Minibot: un grimaldello per uscire dall’euro. Anzi, per farsi cacciare

Elisabetta Tramonto valori.it 5.7.19

Minibot e monete complementari. C’è chi, nelle scorse settimane, ha avanzato questo parallelo, per dimostrare che non ci sarebbero problemi a usare i buoni ordinari di piccolo taglio, ideati da Claudio Borghi della Lega, come strumento di pagamento. Se funziona il Sardex perché non dovrebbero funzionare i minibot? Questa la tesi. A smentirla ci pensa Massimo Amato, docente di Storia economica all’università Bocconi di Milano, esperto di monete complementari.

Intervistato da Valori.it, spiega perché i minibot non sono monete complementari, né una soluzione efficace al problema dei debiti pregressi della pubblica amministrazione, ma come piuttosto potrebbero essere usati per essere cacciati dall’Europa.

I minibot sono monete complementari?

No, non lo sono affatto. Le scimmiottano. E in questo sono davvero quello che i francesi chiamano, con un’espressione molto eloquente, “monnaie de singe”. Il singe è la scimmia. Che da lontano forse può assomigliare a un essere umano, ma da vicino no. Per essere più precisi, la “monnaie de singe” era la “moneta” con cui ai tempi del buon re san Luigi i giocolieri con la scimmia pagavano il pedaggio del Petit Pont, quello che collegava l’Île de Notre Dame al quartier saint Jacques a Parigi: con una smorfia o con un gioco di prestigio.

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Che cosa rende le monete complementari diverse dai minibot?

Le monete complementari sono caratterizzate da un ancoraggio, in genere con un rapporto uno a uno, con la moneta ufficiale (per noi l’euro), e da una restrizione strutturale alla loro circolazione, restrizione che può essere territoriale o funzionale. Sono ad accettazione volontaria, cioè è sempre possibile, a fronte di un proprio credito espresso in euro, rifiutare di essere pagati con esse.  Ciò significa, come non mi stanco mai di ripetere, che una moneta complementare deve essere fatta addirittura meglio di come è fatta la moneta ufficiale.

Il sardex, come tutte le monete dette di “mutuo credito” basate sulla compensazione multilaterale, è denominato in euro, ma non è convertibile in euro. È tecnicamente una moneta di conto per tenere i rapporti di debito e credito fra gli aderenti al sistema, i quali spendono una moneta elettronica.

Ciò significa che un attivo denominato in sardex può essere usato solo per acquistare beni o servizi all’interno del circuito. Gli attivi non sono remunerati, quindi non ha senso volerli accumulare oltre le proprie esigenze di cassa.

Ma soprattutto ciò che caratterizza il sardex è la multilateralità. Ogni impresa ha un diritto di sconfinamento, può cioè acquistare prima di aver venduto e accumulato sardex. Si indebita, e ripaga il suo debito vendendo successivamente, e non necessariamente all’impresa da cui ha acquistato.

Questa possibilità di “triangolare” e di “differire” il pagamento dei debiti commerciali è la ragion d’essere di un sistema di compensazione. Che vale, ma come fattore di velocizzazione, nel caso dei crediti. L’impresa A che ha ricevuto sardex dall’impresa B può immediatamente spenderli presso l’impresa C che a sua volta può fare la stessa cosa con altre imprese.

Quello che ho descritto è un sistema, con le sue regole, e dunque con i suoi limiti di funzionamento. I quali hanno però il pregio di essere monitorabili da un gestore centrale, responsabile e in grado di monitorare le transazioni su una piattaforma elettronica, a fronte di fatture denominate in euro.

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Che caratteristiche hanno invece i minibot?

I minibot sono tutt’altra cosa. Sono titoli di debito denominati in euro, senza scadenza e senza remunerazione, ma anche senza nessuna restrizione alla circolazione. Peraltro, anche qualora tali restrizioni si volessero imporre, il fatto che siano cartacei renderebbe impossibile anche solo effettuare controlli. Per come sono stati concepiti, sono esposti al rischio di un mercato secondario in cui ciò che viene contrattato è precisamente la loro capacità liberatoria rispetto all’euro.

Ciò che distingue una “moneta parallela”, come di fatto sono i minibot nonostante siano denominati in euro, da una moneta complementare come il sardex, è che una moneta complementare è costruita per circolare alla pari con l’euro in un ambito più ristretto.

Le restrizioni funzionali o territoriali sono la molla principale della circolazione di una moneta complementare. Con l’effetto che le monete complementari circolano là dove gli euro non ci sono e rendono sistematicamente possibili scambi che altrimenti non si verificherebbero, o avrebbero maggiore difficoltà a verificarsi.

Una moneta parallela invece ha con la moneta ufficiale un rapporto di sostituzione, e dunque di competizione. Una competizione che essa tende più a perdere che a vincere, nella misura in cui la sua accettazione è soggetta a incertezza.

Ma i minibot scimmiottano, più ancora che il sardex, un altro strumento monetario degno di attenzione: la moneta fiscale. Abilitati al pagamento delle imposte, i minibot potrebbero dare origine a un “circuito fiscale”: i debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese sarebbero “monetizzati” per rendere possibile il pagamento dei crediti che la PA vanta nei confronti delle imprese, cioè, appunto le imposte.

Ma le cose si possono fare meglio.  Giacché o si procede a una compensazione immediata, caso per caso, fra di crediti e imposte, o, se si immette in circolazione una moneta fiscale, lo si fa su una piattaforma elettronica, al fine di evitare mercati secondari, e soprattutto le si dà la veste non di un titolo del debito pubblico, ma di uno sconto fiscale, cioè di un diritto futuro a vedersi ridotte le tasse in euro.

Insisto sul fatto che si tratti di un diritto futuro, perché ciò darebbe il tempo alla moneta fiscale di circolare e di sostenere un aumento di domanda che, se i moltiplicatori sono prudentemente calcolati e se l’emissione di moneta fiscale non è eccessiva, potrebbe compensare la diminuzione di gettito che lo sconto fiscale rappresenta.

Comunque la si guardi, i minibot sono uno strumento mal concepito.

Duncan Hull (Flickr) from http://www.banksy.co.uk Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

Grazie ai minibot potremmo, come dicono molti, uscire dall’euro? È così semplice uscire dall’euro?

Dal momento che i minibot non si giustificano su piano strettamente economico, giacché il problema dei debiti pregressi della PA può essere risolto in altri e migliori modi, possono solo avere un significato politico. Come minimo, sono un grimaldello per preparare un’uscita dall’euro. Essi costituiscono una “minaccia” in questo senso: nel caso di un’uscita diventerebbero moneta a corso legale.

Ma io temo che possano essere stati concepiti come un’esca, non per uscire dall’euro, ma per farsi cacciare dall’euro e addossare ad altri la responsabilità di un’uscita.

Non è facile uscire dall’euro, e soprattutto non è facile farlo in modo ordinato. È chiaro che l’intenzione più volte manifestata da questo governo di voler modificare i rapporti fra governo e Banca d’Italia può essere letta come una manovra di preparazione dell’uscita. Lasciamo agli sprovveduti il fatto di pensare che la sovranità monetaria si eserciti “stampando” moneta.

La moneta moderna non si stampa, si emette, a partire da un emittente dotato di una capacità di indebitamento formalmente illimitata: ossia la banca centrale.

Altra cosa è gestire bene l’emissione di moneta da parte della banca centrale, perché i vincoli sostanziali esistono, eccome: l’emissione è limitata, all’interno, dal rischio d’inflazione e, all’esterno, dal rischio di svalutazione rispetto alle altre valute. L’idea che la sovranità sia senza limiti e che se solo la riprendessimo i nostri problemi si risolverebbero per incanto è retropensiero che “anima” molte delle “soluzioni” proposte da questo governo. Più “retro” che pensiero.

La sede centrale di Banca d’Italia a Roma

Quali sono le conseguenze per il debito pubblico italiano di un’emissione di minibot? E i minibot sarebbero davvero una soluzione ai ritardi dei pagamenti della PA?

La conseguenza sul debito sarebbe un aumento pari all’emissione. Ma qui non facciamoci illusioni. Il debito esiste già, ed è nei confronti di imprese che hanno fornito beni e servizi e che soffrono per crediti divenuti difficilmente esigibili a causa dell’artificio contabile per cui, finché i debiti non sono pagati o anche solo scontati presso il sistema bancario, non rientrano nei conteggi ufficiali del debito pubblico.

Il solo modo per non aumentare il debito pubblico sarebbe la compensazione diretta. Altre soluzioni sono possibili, e avrebbero il pregio di svolgere una funzione di stimolo sulla domanda nella misura in cui si concretizzerebbero come emissioni di liquidità denominata in euro sul territorio nazionale.

Ho proposto la creazione di una piattaforma elettronica per la trasformazione dei debiti della PA in crediti elettronici, da convertirsi in euro a data certa e prefissata, ma utilizzabili nel frattempo come mezzi di pagamento ad accettazione volontaria. Ma una piattaforma elettronica potrebbe essere pensata anche solo per certificare sistematicamente i crediti delle imprese e produrre così dei certificati da portare a sconto presso il sistema bancario. Si tratterebbe di crediti di confronti di un soggetto solvibile, lo stato, e quindi scontabili dalle banche alle imprese, cioè insomma liquidabili in euro, avendo come punto di riferimento il rendimento dei suoi debiti a breve: cioè, appunto, i BoT! I cui rendimenti questo momento sono negativi.

In generale quali sono i rischi dell’emissione di minibot?

Il rischio principale, ma forse anche l’obiettivo vero di chi li vuole emettere, è che darebbero luogo a dinamiche non tanto incontrollate, quanto incontrollabili. E che, proprio perché incontrollabili, sarebbero incontrollate. I minibot sono cartacei, e quindi anonimi come il contante. A fronte di una fattura di 1.000 euro chi potrebbe controllare che non vengano richiesti 1.500 o 2.000 minibot? Il che vuol dire che chi li avesse accettato minibot per il pagamento definitivo di un debito di 1.000 euro della PA nei suoi confronti, rischierebbe di subire, al momento del loro utilizzo con altri soggetti, uno sconto del 25/50%, verosimilmente ben superiore al suo margine operativo. E quindi rischierebbe di aver venduto alla PA beni e servizi in perdita.

Il rischio è tanto più elevato quanto meno si ha un controllo sulle modalità di circolazione, controllo che potrebbe dare indicazioni precise sulla quantità realmente assorbibile di questi mezzi di pagamento.

Ma, ripeto, forse quello che si vuole fare con i minibot è creare problemi. Non risolverli.

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