B.P.Bari: piano in due tappe (MF)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Si aprirà in settembre il cantiere attorno alla Banca Popolare di Bari. Smarcato il rinnovo degli organi che ha impegnato il vertice tra giugno e luglio, subito dopo la pausa estiva dovrebbe entrare nel vivo il delicato processo di turnaround dell’istituto (assistito da Rothschild come advisor finanziario).

Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza il primo passaggio potrebbe essere la cessione di gran parte dei crediti deteriorati rimasti in portafoglio. Il nodo resta ovviamente quello del prezzo che però potrebbe essere risolto coinvolgendo soggetti con un rendimento atteso meno alto rispetto ai fondi di investimenti. Una descrizione che si adatta perfettamente alla Sga, un soggetto ormai sempre più attivo nel settore del credito deteriorato.

La società controllata dal Tesoro e guidata da Marina Natale è tornata sul mercato un anno e mezzo fa con l’acquisto degli oltre 17 miliardi di crediti deteriorati dalle due ex banche venete nell’ambito del processo di salvataggio pilotato dal governo Gentiloni. A fine 2018 la popolare aveva sofferenze per 1,13 miliardi (201,4 milioni più 937 milioni di altre esposizioni deteriorate) pari al 16,07% del totale impieghi del gruppo. Una volta ridotta la rischiosità dell’attivo la Popolare di Bari dovrebbe definire l’integrazione con un altro istituto di credito, probabilmente una o più banche del territorio (si parla della Popolare di Puglia e Basilicata). Per chiudere il merger bisognerà correre contro il tempo per beneficiare della nuova normativa sulle Dta. La nuova norma sulle imposte differite contenuta nel decreto Crescita consentirebbe infatti la trasformazione delle Dta (attività fiscali differite) in credito d’imposta fino a 500 milioni nel caso in cui una banca del Sud si aggreghi con un altro istituto. Un forte incentivo, insomma, che dovrebbe spingere la Popolare di Bari a rompere gli indugi e a realizzare un deal in tempi brevi. L’integrazione potrebbe procedere in parallelo con il processo di consolidamento delle popolari del Sud a cui Bankitalia ha impresso un’accelerazione. Gli istituti interessati finirebbero sotto l’ombrello di una holding pur mantenendo l’autonomia in termini societari sul modello del Crédit Agricole. A fare da perno all’operazione sarà un soggetto istituzionale e alcuni ambienti della maggioranza avrebbero intenzione di candidare il Mediocredito Centrale.

red/lab

(END) Dow Jones Newswires

August 09, 2019 02:18 ET (06:18 GMT)

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