Anche le donne killer nella faida in Messico

GUIDO OLIMPIO caffè.ch 18.6.19

Ecco come i cartelli della cocaina si sono moltiplicati

A fine luglio due boss della mala israeliana sono stati freddati in un ristorante a Città del Messico. Un agguato alla luce del sole, in pieno giorno, eseguito da una donna e pianificato da una seconda, Vanessa detta la Bionda. Secondo un’ipotesi investigativa l’attacco sarebbe stato ordinato dal Cartello di Jalisco/ Nuova Generacion. Per punire uno sgarro o per sottrarre alla coppia diversi milioni di euro, frutto di una rapina di hacker.

Le indagini diranno se questa è la pista giusta. In Messico per ogni imboscata ci sono molte verità. Ciò che conta è che abbiano chiamato in causa la formazione criminale di Jalisco. Ormai è quasi scontato: se accade qualcosa di grosso devono essere stati i sicari de El Mencho. Dietro questo nome di battaglia c’è uno dei re della droga: Nemesio Rubén Oseguera Cervantes. È lui oggi il nemico numero uno di molte agenzie federali Usa e, forse, di quelle locali. Ritengono che abbia preso il posto de El Chapo, condannato poche settimane fa all’ergastolo e rinchiuso nella prigione di massima sicurezza Supermax, in Colorado.

El Mencho ha lavorato per molto tempo con il padrino, ma nel 2010 si è staccato da Sinaloa per dirigere il suo gruppo, coinvolto in molte attività illecite e forte di circa 5 mila seguaci, ai quali si aggiungono piccole bande e una rete immensa di spacciatori. Le ultime valutazioni sostengono che abbia messo radici in almeno 23 stati del Messico, per poi dilagare nelle più importanti città statunitensi. E per questo, nel 2018, gli Usa hanno offerto una taglia di 10 milioni di dollari a chiunque favorirà la cattura del boss. Un segnale dell’importanza e della sua pericolosità.

Il capo di Jalisco – ha scritto di recente la stampa messicana – avrebbe creato un suo “triangolo” di sicurezza in una regione montuosa sulla Sierra del Sud, tra Colima, Jalisco y Michoacán. Ben protetto, si espone poco e mantiene un profilo basso, evitando di lasciare troppe tracce elettroniche. Hanno ipotizzato che sia in continuo movimento, tra case sicure e rifugi spartani in aree remote, dove l’arrivo di una divisa è immediatamente captato. Ma non sarebbe una sorpresa se queste fossero voci per confondere chi è impegnato nella caccia.

Nato il 17 luglio del 1966, Nemesio è emigrato, come tanti suoi connazionali, in Nord America e qui ha iniziato la narco-carriera, vendendo eroina. Finito in manette, ha scontato tre anni ed è rientrato in patria dove ha continuato il suo “mestiere”. Per molto tempo ha coordinato le azioni del braccio armato di Sinaloa – la fazione de El Chapo -, in seguito ha dato vita alla scissione. La caratteristica di Jalisco è la forza “militare”. I suoi pistoleros sono come dei guerriglieri, non hanno paura di tendere imboscate sofisticate ai soldati, sono riusciti anche ad abbattere un elicottero. Il loro arsenale è poderoso, altrettanto efficace l’azione propagandistica con la diffusione di video sul web. Non è un caso che Jalisco presenti similitudini con lo Stato Islamico. Due porti sul Pacifico, Lazaro Cardenas e Manzanillo sono gli snodi attraverso il quale importano precursori chimici dalla Cina per realizzare droghe sintetiche, solo uno dei “rami” di Jalisco.

Per gli analisti Nemesio vuole imporre il suo ordine: inglobando altre gang o spazzandole vie a colpi di mitra. Un’ambizione che lo ha reso feroce e risoluto, ma che potrebbe costargli caro.