B.Carige: governo ferma intervento Stato (Sole)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Quella del piano pubblico-privato rimane la via maestra

per mettere in sicurezza Carige. Dal governo filtrano segnali che

confermano la volontà di arrivare nei tempi previsti a una soluzione di

sistema che porti la banca ligure in equilibrio.

Lo scrive Il Sole 24 ore spiegando che ieri, nel corso di un vertice tra

rappresentanti dei Cinquestelle e delle Lega, e alla presenza dei vertici

del Tesoro e di Bankitalia (rappresentati rispettivamente dal d.g.

Alessandro Rivera e dal d.g. Fabio Panetta), si è discusso degli scenari

che si prospettano per l’istituto genovese, le cui condizioni di fragilità

patrimoniale e reddituale sono all’attenzione della Vigilanza.

Fonti di governo dei Cinquestelle escludono al giornale che nel governo

ci sia la volontà di procedere con la nazionalizzazione della banca. Al

contrario, ci sarebbe l’intenzione di trovare quanto prima un piano che

risolva le difficoltà dell’istituto. Dopo che è sfumata l’opzione

dell’intervento del fondo BlackRock, e alla luce di una proposta del fondo

Apollo che pare non soddisfacente, l’unica possibilità da esplorare rimane

quella di un intervento coordinato tra il fronte delle banche italiane,

riunite sotto l’ombrello dello Schema volontario e del

Fondo obbligatorio, e di banche pubbliche. Anche perchè l’alternativa è

quella della ricapitalizzazione precauzionale o, peggio ancora,

della liquidazione.

Il fabbisogno di capitale che si prospetta per Carige è stimato attorno

agli 800 milioni di euro: una cifra che, secondo i piani definiti

nei giorni scorsi, verrebbe in parte apportata tramite la conversione

del bond subordinato in mano allo schema volontario (320 milioni circa) e

in parte attraverso un contributo cash del Fondo interbancario,

pari a 200 milioni. La quota restante, almeno in teoria, sarebbe suddivisa

tra gli azionisti attuali della banca – famiglia Malacalza in primis – e

due banche pubbliche: Mediocredito Centrale e Credito Sportivo, il cui

supporto è considerato parte integrante e indispensabile

dell’intero progetto da parte del settore bancario italiano.

Se la partecipazione del primo soggetto appare pressochè scontata (per

una cifra attorno ai 50 milioni), qualche incognita in più grava sulla

partecipazione del Credito Sportivo. Problemi “tecnici insormontabili”,

come vengono definiti da alcune fonti Cinquestelle, renderebbero infatti

pressochè impossibile il contributo dell’istituto pubblico – posseduto

all’80% dal Mef – all’aumento di capitale in particolare sul fronte

dell’equity, che appare escluso. Sarebbe invece possibile, almeno in

teoria, la sottoscrizione di un subordinato Tier 2, bond che peraltro fa

parte del piano di rafforzamento di Carige.

Ma non poche perplessità arrivano dal mondo politico, che chiede

adeguate garanzie sulla bontà dell’investimento. Il supporto presunto del

Credito Sportivo nell’operazione Carige era stimato nell’ordine dei 150

milioni ma non è escluso che la size del bond possa essere anche più

elevata. I prossimi giorni, conclude il quotidiano, saranno decisivi per

capire se la partecipazione dell’istituto andrà in porto. Attorno al

dossier c’è fiducia che alla fine l’intera operazione, che gode del pieno

supporto di Mef e Bankitalia, trovi la luce ma di certo al momento non

mancano le incognite. Del resto, se la partecipazione del Credito Sportivo

venisse meno, salterebbe una gamba importante dell’intera architettura del

piano di salvataggio. Con ipotesi al momento non prevedibili.

vs

MF-DJ NEWS

0408:40 lug 2019

(END) Dow Jones Newswires

July 04, 2019 02:40 ET (06:40 GMT)