SPY FINANZA/ Gli indizi dei disastri in arrivo sui mercati

Il mondo viaggia con il pilota automatico, ma c’è il rischio che sui mercati si arrivi a uno schianto da far pagare alle classi medie

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Lapresse

Il mondo viaggia con il pilota automatico, ormai. E, paradosso dei paradossi, i cosiddetti sovranisti – quelli che appunto sono nati formalmente per tutelare le sovranità nazionali e le volontà popolari contro le etero-direzioni di élites politiche e finanziarie – non hanno nulla da dire. Anzi, colgono – giustamente, a voler essere pragmatici – la palla al balzo. Guardate questi due grafici, poiché parlano più di mille parole: ci mostrano due reazioni pavloviane cui abbiamo assistito sui mercati negli ultimi tre giorni. Il primo è la plastica dimostrazione di come la vittoria del centrodestra in Grecia alle elezioni di domenica scorsa abbia spinto il rendimento del decennale ellenico talmente in basso da risultare meno appetibile, a livello di premio di rischio attribuito a chi lo detiene, di quello del pari durata… statunitense! Atene meglio di Washington, stando al giudizio degli investitori! Ovvero, la nazione più disastrata d’Europa, a detta di tutti, piazza debito a condizioni più favorevoli della prima potenza mondiale, oltretutto nel suo momento di massimo splendore economico! E non è un gioco della playstation, terminato il quale, si spegne la consolle e si torna alla realtà. 

Il secondo grafico, poi, ci riguarda direttamente, perché mostra come il Governo italiano, dopo aver lanciato strali e idiozie di vario genere e grado contro Mario Draghi e la Bce per un semestre abbondante, ora abbia capito che aria tiri e si sia immediatamente adeguato: riaperta di gran carriera la stagione di caccia sull’obbligazionario sovrano dopo il proclama di Sintra ed ecco subito una bella sottoscrizione pari a 6 volte l’offerta per il Btp a 50 anni! Eh già, il Tesoro offriva 3 miliardi di carta con maturazione 2067 e ha ricevuto richieste per 17,5 miliardi di euro, manco fossimo diventati di colpo la Svizzera. E attenzione, pagando il 2,87% di rendimento sui 50 anni, praticamente 1 punto percentuale in meno rispetto soltanto alla fine del 2018. Cosa dite, in un caso e nell’altro, è tutto merito dei governi nazionali, delle loro scelte programmatiche e delle dinamiche macro dei Paesi in questione? Oppure meramente della Bce e della sua “promessa di Sintra”, ovvero tassi a zero in eterno, aste di rifinanziamento per le banche da settembre e nuovo Qe appena si sostanzierà uno scricchiolio più sinistro del dovuto? Facile governare così, cosa ne pensate? E la cosa bella è che questo Governo ha anche la faccia tosta di dire che l’Europa gli fa la guerra! 

Procedura di infrazione evitata, soltanto confermando quando promesso – ovvero deficit al 2,04% e non al 2,4% come minacciato dai mitomani seriale che albergano nei vari dicasteri -, debito scudato dallo spead dal reinvestimento Bce deciso lo scorso dicembre e, quando questo non è perso sufficiente, riattivazione del bazooka che ti permette di piazza carta da parati a 50 anni a meno del 3% di rendimento e con domanda 6 volte l’offerta. È questa la guerra che ci sta facendo l’Europa, forse? Se sì, vorrei anch’io dei nemici così. 

E la Grecia? Scusate tanto, ma non stiamo parlando del Paese che, sui giornali come nei talk-show, viene descritto come devastato dal passaggio della Troika, roba da invasione barbarica e passaggio degli Unni? Scusate, ma non siamo qui, ogni tre per due, a discutere su una potenziale accusa di infaticidio di massa contro il Fmi per le sue politiche ateniesi di distruzione del welfare state? E qual è stata la risposta? Non solo spediamo il capo dello stesso Fmi alla guida proprio della Bce, ma addirittura registriamo con gaudio il fatto che il decennale greco porti un rendimento inferiore del suo pari durata statunitense. Cos’è, di colpo fra Maryland e North Carolina c’è stata un’epidemia letale di morbillo che ha decimato la popolazione infantile e allora il Treasury vale meno della carta igienica del Pireo, provincia cinese solo formalmente ancora ellenica? Oppure volete credere all’idiozia dei mercati che festeggiano l’arrivo del centrodestra al potere ad Atene, la stessa Nuova Democrazia che negli anni Novanta ha creato i presupposti del default? Ma vi rendete almeno conto che vi stanno prendendo per i fondelli? 

Guardate questo altro grafico, il quale ci mostra come uno dei business più sicuri e profittevoli garantiti dal regime di soppressione globale e di stampo sovietico del rischio operata dalle Banche centrale sia – udite udite – il bond a 100 anni del Messico! Signori, stiamo scherzando o cosa? Il Messico, lo stesso Paese che sconta un potere dei cartelli della droga che se la gioca con mafia e ‘ndrangheta e che deve continuamente pregare Dio che Donald Trump non si svegli storto o con qualche rogna sessuale o fiscale da risolvere (tradotto, da nascondere), altrimenti minaccia dazi sulle importazioni o sanzioni per il muro o chiusura di fabbriche di automobili e si schianta al suolo, rappresenta l’oggetto del desiderio per i cercatori di rendimento globali! Ci si picchia per comprare il suo debito a 100 anni! 

Di più, proprio l’altro giorno il ministro delle Finanze messicano, Carlos Urzua, si è dimesso, facendo letteralmente crollare il cambio del peso sul dollaro. E sapete perché ha detto addio al “Governo del cambiamento”, quello che doveva combattere corruzione e malaffare? Per un sospetto di conflitto di interessi di massa all’interno dell’esecutivo, unito – tanto per non farsi mancare niente – “al fatto che molte decisioni dell’esecutivo sono state prese da colleghi senza alcuna esperienza”. Bene, di fronte a un atto simile, giustificato con parole simili e con una reazione di Borsa e valuta da mani nei capelli, pensate che il mondo si sia posto mezza domanda sul detenere in portafoglio quella carta a 100 anni? Assolutamente no. Anzi, chi ne cura il piazzamento sul mercato, la svizzera Pictet, dall’ufficio di Londra ne tesse le lodi, quasi stesse vendendo un prodotto plain vanilla. E, in effetti, in regime di Qe globale permanente, tutti i gatti sono grigi. Non esiste più concetto di rischio, tanto c’è sempre qualcuno che tampona. 

Il tuo fondo di investimento ha ecceduto con i bond illiquidi che ha piazzato nel portafoglio a reddito fisso? Che problema c’è, tanto ora la Bce comprerà debito corporate con il badile e anche un insolvente cronico incapace di onorare le scadenze tornerà ad avere il rating di Ford o Disney dei tempi d’oro. Signori, stiamo vivendo in un mondo che non esiste. E sarà sempre peggio, perché se – come sarà giocoforza obbligata a fare – al meeting del 30 e 31 luglio la Fed taglierà davvero i tassi, anche solo di 25 punti base, il vaso di Pandora delle aspettative di mercato sarà scoperchiato del tutto e non si potrà più tornare indietro, pena un tonfo dei mercati e una carneficina sull’obbligazionario senza precedenti. Sapete, percentualmente, quanti sono nell’eurozona i bond con un rendimento superiore al 3%? Zero. E tra il 2 e il 3%? L’1%. E fra l’1 e il 2%? Rappresentano il 10% del totale. In compenso, il 62% viaggia fra lo 0% e l’1% di rendimento e il 27% è con yield negativo. 

Signori, siamo al ridicolo tramutato in realtà quotidiana. E nessuno, dico nessuno, ha da ridire. E, soprattutto, si pone interrogativi sul futuro che ci attende. Nè i sovranisti, ai quali a quanto pare va benissimo di non contare nulla, visto che governa de facto la Bce. Alla destra cosiddetta liberale, la quale dovrebbe mettere in guardia in servizio permanente effettivo dai disastri a medio termine che una dinamica simile porterà con sé e cercare delle soluzioni tampone immediate per quando gli shock arriveranno. Né alla sinistra, più o meno estrema, più o meno keynesiana, la quale assiste imbelle, vaneggiando di riforme dell’Europa e brandendo il vessillo ormai liso e stinto della presunta giustizia sociale da perseguire come fine ultimo, fra uno sbarco di Ong e l’altro. 

Sapete invece a cosa è prodromico uno status quo simile? Ce lo mostrano i dati, a partire da quelli legati alla rilevazione dei veri e unici beneficiari della riforma fiscale di Donald Trump: a fare ancora più ricche le già ricche élites, le quali sanno che ormai siamo alla fase finale, all’ultimo stage dello schema Ponzi e, come prima del crollo Lehman, cercano di massimizzare i guadagni, in attesa di speculare sulle macerie. E chi verrà ulteriormente massacrato, questa volta proprio a livello terminale, quando questa operazione verrà mandata all’aria dall’ovvia conseguenza della sua insostenibilità? La classe media, già oggi – in tutto l’Occidente, non in India o Cina – degna di una tutela da Wwf o Greenpeace. 

Signori, attenzione a quello che volete, perché come vi ripeto sempre, rischiate di trovarlo. E attenzione a scherzetti estivi della Fed, la quale non persegue la politica monetaria o la stabilità dei prezzi, ma la politica egemonica statunitense in campo geofinanziario con altri mezzi. E state sicuri che il dollaro, i futures e i derivati non fanno morti, non spargono sangue e budella sul campo di battaglia, ma sono molto più letali. Socialmente accettati e accettabili. E, soprattutto, rapidi. Quando prenderete coscienza, rischierà quindi di essere già tardi.