L’armatore Metz spiega perché era necessario attraccare a Lampedusa

interris.it 7.6.19

Dalla Mediterranea, intervista esclusiva a In Terris : “Il Governo parli di persone, non di numeri”

L'armatore sociale Alessandro Metz

L’armatore sociale Alessandro Metz


E’ attraccata da poche ore al porto di Lampedusa
 la barca a vela Alex della Ong Mediterranea Saving Humans, forzando il blocco del Ministero dell’Interno, ma la situazione è ancora lontana da una distensione. Il braccio di ferro con il Viminale, infatti, non si arresta. Sin dalle prime ore della mattina, la Mediterranea Saving Humans, in una nota, aveva denunciato le condizioni critiche dei migranti sul veliero chiedendo, in nome di tale emergenza, la possibilità di attraccare sull’isola piuttosto che raggiungere La Valletta. Fonti del Ministero dell’Interno hanno spiegato che il Governo Italiano s’è mostrato disponibile a scortare l’imbarcazione fino a Malta, palesando altresì la fermezza nell’impedire l’attracco sull’isola di Lampedusa. Ma l’armatore sociale di MediterraneaAlessandro Metz, ha detto a In Terris che non c’erano le condizioni per andare oltre.

La nave Alex ha attraccato. Qual è il suo primo commento?
“Finalmente, con l’attracco in un porto sicuro, siamo arrivati alla giusta conclusione del salvataggio, così queste persone, che vengono da mesi di violenze e torture in Libia, a cui si sono aggiunti giorni di pemanenza in mare, possono finalmente essere accolte, curate e assistite. Questo  era l’obiettivo che volevamo raggiungere, questo era ciò che per diritto e legge bisogna fare quando si effettua un salvataggio”.

Ora che cosa accadrà?
“Davanti a uno stato di necessità, noi ci siamo assunti la responsabilità di entrare a Lampedusa, nonostante il Governo abbia fatto di tutto per impedire di aiutare e arrivare a una soluzione. Ci siamo arrivati, ma con 24 ore di ritardo rispetto a una soluzione che era sulla via di una soluzione già ieri pomeriggio”.

Cioè?
“Ieri pomeriggio, intorno alle 15, una nave della Marina Italiana era già pronta e apparecchiata per venire a prendere le persone a bordo dell’imbarcazione Alex, trasbordarle e poi condurle a Malta, come previsto dagli accordi tra Italia e Malta. Non sono io a dirlo, lo dice un comunicato emesso dal Governo”. 

E poi, cos’è successo?
“Evidentemente qualcosa è accaduto, qualcuno dev’essersi messo in mezzo, non so se per difficili rapporti tra le forze di maggioranza, non so se per qualche motivo: sta di fatto che quest’operazione non è stata condotta. Da quel momento in poi è iniziato un balletto, un gioco al rialzo indecoroso, visto che si giocava sulla pelle di esseri umani in carne ed ossa”.

Qual è stata l’emergenza?
“L’imbarcazione Alex non è attrezzata per un salvataggio, è una barca a vela deputata soltanto a svolgere un’operazione di monitoraggio nel mar Mediterraneo. Ma quando in mare incontri una situazione di questo tipo, la legge ti impone di provvedere al salvataggio. Se tu non salvi, sei perseguibile penalmente, perché esiste la legge che impone di salvare in mare, e in mare si salva sempre. Così abbiamo fatto, nonostante non fossimo nelle condizioni migliori per farlo, dati i limiti tecnici dell’imbarcazione. Nonostante questo, l’equipaggio della Alex, con una grandezza d’animo enorme, ha deciso che non poteva lasciare là, in mezzo al mare, Fatima, una bambina di 5 mesi, insieme ad altre 53 persone, come tre bambini, o un bambino di 11 anni che viaggiava da solo”.

Che cosa vi ha spinto a forzare il blocco?
“Lo stato di necessità. Ormai, le condizioni igienico-sanitarie sull’imbarcazione erano del tutto compromesse. È da ieri pomeriggio che manca l’acqua per i servizi, e se vi aggiungiamo le temperature e le condizioni di salute dei passeggeri, è facile comprendere come si stesse degradando la possibilità di rimanere in quelle condizioni. Così, quando si è arrivati a un punto massimo di insostenibilità, abbiamo dovuto rispondere allo stato di necessità decidendo di attraccare”.

Cosa si aspetta ora?
Davanti a tutto questo, noi ci assumiamo la responsabilità di salvare le vite umane e portarle in un porto sicuro. Vorrei che il Governo, quando si parla di salvataggi, parlasse di Fatima, non di numeri. Vorrei che menzionasse il bambino undicenne che è partito per cercare nuove opportunità di vita. Vorrei che si parlasse di queste persone, storie, perché sennò tutto sembra facile. D’altra parte, auspico che ciascuno si assuma le sue responsabilità: è ora di finirla, sta diventando tutto così imbarazzante. Vorrei che tutti quanti agiscano in base al diritto e alle normative vigenti, compreso il Governo italiano”.

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