DIETRO LE QUINTE/ Berlusconi-Salvini: fine di FI e 30 deputati nella “Grande Lega”

Vincenzo Paolo Cappa Il sussidiario.net 14.9.19

Nell’incontro tra Berlusconi e Salvini si è parlato sì di regionali, ma soprattutto dell’operazione che sta conducendo Denis Verdini

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Denis Verdini (LaPresse)

L’uomo dei numeri in Forza Italia rimane Denis Verdini, anche se è fuori dal partito da anni, da quando il cerchio magico del tempo gli fece trovare gli scatoloni davanti all’ufficio contestandogli persino le spese eccessive di riscaldamento. Lui da buon toscano sanguigno se ne andò sbattendo la porta, giurò amore eterno a Berlusconi salvo poi sfilargli una trentina di parlamentari che mise a disposizione della sopravvivenza dei governi di Renzi e Gentiloni. Fu un cattivo affare, a fine giro il buon Denis non ricevette nemmeno un collegio, né per sé né per i suoi.

Poi è stato l’amore a riciclarlo come genero e dunque consigliere dell’altro Matteo, quel Salvini che – galeotto un pranzo al ristorante di Verdini PaStation stascion – fu rapito dal fascino della secondogenita di casa Verdini, la bella Francesca.

Nonostante questa trafila di cambiamenti, Verdini rimane il consigliere di molti forzisti, gli stessi che facevano la fila da lui per assicurarsi il collegio. Ad alcuni di loro – ospiti abituali del suo ristorante – il buon Denis ha spiegato come va a finire: “il governo lo hanno fatto per sbattere Salvini fuori del nuovo arco costituzionale, quindi sarà proporzionale puro e riduzione del numero dei deputati; su quattrocento seggi il 5 per cento di Fi assicura venti posti alla Camera e dieci al Senato, se i sondaggi non continuano a scendere e Silvio non si rompe le scatole e chiude bottega prima”.

Gli onorevoli hanno completato il conto: su 170 uscenti, la salvezza sarà per 30 e la trombatura per 140. Come una sentenza passata in giudicato, il lodo Verdini ha fatto il giro delle chat pubbliche e privatissime, e in FI è scattato il liberi tutti. Qualsiasi prospettiva all’improvviso è apparsa più rassicurante di restare lì nel gruppone ad aspettare la fine.

Al solito il gioco è nelle mani delle donne, le sole che davvero contano in FI, con due leader che menano la danza, Licia Ronzulli e Mara Carfagna (le due capigruppo Gelmini e Bernini sono considerate dai parlamentari più o meno irrilevanti).

La Ronzulli si è affrettata ad attovagliare il vecchio Silvio con Salvini al ristorante “Bice” al centro del quadrilatero milanese, tra boutique di lusso e code di cinesi in giro per shopping. Formalmente si è parlato di regionali, ma di Umbria e Romagna alla potentissima zarina non importa nulla: la portata piccante del pranzo è stato il partito unico della grande Lega, con trenta forzisti blindati nelle liste di Matteo, e tanti saluti al feretro di Forza Italia. Berlusconi sarebbe già convinto.

E gli altri? I parlamentari fuori dei radar leghisti si attaccano alla gonna di Mara Carfagna, prediletta da Casini, benedetta da Renzi, pronta a varare i super gruppi di Centro assieme alla Boschi. 

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