La trappola della liquidità di Keynes è davanti a noi. Basta vederla

Massimo Bordin micidial.it 6.8.19

Finalmente a qualcuno sta venendo il leggerissimissimo sospetto che il mondo stia per incastrarsi nella “trappola della liquidità” di cui parlava J.M. Keynes negli anni Trenta del secolo scorso.

Il dubbio è stato esplicitato dalle maggiori agenzie di stampa economica in questi giorni con un titolo quanto mai evocativo: «L’illusione della Liquidità».

E’ bello vedere che in occasione dell’anno che celebra l’allunaggio, qualcuno scende anche sul nostro umile pianeta Terra  e ci spiega ciò che gli economisti keynesiani spiegano loro da anni. L’allarme è scattato quando i maggiori fondi di risparmio e la più grande banca tedesca (Amundi  e Deutsche Bank) hanno ammesso che le banche dopo il 2008 non hanno rinunciato al rischio, ma lo hanno semplicemente trasferito sui clienti dei fondi. La notizia bomba anticipa una recessione in stile mutui subprime, ma prima di evidenziare i perchè e i percome, è bene chiarire cosa intendeva Keynes con l’espressione “trappola della liquidità”.

In estrema sintesi, la trappola è una situazione in cui la politica monetaria non riesce più ad esercitare alcuna influenza sulla domanda, e dunque sull’economia. 

Vi ricorda qualcosa?

In questi anni, le banche centrali hanno pompato liquidità e hanno abbassato i tassi d’interesse di fatto portando le obbligazioni a rendimenti negativi. Addirittura, in Svizzera abbiamo appena assistito all’emissione di un titolo di stato a 50 anni che viene venduto alla quota nominale di 200 garantendo alla scadenza un rimborso a 100. Il che, al di fuori dei tecnicismi, significa che chi acquisterà tale obbligazione statale e la terrà fino a scadenza riceverà la metà di quanto investito…

In altre parole, oggi non ci troviamo in un terreno inesplorato, come si sente spesso dire, ma nel mondo dei pazzi.

Le banche, come correttamente autodenunciato dal CEO di Amundi, Pascal Blanquè, si sono buttate sul risparmio gestito tramite fondi e sicav con risultato che

1. i fondi di investimento che promettono ai loro clienti di poter ritirare i loro soldi su base quotidiana, sono basati sulla bugia.

2. non esiste alcuna ragione al mondo per la quale si possa negare che stiamo per affrontare un problema di mismatch di liquidità, un qualcosa che ormai è nell’aria.

Insomma, per il boss del più grande fondo di investimento del Vecchio Continente, esiste un problema di prosciugamento delle liquidità, cioè che i clienti della banche che hanno investito in fondi possano NON trovare la liquidità subito disponibile.

Ben lungi da parte mia creare inutili allarmismi per un articolo di giornale, ma queste news si fanno sempre più numerose sulla stampa specializzata. Se uniamo i puntini con i tassi sotto zero, il cerchio si chiude.

Keynes, nello spiegare queste situazioni tanto ricorrenti quanto dirimenti, è stato, al solito, un vero maestro.

A far cadere l’economia nella trappola di cui parlava l’economista britannico, è la sfiducia.

Quando gli operatori temono fenomeni come guerre, deflazione, assenza di domanda aggregata, preferiscono la liquidità. Se le banche sono a tassi zero, lo stimolo è finito e la situazione finisce per avvilupparsi su sè stessa.

Detto diversamente, di fronte a sfiducia, gli operatori preferiscono la liquidità, ma così facendo finiscono per realizzare i loro peggiori incubi. Ciò è tanto più vero quando la banca centrale ha esaurito la sua capacità di stimolare i prestiti grazie all’abbassamento dei tassi 

Il vero motore dei consumi, infatti, risiede nella fiducia prima ancora che nei tassi.

La crisi economica, nel sistema capitalistico, è ciclica e prima o dopo arriva. Dunque, è bene sapere in che parte del ciclo ci troviamo. A mio avviso siamo alle soglie di una recessione di tipo tecnico e se non basta l’allarmismo di Blanquè diamo un’occhiata all’andamento del prezzo dell’oro, che di solito si rivela un test di notevole efficacia.

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