Confindustria: su prossimo presidente soffia vento Nord (Rep)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

È iniziata la caccia al prossimo presidente degli imprenditori italiani. L’obiettivo, scrive Affari&Finanza di Repubblica, è evitare “guerre” come l’ultima volta. I grandi del Nord vogliono un loro candidato. Tra i papabili Garrone, Bonomi, Pasini. 

Se c’è un punto fermo nella partita per il rinnovo della presidenza di Confindustria che sta per entrare nel vivo, mette in evidenza il giornale, è che questa volta il leader degli imprenditori dovrà essere un industriale manifatturiero del Nord, possibilmente titolare di un’azienda medio-grande, con lo sguardo sull’Europa, e non solo. 

Non è difficile immaginare che dietro le quinte dei primi appuntamenti autunnali il clou delle chiacchiere confindustriali sarà il nome del prossimo titolare di viale dell’Astronomia, e le grandi manovre per arrivare alla sua designazione. Niente di paragonabile a quello che avveniva nel secolo scorso, quando Confindustria era Confindustria e il suo presidente era, di diritto, uno dei grandi protagonisti del dibattito pubblico. 

Di mezzo ci sono la crisi drammatica dei corpi intermedi (che riguarda tutti, non solo Confindustria), lo sfaldamento di un’organizzazione barocca che non ha saputo adeguarsi ai tempi, alcuni mandati presidenziali tutt’altro che autorevoli. Quella del rinnovo del vertice confindustriale resta una partita intrigante, visto che come al solito si tratta di mettere d’accordo 150mila aziende e un paio di centinaia di organizzazioni associate. E anche perché moltissime imprese del Nord si sentono mal e sotto-rappresentate dalla gestione di Vincenzo Boccia: hanno fatto sapere senza troppi giri di parole che questa volta non accetteranno soluzioni “romane” e manovre di palazzo con l’appoggio delle ex partecipazioni statali, decisive nella battaglia sanguinosa di quattro anni orsono tra Boccia e il suo avversario Alberto Vacchi. 

Al momento nessun candidato è uscito ufficialmente allo scoperto. Tra imprenditori ci si consulta, si tirano i lembi di qualche giacca, ci si organizza in gruppi di supporter. Ma i tempi sono maturi: quando a gennaio i saggi cominceranno il loro lavoro, i candidati dovranno essere in campo e dovranno aver già convinto un numero di colleghi sufficiente per andare allo sprint finale. 

Secondo indiscrezioni ricorrenti nella testa di Boccia ci sarebbe già il nome di un possibile candidato di continuità: Edoardo Garrone, genovese, presidente del gruppo Erg, presidente del Sole 24 Ore su mandato di Boccia. Del quale, quattro anni fa, fu convinto sostenitore nel duello contro Vacchi. Garrone è una figura imprenditoriale di prestigio e può vantare un curriculum confindustriale rispettabile: presidente del Giovani, vicepresidente nazionale (con la Marcegaglia), oggi membro dell’advisory board. Il problema di Garrone è che nel sistema confindustriale è già vissuto come il possibile – forse non unico, pare che Boccia stia valutando anche altri nomi – candidato della continuità. 

E questo al Nord a non piace. Non a caso Lombardia e Veneto sono in fermento, anche perché l’annuncio della nuova compagine di governo, nei giorni scorsi, ha plasticamente dimostrato quanto poco contino le regioni locomotive del Pil nella considerazione dei palazzi della politica. Nel Veneto lacerato, nel 2016, dallo scontro durissimo tra i sostenitori di Boccia e di Vacchi (Verona, Vicenza e Venezia con il vincitore, Treviso, Padova e Belluno con lo sconfitto), tutti auspicano una scelta unitaria, ma nessuno ci scommette più di un caffé. 

Per quanto riguarda i nomi veneti, le ipotesi che circolano sono quelle di Matteo Zoppas, presidente della Confindustria regionale, Michele Bauli, presidente degli imprenditori veronesi: entrambi poco probabili, per ragioni diverse. Più gettonato Luciano Vescovi, iperattivo presidente di Confindustria Vicenza (terza provincia esportatrice italiana). Ma a Vicenza, dove la classe imprenditoriale è insofferente rispetto ai palazzi della politica romani, giurano che Vescovi non potrà abbandonare i suoi ruoli operativi nella piccola azienda edile di famiglia e alla Calearo. 

C’è poi l’ala lombarda. Possibile, dunque, che i veneti confluiscano su uno degli imprenditori lombardi che stanno considerando l’idea della candidatura. Primo fra tutti il milanese Carlo Bonomi (non a caso presente in molte assemblee confindustriali del Nord Est). Il suo è il nome su cui, dovendo scommettere oggi, molti punterebbero le loro fiches. Perfetto aplomb confindustriale, eloquio fluente, capacità di anticipare e condizionare il dibattito pubblico con iniziative proprie (per esempio la proposta, avanzata in una recente intervista a Repubblica, di alzare gli stipendi di ingresso dei giovani): queste le sue doti migliori. Nei suoi anni ad Assolombarda si è guadagnato la stima e l’appoggio di quel che resta della grande imprenditoria milanese. Ma ha un punto debole, tra quelli considerati importanti per costruire il profilo vincente: la sua origine non è imprenditoriale, ma manageriale, e l’azienda che presiede e di cui controlla una quota – Synopo, settore biomedicale – è una piccola azienda. Fatto sta che Bonomi, presidente di Assolombarda da metà del 2017, si è tuffato nel suo ruolo di rappresentanza dell’imprenditoria milanese con passione e grande investimento di energie. Oggi non ammette neanche sotto tortura che il suo obiettivo sia la presidenza di Confindustria ma intanto ha messo in piedi, per ora informalmente, un team di spin doctor e comunicatori pronti per la battaglia. I suoi competitor lombardi sono o meglio, potrebbero essere – due bresciani. 

vs 

(END) Dow Jones Newswires

September 09, 2019 02:56 ET (06:56 GMT)

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