Appalti, servizi, imposte: è boom di false fideiussioni

Nicola Borzi valori.it 8.8.19

Cresce il numero delle vittime truffate da polizze farlocche (e costose) che si rivelano carta straccia. Un business enorme legato alla criminalità organizzata, anche mafiosa

19 giugno 2014: Torino, truffe per 465 milioni attraverso false fideiussioni, sequestrate 5875 polizze. Tra le vittime delle fideiussioni farlocche figurano ministeri, prefetture, questure, uffici dell’Agenzia delle Entrate e delle Dogane, dell’Inps e delle Asl, Regioni, Province e numerosi Comuni. La società che forniva le fideiussioni è fallita: garantiva la realizzazione di strade e opere di urbanizzazione, iscrizioni a tornei sportivi, pagamento di imposte.

19 gennaio 2016: false fideiussioni per 1 miliardo, 15 arresti tra Svizzera, Milanese, Monza, Bergamo, Ferrara, Cosenza, Como, Napoli e Varese. Gli indagati hanno incassato 12 milioni di premi da imprenditori che avevano contratti con i Comuni di Carugate, Gorla Minore e Bresso, Cepagatti in Abruzzo, con le aziende ospedaliere di Cannizzaro, Udine, Legnano, Valtellina e Valchiavenna, Gallarate, Terni e “Dei Colli” di Napoli, il Policlinico San Matteo di Pavia e le Ferrovie Nord di Milano. Con i soldi della ‘ndrina di Desio, riciclati a Lugano, avrebbero finanziato la Lombard Merchant Bank, la Centrofinanziaria Spa e la Confidi Nord Ovest, società che in poco più di un anno avrebbero inquinato il mercato italiano con fideiussioni false per un miliardo di euro.

Febbraio 2016: scoperto a Roma un giro di Confidi apparentemente legale (erano abilitati a fornire garanzie alle Pmi loro socie) che aveva rilasciato false garanzie per oltre un miliardo.

27 gennaio 2017: crack della Digitmedia srl di Genova, spariti 7 milioni attraverso una falsa fideiussione, la garanzia del capitale dichiarata sotto forma di obbligazioni di Deutsche Bank depositate in una banca di Madrid è una truffa gestita da personaggi legati alla ‘ndrangheta e a Lombard Merchant.

17 luglio 2017: due arresti per le fideiussioni false a Latina, truffa da mezzo miliardo.

16 gennaio 2018: fidejussioni false per 200 milioni, nella Bergamasca otto arresti e 34 denunce, flussi di denaro verso Monaco e Malta.

20 aprile 2018: la guardia di Finanza di Bolognasmantella una rete di broker per aver «ideato, organizzato e promosso un’associazione per delinquere dedita all’emissione di false fideiussioni senza disporre delle previste autorizzazioni ed in carenza delle coperture finanziarie per far fronte alle stesse». Nell’operazione (significativamente denominata “carta straccia”) finiscono denunciati 41 broker finanziari: in tre anni avevano piazzato sul mercato false polizze per 20 milioni di euro a danno di soggetti privati ed enti pubblici.

3 luglio 2018: arrestato l’uomo dietro la svizzera Lombard Merchant, che ha piazzato fideiussioni false per 1 miliardo di euro.

23 gennaio 2019: va in prescrizione il processo al broker di Ascoli Piceno che procacciava clienti tra le imprese edili in cerca di fideiussioni, sequestrate circa 700 polizze prive di valore emesse da società non abilitate, per un ‘capitale garantito’ di oltre 166 milioni di euro e premi da 250mila euro.

17 maggio 2019: catturato a Napoli truffatore da 350 milioni che con false fideiussioni tentò la scalata a Olidata.

13 giugno 2019: tre arrestati e 12 denunce a Torino, accusa di associazione per delinquere transnazionale finalizzata alla truffa, ai danni di risparmiatori, società e professionisti, per un ammontare di 2 milioni e 700mila euroattraverso false fideiussioni.

25 giugno 2019: ‘ndrangheta in Emilia, la truffa del clan con una falsa fideiussione da 3 milioni ad azienda vitivinicola di Treviso.

8 luglio 2019: Trieste, truffa ai danni di enti pubblici per circa 800mila euro attraverso false fideiussioni, in tre agli arresti domiciliari.

15 luglio 2019: Torino, due condanne per la truffa della “società fantasma” che piazzava false fideiussioni.

Un business in crescita legato alle norme sugli appalti (e alla crisi)

Dalla cronaca – incompleta – degli ultimi cinque anni emerge l’escalation delle truffe realizzate attraverso il collocamento a imprenditori, aziende private e pubbliche, enti locali e amministrazioni statali di false fideiussioni.

Il reato sta prendendo piede sempre di più e vede all’opera organizzazioni criminali di vario stampo, che finiscono spesso per coinvolgere le mafie, attraverso operazioni di riciclaggio di capitali ingenti che poi spariscono lungo canali offshore. Il tutto deriva dal fatto, come spiega la Banca d’Italia, che «la domanda di garanzie da parte di imprese, di privati e del settore pubblico è cresciuta in modo significativo negli ultimi anni a causa della crisi economica che aumenta il bisogno di protezione, ma anche delle numerose norme che ne richiedono la presentazione a tutela delle obbligazioni assunte nei confronti, in particolare, della Pubblica Amministrazione. Il rilascio di garanzie è un’attività delicata e rischiosa allo stesso tempo. Pertanto, la legge prevede che chi la svolge debba essere sottoposto a particolari abilitazioni, collegate al possesso di strutture patrimoniali e organizzative idonee a far fronte agli impegni assunti».

Come ammonisce via Nazionale, verificare che il garante sia iscritto agli elenchi degli operatori abilitati «a volte può non bastare. In casi specifici, per esempio a motivo della natura pubblica del beneficiario o del tipo di contratto che si vuole garantire, la legge restringe ulteriormente il numero dei soggetti abilitati».

False fideiussioni soprattutto su acconti per case e gare d’appalto

I casi più diffusi di emissione di fideiussioni false – spiegava la Repubblica del primo novembre 2017 – «sono gli acconti per le case in costruzione e le gare di appalto pubbliche: il nuovo codice degli appalti richiede una garanzia pari al 2% al momento della presentazione della domanda, e, se la società risulta vincitrice, del 10%, prima di dare inizio ai lavori.

Il moltiplicarsi dei casi in cui si richiede una fideiussione – anche nel settore dei pannelli fotovoltaici, o dei visti turistici – si spiega con l’esigenza di garantire i vari soggetti coinvolti ma, paradossalmente, dal momento che soltanto le banche e le compagnie di assicurazione del ramo cauzioni hanno titolo a rilasciare le polizze, ha avuto l’effetto opposto: la difficoltà a ottenere delle garanzie serie.

I soggetti abilitati sono pochi, magari pongono condizioni gravose, per garantirsi a loro volta, e così si è lasciato spazio a quello che è diventato un vero e proprio “network” di procacciatori,una rete capillare di broker pronta a offrire garanzie finanziarie a prezzi convenienti a chiunque ne abbia bisogno».

Le regole di legge, i controlli di Banca d’Italia

L’emissione di fideiussioni (garanzie finanziarie nei confronti del pubblico) è consentita oltre che alle compagnie di assicurazione (il cui elenco è consultabile sul sito www.ivass.it) e alle banche, anche alle cosiddette “vecchie finanziarie”, quelle autorizzate in base all’articolo 107 del Testo unico bancario, iscritte nell’elenco speciale (nella versione antecedente alla modifica introdotta dal decreto legislativo n. 141 del 2010, nel seguito “vecchio Testo unico bancario” o Tub).

Nell’elenco speciale sono iscritti anche i cosiddetti Confidi autorizzati dal vecchio articolo 107 dello stesso vecchio Testo unico bancario, pure abilitati al rilascio di garanzie nei confronti del pubblico.

Insieme a questi intermediari autorizzati all’emissione di garanzie finanziarie, ce ne sono altri iscritti in elenchi tuttora tenuti dalla Banca d’Italia, che però hanno un ambito operativo più circoscritto. Si tratta delle cosiddette vecchie Finanziarie iscritte nell’elenco generale istituito dal vecchio articolo 106 dal vecchio Tub, che possono rilasciare garanzie in casi delimitati e solo se in possesso di una specifica attestazione rilasciata dalla Banca d’Italia.

Allo stato attuale, nessuna vecchia Finanziaria ex articolo 106 vecchio Testo Unico Bancario dispone di questa attestazione.

Quanto ai cosiddetti Confidi minori, registrati in una sezione dell’elenco generale previsto dall’articolo 155, comma 4 del vecchio Tub, questi Confidi possono prestare soltanto garanzie collettive dei fidi, cioè garanzie rilasciate alle piccole e medie imprese associate per consentire l’accesso al credito di banche e intermediari finanziari.

Le vecchie Finanziarie ex articolo 106 e le vecchie Finanziarie ex articolo 107 potevano continuare a operare solo fino al 12 maggio 2016 a meno che non venissero iscritte nell’Albo specifico previsto dal nuovo articolo 106 del Tub. Queste nuove Finanziarie istituite dal nuovo articolo 106 possono rilasciare garanzie nei confronti del pubblico negli stessi casi in cui è consentito alle vecchie Finanziarie regolate dal vecchio articolo 107.

I rischi delle finanziarie estere

Infine, spiega la Banca d’Italia, occorre cautela anche in caso di garanzie offerte da finanziarie estere. Poiché esse non sono ammesse nemmeno al mutuo riconoscimento in ambito comunitario, per poter operare legittimamente in Italia devono essere necessariamente iscritte in uno degli elenchi tenuti dalla Banca d’Italia(generale, speciale o albo unico).

In mancanza di iscrizione, le garanzie non possono essere emesse sul territorio dello Stato e l’attività delle finanziarie estere deve considerarsi abusiva.

Per contrastare il fenomeno, la Banca d’Italia pubblica dal luglio 2015 sul proprio sito un elenco, che viene aggiornato periodicamente dei “soggetti segnalati per garanzie rilasciate in assenza di abilitazione”.