della Juventus e dell’Eca (l’associazione dei maggiori club europei)?

R. Il discorso della Super Champions è complesso. Tutte le cinque grandi leghe europee (Inghilterra, Francia, Spagna, Germania e Italia, ndr) non hanno approvato il piano e noi siamo stati gli ultimi in ordine cronologico a dire no. La gestione di una riforma così importante dovrebbe prevedere un maggiore coinvolgimento della European League, l’associazione delle leghe europee.

D. Si spieghi meglio.

R. Ritengo che il giudizio negativo sulla Super Champions sia dipeso soprattutto dalla mancanza di informazione e credo che una maggiore condivisione con altri club e leghe sarebbe stata utile. Non c’è dubbio che l’intervento in prima battuta del presidente della Liga spagnola, Javier Tebas, è servito a richiamare l’attenzione di tutti verso questo tema (argomentando che si sarebbe rischiato un calo dei ricavi per i club di circa il 40%, ndr). Detto questo, voglio che sia chiaro che la Lega di Serie A mantiene una grandissima disponibilità a valutare nuove modifiche al progetto ed è ampiamente disponibile a collaborare su nuove idee sia con la Uefa che con Eca

D. Perché? Si aspetta nuove proposte in merito al progetto Super Champions?

R. Come ho detto, stanno cambiando tante cose nel business del calcio: la globalizzazione dell’audience e il diverso approccio dei tifosi nel scegliere le partite sono tendenze innegabili su cui tutte le leghe devono riflettere. Penso anche che le convinzioni di Agnelli per migliorare il calcio con la Super Champions siano sincere. In particolare, il progetto che stava caldeggiando avrebbe permesso, tra le altre cose, a una squadra che fosse riuscita a qualificarsi per la Champions League attraverso un buon piazzamento in campionato di avere poi ampie garanzie di partecipare alla competizione anche nelle stagioni successive. Una condizione ideale per chi vuole programmare investimenti su più stagioni. Non a caso proprio in questo ufficio Agnelli mi spiegava che il piano non era certo pro domo sua, visto che la Juventus si qualifica praticamente sempre per la Champions League anche con la formula attuale. Piuttosto, era un progetto che voleva garantire a un club di media grandezza che avesse raggiunto la qualificazione, come può essere l’Atalanta di quest’anno, di progettare con maggiore agio le stagioni successive senza temere di non avere più i fondi garantiti dalla Champions. Detto questo, vorrei fare mia una considerazione del presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis.

D. Che cosa dice De Laurentiis?

R. Che prima di fare qualsiasi riforma bisogna capire bene quali saranno i media predominanti con cui si guarderà il calcio dal 2024 in poi e come cambierà il modo di fruizione soprattutto da parte delle giovani generazioni. Altrimenti si rischia di fare una riforma inutile nel tempo. Non solo; è anche necessaria una profonda riflessione sui nuovi mercati di riferimento che stanno emergendo ora, come Cina, il Nord America e i Paesi arabi.

D. Lei è da poco più di un anno presidente della Lega di Serie A, qual è il suo desiderio in questa veste?

R. A me piacerebbe che nel medio termine si riuscisse a riportare il calcio italiano ai vertici mondiali e per fare questo mi piacerebbe superare i ricavi di Liga spagnola e Bundesliga tedesca e magari avvicinare i numeri della Premier League inglese. Mi rendo conto che è un desiderio ambizioso, vista la situazione complessiva del Paese e la mancata crescita economica degli ultimi 15 anni, ma abbiamo le potenzialità per provarci.

D. Lasciando da parte il calcio; questa settimana ha visto l’Italia aggiudicarsi le Olimpiadi Invernali del 2026 con la candidatura congiunta di Milano e Cortina. Che cosa ne pensa?

R. Si tratta di un grandissimo risultato che può fare molto bene al Paese. Faccio i complimenti a tutti, al sindaco di Milano Giuseppe Sala, a quello di Cortina Gianpietro Ghedina e a tutte le personalità che hanno contribuito. In particolare, al presidente del Coni Giovanni Malagò, che credo essere il principale artefice di questo successo. Infine c’è da notare come l’Italia sia in grado di vincere importanti sfide internazionali quando si superano gli steccati della diversa appartenenza politica e si marcia uniti tutti insieme.

red/fus

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July 01, 2019 02:16 ET (06:16 GMT)