B.Carige: la parola ora spetta ai Malacalza (Mi. Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Commissari, banker e consulenti non se la sentono ancora di abbandonarsi all’ottimismo sul salvataggio di Carige . Se infatti l’offerta non vincolante di Cassa Centrale Banca e del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi è stata un importante passo in avanti, il percorso ad ostacoli non è ancora concluso.

Solo per restare alla cronaca, venerdì 26 il consiglio di amministrazione del Credito Sportivo ha corretto la rotta sull’intervento nella ricapitalizzazione: l’istituto ha infatti deciso di sottoscrivere il bond subordinato per soli 20 milioni, una cifra lontana dai 75 previsti inizialmente. Nulla di grave ma, se è vero che il diavolo è nei dettagli, gli imprevisti non mancheranno. Soprattutto perché sul tappeto c’è ancora l’incognita principale, cioè l’adesione della famiglia Malacalza al piano di salvataggio. Un’eventualità sulla quale, ancora oggi, nessuno si sbilancia.

Ad aver sbloccato la partita Carige dopo i clamorosi dietrofront e le proposte stracciate dei fondi di investimento, sono stati i trentini di Cassa Centrale entrati con decisione sul dossier alla fine di giugno. Per la verità l’amministratore delegato Mario Sartori aveva iniziato a studiare il deal tra febbraio e marzo, quando ancora a Genova si ipotizzavano improbabili cordate di fondi e asset manager. Metodico e determinato Sartori, affiancato dagli uomini della PwC, è rimasto alla finestra fino alla metà di giugno per poi rompere gli indugi e avviare una due diligence. Secondo lo schema definito Ccb prenderà inizialmente poco meno del 9,9% di Carige (assistita da Ubs, Bcg e dallo studio legale Gatti Pavesi Bianchi) sottoscrivendo 65 milioni nell’aumento da 700 milioni e 100 milioni nel bond convertibile emesso dalla banca. La partecipazione iniziale sarebbe stata definitiva d’intesa con Bce in via prudenziale, ma salirà progressivamente dopo il superamento della prossima asset quality review. Un piano in più tappe insomma costruito su misura per un gruppo appena nato di cui Francoforte vuole testare la solidità.

Non c’è dubbio comunque che l’obiettivo di Sartori e del presidente Giorgio Fracalossi sia arrivare al controllo di Carige per dare vita a un istituto omogeneo in termini di governance e di strategie. Per raggiungere questo obiettivo Ccb avrebbe un’opzione call da esercitare in 18 mesi, per acquistare circa il 90% delle azioni in mano al Fitd (assistito dallo studio legale Bonelli Erede e da Kpmg) con uno sconto compreso fino al 50%.

Per quanto riguarda gli altri soggetti in campo, la struttura dell’operazione prevede che l’aumento venga sottoscritto per altri 313 milioni con la conversione del subordinato in mano allo Schema Volontario e garantito per la restante parte dal Fitd. I restanti 100 milioni di tier 2 dovrebbero finire in pancia ad alcuni investitori istituzionali, con in testa Amissima (50 milioni), Cattolica (10) e Mediolanum (5). In ballo anche il Credito Sportivo, che oggi riunirà il cda, e Mediocredito Centrale. Sulla base di questo programma martedì 30 il Fondo Interbancario riunirà consiglio e comitato di gestione per dare l’ok definitivo all’intervento da 900 milioni di euro, di cui 700 in aumento di capitale e 200 di bond subordinati Tier 2. Se non ci saranno intoppi i commissari potranno convocare per la fine di settembre l’assemblea che dovrà votare l’aumento.

Se insomma i pianeti si stanno progressivamente allineando, c’è ancora un’incognita non da poco conto all’orizzonte: la decisione dei Malacalza (oggi attestati al 27% del capitale). L’assenso della famiglia è essenziale per condurre in porto un’eventuale integrazione visto che qualunque deal dovrà passare al vaglio dell’assemblea straordinaria che oggi i Malacalza (assistiti dall’avvocato Paolo Ghiglione dello studio legale Allen & Overy) sono ancora in grado di condizionare. Ecco perché già da tempo si sarebbe aperto un canale con l’azionista, con l’obiettivo di coinvolgerlo nel progetto industriale. Se non è ancora dato conoscere l’esito di questi contatti, vero è che nel mese di maggio la famiglia si era espressa positivamente sull’ipotesi di un nuovo sforzo patrimoniale dopo gli oltre 400 milioni già investiti in Carige . Un ulteriore incentivo sarebbe costituito da un posto nel nuovo consiglio di amministrazione che, in base al piano appena definito, dovrebbe essere riservato agli storici azionisti della banca. Anche così però oggi nessuno si sbilancia a fare previsioni.

Troppo fresco è il ricordo dell’assemblea straordinaria di fine 2018 quando, con una mossa a sorpresa, i Malacalza rovesciarono l’esito dell’assise astenendosi dalla votazione sull’aumento di capitale. Una scelta che aprì le porte al commissariamento dell’istituto. Certo è che, se lo stesso film si ripetesse nell’assemblea prevista per settembre, per la banca potrebbe concretizzarsi l’incubo più nero: con ogni probabilità l’esito sarebbe una risoluzione con la separazione di good bank e bad bank e l’ imputazione della perdita ad azionisti e bondholder.

red/cce

(END) Dow Jones Newswires

July 29, 2019 02:20 ET (06:20 GMT)