Giovani e Carte Prepagate. Chi ci guadagna?

Massimo Bordin Micidial.it 31.8.19

Il web è pieno zeppo di consigli pubblicitari sulle carte prepagate che anche per questo motivo stanno diventando il sistema di pagamento preferito dai giovani. In subordine c’è il passaparola, ma la parte del leone la fa la pubblicità, soprattutto nella nuova formula che passa per i video di youtube, facebook e instagram. In altri termini, sui social proliferano i vlog che consigliano ai ragazzi di farsi una carta prepagata di “nuova generazione”, cioè non vincolata al conto corrente di mamma e papà che la alimenta. In cambio di questa scelta sovente avranno dei benefit, ad esempio un bonus in euro d’entrata. Cosa ci guadagna il videomaker che la propone? Il più delle volte anche lui in accordo con la società che emette la carta avrà il bonus. Le carte più gettonate sono Hype, Revolut, N26, Monese.

Oltre alla pubblicità e al passaparola, un altro importante segreto del successo delle prepagate di nuova generazione sta senza dubbio nella comodità. 

Tanto per cominciare, oltre al solito meccanismo tipo bancomat, sono tutte contactless, cioè permettono agli utilizzatori di completare un acquisto semplicemente posizionandole vicino al POS (point-of-sale), ossia l’apparecchio per le transazioni attualmente in uso in quasi ogni esercizio commerciale. Siccome il pagamento contactless ha dei limiti (tipo 25 euro mentre scrivo) è preferito dai ragazzi che devono prendere anche semplicemente un caffè. Ciò fa risparmiare secondi preziosi o fa semplicemente più “figo”? A voi l’ardua sentenza.

Per finire, queste carte sono associate ad applicazioni sul cellulare che vengono scaricate dalla piattaforma delle società che forniscono il servizio. E queste applicazioni sono dei veri e propri tools, con i quali millenail e generazione Z si sentono a proprio agio. Tramite le app, infatti, si possono tenere sotto controllo i conti, effettuare pagamenti, ricevere vari tipo di accredito e così via con una certa facilità. Ad esempio, se al ristorante uno paga per tutta la compagnia di amici con la sua carta prepagata di nuova generazione perchè alucni sono sprovvisti di contante, potrà farsi restituire i soldi con un click dagli amici che possiedono la stessa app sul cellulare. Le novità e la facilità d’uso rispetto alle prepagate classiche o alle normali carte di credito sono dunque numerose e la platea d’utilizzo è quindi giocoforza quella più giovane: in alcuni casi le prepagate possono essere attivate anche da minorenni. Come se non bastasse, ed è questa forse la cosa più sorprendente per chi usa le carte in modo tradizionale, ogni transazione è gratuita, persino bonifici. Alcune adirituttura sono studiate per chi viaggia e non fanno pagare commissione per i cambi di valuta.

A prima vista, il cosiddetto fintech potrebbe sembrare la morte delle banche, che invece ancora fanno pagare le commissioni per i loro servizi, ma sono in pochi a chiedersi chi c’è dietro le prepagate.

Se lo facessero, in un attimo scoprirebbero che dietro le prepagate ci sono proprio le banche, nel senso che vengono erogate da banche tradizionali, nonostante la stranezza anglofila dei loro nomi. Per guadagnare, i costi sono a carico degli esercenti, non dei consumatori.

Ogni volta che paghiamo con il bancomat o carta di credito o facciamo un acquisto su internet, non paghiamo nulla di commissioni, ma chi incassa paga una commissione che va dallo 0,3% fino ad arrivare al 4% dell’importo. Secondo la confartigianato, le transazioni col sistema POS hanno superato il controvalore di 115 miliardi di euro. Un + 46,5 per cento in tre anni che ci fa immaginare le cifre da capogiro guadagnati dalle società che guidano il servizio. Dunque, non saranno certamente le carte prepagate di nuova generazione che decreteranno la fine del sistema bancario, come talvolta si legge in giro. Anzi, la loro diffusione ne sta potenziando il ruolo all’interno del sistema finanziario.