Bisogna vietare i jet privati

Aaron Eisenberg jacobinitalia.it 20.9.19

Tra pochi giorni centinaia di leader mondiali arriveranno a New York per il vertice Onu sul clima. Lo faranno a bordo di inquinanti aerei privati. Nessun esempio è più emblematico: i jet dei miliardari devastano il pianeta 

Greta Thunberg è arrivata a New York City il 28 agosto, dopo un viaggio a zero emissioni di carbonio attraverso l’Atlantico durato due settimane. Lo spostamento ha richiesto tanto tempo perché è avvenuto su uno yacht ad alta velocità. Era privo di emissioni di carbonio perché dotato di pannelli solari e generatori di idrocarburi specifici, quindi non è stato necessario prendere un aereo. Thunberg, sedicenne, si rifiuta notoriamente di volare poiché considera il viaggio in jet il modo più rapido ed economico per riscaldare il pianeta. 

Le emissioni atmosferiche rappresentano tra il 2 e il 3% di quelle globali totali e aumentano rapidamente. Solo negli Stati uniti, questo tipo di emissioni è cresciuto del 26% dal 2013. Ai tassi attuali, triplicheranno entro la metà del secolo, proprio quando il Rapporto Ipcc delle Nazioni unite ci invita a raggiungere emissioni nette zero per evitare la peggiore catastrofe climatica. Chiaramente, un incremento del genere è insostenibile. A differenza del carburante per treni, il combustibile per jet non è tassato. È necessario un profondo cambiamento strutturale dell’intero settore, ma sarà difficile. Come ha osservato Bloomberg News in un recente titolo: «Le compagnie aeree avrebbero dovuto porre rimedio all’inquinamento che causano. Sta solo peggiorando… E non c’è soluzione in vista». 

Il messaggio è chiaro: il settore privato non si correggerà da solo. Dato che gli Stati uniti sono responsabili di quasi la metà delle emissioni globali totali e che quelle aeree rappresentano l’11% delle emissioni statunitensi, un Green New Deal deve pianificare il trasporto aereo. Tuttavia, persino quello che a ora viene considerato il punto di riferimento delle piattaforme climatiche come il Green New Deal di Bernie Sanders, parla di aviazione solo a riguardo dei piani per finanziare la ricerca e lo sviluppo per decarbonizzare il settore. Da quel testo è del tutto assente il tema della crescita del settore, o un percorso verso la sua decarbonizzazione immediata. L’industria aeronautica e Fox News marchierebbero qualsiasi programma per affrontare le emissioni dell’aviazione come una minaccia alla libertà di volo degli americani. Ma chi può davvero godere di quella libertà?

Oltre la metà dei voli statunitensi viene effettuata da appena il 7% della popolazione, che ogni anno viaggia in aereo per una media di 19 volte. Il 53% della popolazione non vola affatto ogni anno, di quelli che lo fanno, il 45% fa al massimo due viaggi aerei ogni dodici mesi. Inoltre, non tutti i voli sono uguali. Volare in economica conta per un terzo delle emissioni dei voli di prima classe perché i posti occupano un terzo dello spazio. Ogni posto di lusso aggiuntivo comporta due passeggeri in meno su quel volo, portando a maggiori emissioni per passeggero. Tuttavia, poiché le classi First e Business sono più redditizie, le compagnie aeree hanno rimosso i posti in economica per aggiungere più poltrone premium. Per quanto insostenibili, tuttavia, la prima classe e la business class impallidiscono rispetto al volo su un jet privato, che a sua volta è almeno di tre volte più inquinante.
In un solo viaggio attraverso il paese, un singolo jet privato, il Gulfstream IV, emette quasi il doppio della CO2che un cittadino statunitense medio emette in un anno intero. 

Possedere e volare in un jet privato è un comportamento sconsiderato in tempi di crisi climatica e i miliardari, classe proprietaria di jet privati, sono cospicui consumatori di carbonio. Così come possiamo individuare le aziende maggiormente responsabili della crisi climatica, allo stesso modo possiamo chiaramente indicare chi oggi sta accelerando la crisi climatica in maniera sconsiderata volando per i fatti propri. Si tratta di miliardari come Elon Musk, che ha volato più di 250 volte nel suo jet privato nel 2018. Musk ha persino fatto volare il suo jet privato per venti miglia, solo per arrivare dall’altra parte di Los Angeles. 

Al momento, negli Stati uniti ci sono più jet privati che nei primi dieci paesi messi insieme e il 71% di tutti i voli di jet privati ha luogo in Nord America. Si prevede che la crescita del settore del jet privato negli Stati uniti aumenterà per 270 miliardi di dollari di nuovi velivoli nel prossimo decennio, incoraggiata dai tagli fiscali da miliardi di dollari decisi dal presidente Trump, che includono la cancellazione delle tasse su tutti i jet privati, oltre al fatto che sono già tassati per quaranta volte in meno rispetto ai voli commerciali. I nove mila nuovi jet privati previsti arriveranno nello stesso momento in cui abbiamo bisogno di decarbonizzare l’economia. Non possiamo permettere che questa espansione si realizzi. Fortunatamente, nessuno ha bisogno di un jet privato. Dovremmo vietarli. 

I jet privati trasportano in media poco più di quattro persone per volo e viaggiano vuoti il 40% delle volte. Rappresentano un esempio massimo di consumo eccessivo. I jet privati sono una delle ragioni principali per cui l’1% più ricco ha un’impronta di carbonio pari a 175 volte quella del 10% che sta in basso. Vietarli sarebbe un primo passo per mettere gli interessi dei molti prima di quelli dei pochi. Inoltre, i ricchi possono permettersi di perdere i loro aerei personali. Secondo MarketWatch, il proprietario di un jet privato ha un patrimonio netto medio di 1,5 miliardi di dollari. Possedere un jet privato dovrebbe essere l’esempio da manuale di risorsa bloccata. L’eliminazione dei jet privati non basta a superare la dipendenza da un’industria aeronautica insostenibile, ma è una parte di risposta. Deve essere combinato a un aumento del trasporto ferroviario ad alta velocità e ad alternative utili ad offrire opportunità di mobilità a bassa emissione di carbonio.

Il divieto di jet privati sottolineerebbe l’impegno del governo nei confronti della giustizia economica del Green New Deal a partire dagli inquinatori più ricchi e più in alto, anziché penalizzare la classe lavoratrice. Associando il divieto a un drastico calo delle spese militari, prendendo di mira specificamente i voli militari, potremmo iniziare a individuare un percorso verso un Green New Deal per l’aviazione, visto che il solo carburante per jet rappresenta oltre il 70% dell’energia utilizzata dai militari, emettendo oltre 28 milioni di megatoni di CO2 all’anno. 

Non sorprende che i leader mondiali che volano per il mondo in jet privati siano quelli che hanno il compito di riunirsi per discutere della crisi climatica. A Elon Musk viene ancora chiesta seriamente la sua opinione sul nostro futuro climatico. I leader mondiali e le élite continuano a fallire nell’affrontare la crisi. Al World Economic Forum di quest’anno, hanno battuto un nuovo record, prendendo circa 1.500 voli di jet privati da e per Davos. Il mese scorso, quando Google ha ospitato il suo Google Camp dedicato specificamente alla risoluzione della crisi climatica, proprio le menti più brillanti sono arrivate a bordo di 114 jet privati. Ciò ha suscitato l’ira sia degli attivisti climatici che dei loro avversari di destra, che hanno preso in giro l’ipocrisia di arrivare a una conferenza sulle soluzioni climatiche a bordo del veicolo a più alta intensità di carbonio. Ha detto Thunberg al Wef: «Penso sia folle che le persone siano radunate qui per parlare del clima e arrivino a bordo di jet privati».

Man mano che i leader mondiali arriveranno a New York per il vertice delle Nazioni unite sull’azione per il clima della prossima settimana, molti voleranno all’aeroporto di Teterboro della contea di Bergen, nel New Jersey, il secondo aeroporto per jet privati più trafficato del mondo. È il principale aeroporto privato di New York City, con oltre 27 mila voli esclusivamente privati che decollano e atterrano ogni anno. Per un’ironia della sorte molto opportuna, Teterboro, che si trova già a soli sei piedi sul livello del mare, dovrà presto essere chiuso a causa dell’innalzamento del mare. Le élite sono capaci di pensare di poter conciliare le emissioni climatiche dei loro jet privati con la difesa del clima che annunceranno al vertice. Voleranno a Teterboro senza provare alcuna vergogna. Noi lo sappiamo bene: con il Green New Deal dovremmo vietare i jet privati.

*Aaron Eisenberg è un attivista per il clima nei Democratic Socialists of America di New York City. Questo articolo è uscito su Jacobinmag.com. La traduzione è di Giuliano Santoro.