“Ecco perché Oslo è una capitale verde”

ALESSANDRO RICCI DA OSLO Caffe.ch 7.7.19

La svolta “green” che ha cambiato la capitale norvegese
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Dal bus elettrico a guida autonoma che passa di fronte alla Norske Opera & Ballett, il teatro dell’opera, osservando le decine di persone che utilizzano monopattini elettrici, si fa presto a capire perché Oslo sia diventata la capitale verde europea del 2019. Il futuro è arrivato qui ed è il frutto di una rivoluzione verde che ha coinvolto la città negli ultimi 10 anni. “Grazie alla sinergia tra istituzioni e privati, siamo riusciti a coinvolgere la popolazione nel cambiamento green. Sta funzionando e i cittadini vedono di buon grado questa trasformazione”, afferma Marianne Alfsen del comune di Oslo.
La rivalorizzazione degli spazi verdi, l’utilizzo del suolo in maniera sostenibile, il miglioramento della qualità dell’aria e il taglio delle emissioni di CO2 del 50% entro il 2020, oltre al proposito di diventare “CO2 neutral” nel 2050, hanno portato la capitale norvegese a vincere il prestigioso riconoscimento. Un lavoro che è frutto di investimenti pubblici e di un piano di ristrutturazione urbana che ha trasformato non solo l’aria ma anche il volto della città.
I dati bastano a spiegare il successo del modello Oslo. Il 60% delle auto vendute nel 2018 sono a trazione elettrica e l’azienda dei trasporti pubblici punta ad essere carbon free entro il 2028 con l’investimento in autobus elettrici ed ibridi, ma soprattutto grazie alla disincentivazione dell’utilizzo dei mezzi privati. “Siamo riusciti a diminuire le allergie e l’asma e intanto abbiamo creato nuovi posti di lavoro nell’economia circolare e in quella verde”, afferma il capo dell’esecutivo cittadino Raymond Johansen.
Ma se passeggiando nei dintorni del Rådhus, il municipio dove viene consegnato il premio Nobel per la pace, è possibile capire come una città libera dal traffico possa migliorare la vita dei propri cittadini, è visitando l’azienda dei rifiuti che si capisce il lavoro svolto. Tutto ciò che proviene dalle case di Oslo passa per qui, viene processato, riciclato e il resto incenerito per riscaldare le abitazioni durante l’inverno. La Co2 emessa viene catturata e stoccata, grazie ad un progetto pilota, sotto il mare del Nord, attraverso la tecnica del Ccs (Carbon capture and storage). È il grande passo della rivoluzione verde, trasformare gli scarti in risorse, per regalare una speranza alla generazione dei Fridays for future.
Lo stesso vale per la conservazione della natura. La salvaguardia delle aree verdi ha permesso non solo il ritorno di alcune specie migranti ma anche il miglioramento delle falde acquifere, che in seguito alle piogge acide degli anni ’80 avevano visto un notevole peggioramento. Così il riportare le sorgenti alla luce del sole ha permesso la depurazione dell’acqua attraverso tecniche naturali e “ha svolto anche una funzione di arredo urbano, perché vivere vicino ad un corso d’acqua – sostiene Terje Laskemon, dell’agenzia per lo sviluppo urbano – migliora notevolmente la vita”.
E se Oslo conferma il modello nordico, il 2020 sarà l’anno di Lisbona, mentre il 2021 quello di Lahti, in Finlandia. Il premio della Commissione europea, che oltre ai 28 Paesi include Norvegia, Islanda, Svizzera e Liechtenstein non è solo un riconoscimento, ma punta a mostrare come la transizione energetica possa essere un fattore di sviluppo, non solo in chiave di qualità della vita, ma anche dal punto di vista economico.