Le false promesse della piattaforma Rousseau

Luca Martis – 26 Agosto 2019 Lintelletusledissidente.it

La piattaforma online del Movimento 5 Stelle promette di cancellare dalla politica ogni forma di mediazione e realizzare così la democrazia diretta. Ma è in grado di raggiungere questo obiettivo? Oppure i processi democratici prodotti al suo interno sono piuttosto una farsa, una simulazione?

Il monoscopio Philips tipo PM5644 si staglia sullo schermo col suo sfondo grigio, il cerchio centrale colorato e le due barre verticali ai lati. L’unico suono che accompagna l’immagine è un sibilo continuo. La televisione – o meglio, la sua rappresentazione – non ha nulla da riprodurre. Tutto è piatto: nessun contenuto, nessun segnale che possa manifestare la presenza di forme di vita al suo interno. È un mondo morto che appartiene ormai al passato, a un passato che è e sarà inevitabilmente rimpiazzato. Improvvisamente, il suono a 1000Hz subisce una distorsione per poi cadere nel vuoto.

Quella specifica forma di comunicazione che era il medium televisivo – forma che ha così tanto determinato le sorti delle civiltà a partire dalla metà del Novecento – è già scomparsa, sostituita inevitabilmente da un’altra tecnologia mediatica. Il monoscopio scompare nel vuoto e al sibilo subentra il suono della composizione di un numero telefonico. È l’inizio del dial-up, il cui suono, oggi, fa fremere di nostalgia i giovani internauti degli anni Novanta. Il modem a 56 kbps avvia la connessione: si apre il mondo della Rete.

Monitor di computer si susseguono freneticamente, testimoniando l’inarrestabilità dello sviluppo tecnologico esponenziale. Le reti si collegano, il mondo s’interconnette. Il web è il nuovo medium; la nuova forma di comunicazione dell’umanità. Così il rumore di fondo si tace, lasciando spazio a una voce rassicurante:

la democrazia diretta in una parola è che una persona non delega più il politico, ma controlla l’operato di un dipendente che ha sicuramente una carica pubblica importante, ma che è tenuto a rispettare il proprio mandato in termini di progetto; in termini di proposte – non in termini politici generalisti

La voce è quella di Gianroberto Casaleggio, fondatore e ideologo del Movimento 5 Stelle.

È in questo modo che inizia il video di presentazione di Rousseau, la nota piattaforma digitale usata dal Movimento: in questa manciata di minuti, scorre in immagine ciò che rappresenta il nucleo culturale e ideologico che ha spinto la realizzazione della piattaforma online e la formazione del Movimento 5 Stelle stesso. Il portale è di proprietà dell’omonima associazione, alla cui presidenza siede Davide Casaleggio, il figlio di Gianroberto.

Il fine di Rousseau non è solo lo sviluppo della democrazia digitale, ma anche quello di affiancare il Movimento 5 Stelle e assistere i suoi esponenti nelle loro attività politiche e culturali. Attraverso questo portale online, il Movimento gestisce i contenuti e le attività dei suoi iscritti. Al suo interno, gli utenti – previa certificazione della propria identità – possono usufruire di svariate funzioni: proporsi come candidati o scegliere le figure da candidare nei vari turni elettorali; pronunciarsi su temi specifici; elaborare e discutere leggi; monitorare le iniziative sparse su tutto il territorio. Dunque: “Rousseau”, proprio come il filosofo Jean-Jacques, autore del “Contratto sociale”, del “Discorso sulla diseguaglianza” e dell’“Emilio”– una chiara fonte d’ispirazione per l’ideazione e la realizzazione della piattaforma. La partecipazione attiva e collettiva dell’intera comunità è il principio che smuove la costituzione del portale, assumendo la democrazia diretta come caposaldo politico – al di là di ogni delega rappresentativa.

Tre eventi storici hanno portato a rivalutare l’efficacia della forma rappresentativa, contribuendo a formare il sostrato politico-culturale confluito in Italia nel Movimento 5 Stelle. In primo luogo, la caduta del Muro di Berlino nel 1989, che segnò la morte definitiva delle ideologie novecentesche e la vittoria del capitalismo su qualsiasi forma di vita e di società. In secondo luogo, Mani Pulite nel 1992, che fece emergere la corruzione endemica in cui era sprofondata la politica italiana, svelando i rapporti fraudolenti intessuti con il mondo imprenditoriale e generando così la scarsa fiducia per una classe politica capace di garantire gli interessi economici privati, ma incapace di rappresentare le istanze dei cittadini. In terzo luogo, l’insediamento del Governo Monti nel 2011, che rese manifesta non solo l’ingerenza della tecnocrazia europea e la conseguente sottomissione della politica italiana, ma anche l’assoluta indistinzione tra destra e sinistra, unite insieme in Parlamento a supportare il governo tecnico. Un’omogeneità poi riconfermata nel Patto del Nazareno.

Se questi eventi storici hanno consentito di delineare i problemi che affliggono la democrazia rappresentativa, la rivoluzione tecnologica digitale e lo sviluppo di Internet hanno invece offerto la possibilità di realizzare concretamente delle soluzioni. La tradizionale forma di democrazia occidentale basata sulla delega e sulla funzione rappresentativa del politico, che compie delle scelte in vece di chi lo ha votato, diventa, dunque, obsoleta. La piattaforma Rousseau sovverte questa forma di mediazione, cercando di collegare direttamente il cittadino alla politica, all’amministrazione della cosa pubblica, alla risoluzione dei problemi specifici. Cerca, insomma, di abbattere completamente la distanza tra il popolo e il potere, creando uno spazio facilmente accessibile a chiunque: un’agorà virtuale, in cui il cittadino comune mette in campo le proprie competenze proponendo, partecipando, collaborando, discutendo e agendo collettivamente. La massa, da sempre considerata passiva e oggetto del potere, irrompe nei processi decisionali del Paese. Emerge in questo modo il concetto di cittadinanza digitale – una cittadinanza iperreale.

Ma i principi di democrazia diretta e di cittadinanza digitale, che insieme dovrebbero smuovere ideologicamente l’elettorato pentastellato, si scontrano con l’incontestabile realtà dei fatti. La partecipazione effettiva alle attività della piattaforma Rousseau è drasticamente inferiore rispetto alla mobilitazione registrata in occasione dei turni elettorali più importanti. Si raffrontino due semplici dati: alle elezioni politiche del 4 marzo 2018, il Movimento 5 Stelle ottiene quasi 11 milioni di voti (10.732.066). A fronte di una mole così importante di consensi, ci si dovrebbe aspettare un rapporto significativo tra i due termini in questione, ovvero tra elettorato e iscritti, attivi su Rousseau. Invece si può constatare non solo che gli iscritti alla piattaforma registrati nell’agosto del 2018, sono solo 100.000, ma che quelli effettivamente attivi – e che partecipano dunque alle votazioni – costituisce un numero ancora più basso. Per riportare un esempio non distante rispetto alle elezioni politiche citate, e di un’importanza pressoché accostabile, ricordiamo la data del il 18 maggio 2018, in occasione delle votazioni per l’approvazione del Contratto per il Governo del Cambiamento, hanno partecipato 44.796 iscritti.

Ciò è dovuto a tre problemi strutturali tra loro complementari e che, per il momento, sono ancora irrisolti. Il primo è l’estrema fluidità dell’elettorato pentastellato: una caratteristica che nel 2013 ha consentito al Movimento 5 Stelle di emergere violentemente nel panorama politico italiano e che gli ha permesso di prendere più del 32% nel 2018, ma che comporta non solo un forte astensionismo per le elezioni “di secondo piano”, ma anche un viraggio verso partiti che hanno idee, prospettive e messaggi più definiti. Causa e conseguenza di questa fluidità è la scarsa ideologizzazionedell’elettorato: l’eccessiva retorica sull’onestà ha completamente oscurato i capisaldi che reggono il Movimento e, per di più, gli eventi locali orientati alla formazione e alla divulgazione delle idee continuano a essere insufficienti. Infine, vi è lo scarso radicamento sul territorio: sono infatti assenti strutture politiche locali, capillari e solide in grado di creare un rapporto diretto tra il Movimento e il territorio. Tant’è che in occasione di elezioni locali, ad esempio, il voto non è indirizzato a un candidato con delle idee precise e corrispondenti a quelle del Movimento, bensì a una vaga idea di cambiamento e di opposizione alla classe politica tradizionale.

Nessuno ha intenzione di minimizzare o banalizzare queste problematiche del Movimento 5 Stelle. Tuttavia, occorre focalizzare l’attenzione su ciò che dovrebbe rappresentare una soluzione alla disaffezione nei confronti della politica. Rousseau, ovvero lo strumento che dovrebbe mettere il cittadino al centro dei processi democratici del Paese, risulta totalmente inefficace: l’elettore pentastellato comune, infatti, non sente la necessità di iscriversi alla piattaforma Rousseau. Ma essa è uno strumento che è veramente in grado di raggiungere lo scopo che si prefigura – ovvero la demolizione di ogni forma di mediazione dalla politica?

La teoria della comunicazione elaborata da Jackobson descrive la sequenza progressiva di elementi di cui è composto un processo comunicativo: il mittente è colui che invia il messaggio; il messaggio stesso, ovvero il contenuto comunicato; il destinatario è colui a cui viene inviato il messaggio; il canale è la connessione instaurata tra il mittente e il destinatario; il contesto è la situazione e la circostanza in cui viene formulato il messaggio; infine il codice, che struttura il messaggio e che ne permette l’elaborazione.
Questo modello comunicativo però tende a scomporre e formalizzare un solo e specifico processo comunicativo: quello in cui il mittente parla e il destinatario ascolta e basta; in cui il mittente sceglie il codice e il destinatario lo decifra – sottomettendosi ad esso. Ogni antagonismo, ogni reciprocità e ogni ambivalenza è esclusa, perché l’informazione comunicata è a senso unico: a stabilire e ad assicurare le posizioni di mittente e destinatario è proprio il codice. Questo elemento è infatti necessario per costruire non solo il messaggio, ma anche il rapporto comunicativo stesso e quindi, in definitiva, per realizzare la comunicazione. In “Per una critica dell’economia politica del segno”, Baudrillard sosterrà addirittura che il codice è l’unica “istanza che parla, che si scambia e si riproduce”, poiché chi detiene il potere sul codice, controlla tutto il processo comunicativo.

Jean Baudrillard

È questo il motivo per cui Baudrillard riprenderà la celebre espressione di McLuhan “the medium is message”: il medium è il messaggio. Ciò sta a significare che il vero messaggio non è il contenuto trasmesso, bensì il medium, ovvero la struttura del messaggio in sé – il modo in cui codifica la realtà; in cui la struttura; in cui la organizza. Ogni strumento tecnico, ogni sistema tecnologico, può essere considerato come un medium che disarticola il reale, lo converte e lo ricodifica, offrendo un diverso modo di percepire il reale. Si prenda come esempio latelevisione, medium di massa per eccellenza. Il messaggio televisivo è un’immagine che viene proiettata su uno schermo e che incarna una certa codificazione della realtà, elaborata dal medium. Viene, insomma, prodotto un codice che lo spettatore interiorizza attraverso il consumo dell’immagine: per leggerla infatti, occorre decifrarne il codice e assimilarlo. La sua specifica essenza tecnologica modifica il modo di leggere la realtà dello spettatore, il modo di percepirla, di relazionarsi ad essa: esisterà solo ciò che è codificato dal medium televisivo; solo ciò che è letto attraverso il suo sistema di lettura. Allora il mondo diventa visualizzabile come e quando si vuole, poiché l’immagine televisiva lo rappresenta in modo esaustivo, immediato e totale.

Anche Rousseau è, a suo modo, un medium. Non si tratta di uno spazio neutro, ma di un sistema tecnologico che codifica, organizza e regola i processi comunicativi prodotti al suo interno. Il medium è il messaggio: quali conseguenze si scorgono nel momento in cui si osserva la piattaforma pentastellata da questa prospettiva?

Noi viviamo sul modo del referendum (Baudrillard, Lo scambio impossibile o la morte)

Non più con la punizione o la disciplina: il controllo sociale nell’epoca della simulazione avviene secondo altre modalità, di cui la statistica o la continua richiesta difeedback altro non sono che la manifestazione più esplicita. L’individuo è posto al centro di qualsiasi logica o prassi, offrendogli la parvenza di essere un soggetto in grado di agire nelle dinamiche sociali. In realtà, è semplicemente un’oggetto d’analisi. Tutto ruota attorno alla sollecitazione, all’implicazione e alla partecipazione ludica dell’individuo-consumatore, così da poter costruire modelli di simulazione, la cui precisione è garantita dalla risposta attiva del soggetto.

Il controllo sociale, dunque, viene prodotto dalle capacità che i modelli offrono: capacità di prevedere e di anticipare. Tutto si genera a partire dal codice e dai modelli, e i modelli siamo noi. Tuttavia, quest’ideologia del feedback non consente solo di anticipare gli scenari sociali. Si può affermare, infatti, che la continua sollecitazione dell’individuo-consumatore tramite la domanda a cui si deve dare una risposta è una simulazione. La domanda è infatti già codificata dall’istanza – o dalla tecnologia – che la esprime, inducendo il destinatario a decifrare e assimilare il codice che la struttura. Quindi, la risposta del destinatario non può che essere strutturata a partire dal codice che il mittente ha prodotto: in poche parole, la risposta è indotta e designata in anticipo dalla domanda stessa.

La piattaforma Rousseau incarna alla perfezione lo schema appena delineato. Tutto ruota attorno alle votazioni indette per questioni politiche centrali, come può essere l’elaborazione di un programma o stabilire se Luigi Di Maio goda ancora del consenso necessario per essere capo politico del Movimento 5 Stelle. Si pone all’iscritto una domanda a risposta polarizzata: o si è a favore, o si è contro – tertium non datur. Si tratta di un circuito programmato che annulla ogni possibilità di discorso, che disarticola ogni argomentazione complessa, che cortocircuita ogni reale dialettica tramite la predisposizione delle risposte, neutralizzando ogni possibile anomalianon programmata.

La parola viene perduta in questo trionfo del codice binario: il sondaggio rimpiazza ciò che un tempo poteva definirsi politica. In tutto questo, la massa – a cui il Movimento 5 Stelle promette un’inedita centralità nei processi decisionali – percepisce la simulazione in atto e risponde con il silenzio: si rifiuta di prender parte al rinvigorimento referenziale che si svolge puntualmente su Rousseau. Per questo il numero di iscritti e di partecipanti è così basso. Perché una cosa è certa: se la partecipazione ricarica di senso e di forza vitale i partiti o movimenti politici, questi ne sono alla costante ricerca. Non ne possono fare a meno; è la legittimità politica che li guida, senza la quale non sarebbero altro che vuoti simulacri. E a questa speculazione digitale, la massa antepone il proprio silenzio:

un silenzio che vieta che si parli in suo nome (Baudrillard, All’ombra delle maggioranze silenziose)

Il motivo per cui Rousseau risulta essere inefficace è la simulazione che produce. L’ideale pentastellato incentrato sull’attivismo del cittadino è infatti sopraffatto totalmente dal funzionamento effettivo della piattaforma, attraverso la quale vengono organizzati, riprodotti e controllati i processi democratici. Dunque, allo stato attuale, si può constatare come Rousseau e le attività prodotte al suo interno siano un mero alibi politico, usato soprattutto per superare le difficili e contraddittorie situazioni politiche in cui il Movimento 5 Stelle si è ritrovato.

L’esempio più eclatante è stata la votazione riguardante il caso Diciotti e l’autorizzazione a procedere nei confronti del vicepremier Matteo Salvini. Tradire i principi pentastellati o il proprio alleato di governo? Scelta ardua. Ma nessun problema: grazie a un referendum su Rousseau, si può scaricare il peso della scelta sui propri iscritti!

Ugualmente è avvenuto in occasione della conferma del ruolo di Luigi Di Maio. Un buon politico avrebbe sicuramente riconosciuto la propria responsabilità per le tragedie elettorali susseguitesi dal 5 marzo 2018 in poi, e si sarebbe dimesso dalla carica. Invece no: si dia inizio alla nuova farsa programmata. Ed ecco che i risultati lo vedono riconfermato come capo politico: 44.849 voti su 56.127 hanno espresso il loro parere positivo – caspita, che record!

Eppure Rousseau potrebbe essere molto più di un ipocrita alibi politico. Potrebbe essere lo strumento attraverso cui strappare il capitale sociale dall’isolamento politico. Come Vanni Codeluppi sostiene in “Il tramonto della realtà”, il destino dei gruppi o dei movimenti politici nati su Internet è quello di una rapida dissoluzione. Occorre dunque strappare gli individui al mondo virtuale, ove si sono ormai comodamente ubicati, e riportarli nell’agorà tradizionale; nella piazza fisica, reale, luogo della dialettica politica – in cui argomentazioni e convinzioni non vengono assorbite da un test codificato ma in cui, invece, trovano un effettivo terreno di scontro e d’incontro. Il circuito dev’essere invertito: non più dall’agorà al web, ma dal web all’agorà. Rousseau dovrebbe essere un punto di convergenza, in cui le spinte idealistiche di individui isolati possano trovare nel virtuale un luogo d’incontro, un referente del territorio, una comunità attiva e ben formata, un network di relazioni consolidate, e poter così mettere in gioco se stessi come risorsa politica e dialettica.

Una direzione che forse sarà agevolata dalla nuova organizzazione del Movimento 5 Stelle, votata e approvata su Rousseau il 26 luglio 2019. Un primo passo verso un’organizzazione politica solida, la cui partecipazione alle votazioni rivela però un dato allarmante per il Movimento: ogni quesito ha ricevuto la media di 25.000 preferenze. Si registra quindi un netto calo di partecipazione rispetto alla tendenza registrata in passato. Il futuro di questa forza politica sarà determinato dall’evoluzione verso cui andrà inevitabilmente incontro nel prossimo periodo: riuscirà a radicarsi nel territorio e a dotarsi di una prospettiva politica precisa oppure si dissolverà nel nulla, lasciando alla politica italiana una fragile eredità?