VISTO DAL QUIRINALE/ Le partite con l’Ue rovinate dalla Sea Watch

Il caso Sea Watch divide non solo la politica italiana, ma crea nuovi problemi per il nostro Paese a livello europeo

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Il Quirinale (Lapresse)

Quando l’enorme polverone sollevato dal caso Sea Watch si sarà almeno in parte depositato, ci si accorgerà che il principale effetto di questa vicenda è stato la polarizzazione delle posizioni, nell’opinione pubblica, nel mondo politico e sul piano internazionale. Il lungo braccio di ferro per lo sbarco dei migranti, con la sua conclusione di forza e l’arresto della capitana hanno esacerbato gli animi. Il web lo testimonia: eroina per alcuni, delinquente per altri, insulti irripetibili e volgari. Probabile però anche un effetto a breve sui sondaggi: facile attendersi un aumento sia per i sostenitori della linea dura, Salvini in primis, sia per i fautori dell’accoglienza della sinistra. Probabile vedersi assottigliare ulteriormente l’ area di centro, moderata, della ricerca delle soluzioni possibili e non traumatiche. 

Il primo a finire sulla graticola sarà il Pd, per l’ennesima volta con il piede in due scarpe, diviso fra sensibilità umanitaria alla Delrio e linea rigoristica alla Minniti. Una linea quest’ultima, che rischia di essere presto rinnegata per ragioni politiche di breve periodo, quando solo un anno fa era ragione di vanto.

La dicotomia fra legalità e umanità è centrale anche per comprendere il silenzio del Quirinale, su cui in molti si sono interrogati. Appare francamente impensabile, però, che il presidente Mattarella potesse intervenire sulla vicenda, vista la incredibile serie di violazioni della legalità internazionale e soprattutto nazionale compiute dalla Sea Watch. Che il Capo dello Stato potesse approvare in qualche modo la temeraria manovra di attracco della capitana che ha messo in pericolo la vita dei militari della Guardia di Finanza che stavano facendo il loro dovere, cercando di impedire uno sbarco negato in virtù di quel decreto sicurezza bis che lo stesso Mattarella ha firmato solo pochi giorni fa. No, il Presidente della Repubblica non poteva intervenire, dopo il pronunciamento di un tribunale nazionale e della Corte europea dei diritti umani, favorevoli nei fatti entrambi alla linea dura di Salvini. Mattarella era intervenuto in passato quando aveva visto palesi sgrammaticature, come nel caso di Nave Diciotti (un vascello militare è già territorio nazionale, illogico impedire lo sbarco dei migranti). 

Visto dal Quirinale, il caso Sea Watch non mostrava quindi alcuna lacuna giuridicamente attaccabile. Resta, comunque, la preoccupazione crescente per un problema, quello della gestione dei flussi migratori, che l’Europa si rifiuta pervicacemente di affrontare. Mattarella lo ha ribadito in tante occasioni, tornerà ad affermarlo probabilmente anche nel corso della visita di Stato in Austria che comincia oggi: solo una risposta continentale può essere efficace, nessun Paese può farcela da solo. 

Nessuno, soprattutto l’Italia, sempre più isolata. Le critiche venute da Parigi e da Berlino alla condotta sul caso Sea Watch suonano come campanello d’allarme nella settimana in cui si decidono non solo le cariche di vertice dell’Europa del prossimo quinquennio, ma anche le sorti della procedura d’infrazione per debito eccessivo che pende sulla testa del nostro Paese. Certo, la lettera del Governo olandese che prende le distanze dalla condotta della nave arrivata a Lampedusa sventolando proprio la bandiera dei Paesi Bassi avalla sostanzialmente la condotta italiana: la capitana avrebbe potuto fare rotta altrove, non ha tenuto conto delle disposizioni impartite dalle autorità italiane. In quella lettera però colpisce che Amsterdam si chiami fuori dalla redistribuzione dei migranti, perché se non hanno diritto all’asilo “il ricollocamento rappresenta uno spreco di risorse e di denaro pubblico, e pertanto va evitato a ogni costo”. 

Ancora una volta torna l’assoluta necessità di rompere l’isolamento europeo per ridiscutere le regole su migranti e asilo, il famigerato regolamento di Dublino III, ma l’Italia non sembra fare alcun passo in questa direzione. Minacciare 243 chilometri di muro simil trumpiano al confine con la Slovenia difficilmente potrà portare risultati concreti. Difficile si ripeta un caso Sea Watch, ma la questione migranti continuerà a dividere l’Italia al suo interno e dal resto d’Europa.