L’Ativa va a gara e (forse) si sblocca pure l’Asti-Cuneo

lo spiffero.com 20.9.19

Pubblicato il bando per la concessione delle tratte Torino-Quincinetto e Torino-Piacenza. Così il nuovo governo riprende da dove aveva lasciato Delrio e si riapre uno spiraglio per l’eterna incompiuta. Il governatore Cirio: “Non importa come, ma si vada avanti”

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Che sia stato dimenticato in un cassetto, magari sotto una cartellina messa lì sulla scrivania del ministro da qualche funzionario? Difficile capire quale sia stato l’intoppo che ha bloccato per 14 mesi il bando per la concessione delle tratte autostradali Torino-Ivrea-Quincinetto e Torino-Piacenza, quello che l’ex ministro Graziano Delrio aveva annunciato entro i primi mesi del 2018 e che con l’arrivo di Danilo Toninelli è scomparso dall’agenda del Ministero delle Infrastrutture. Fatto sta che con l’arrivo di Paola De Micheli al Mit la gara è stata pubblicata e con essa potrebbero essere presto sbloccati anche una serie di investimenti attesi da anni. “È come se si fosse fermato il tempo per oltre un anno – afferma Nadia Conticelli, già consigliere regionale e ora responsabile Trasporti del Pd piemontese –. Siamo ripartiti da dove avevamo lasciato più di un anno fa. Si può dire che qualcuno ha tentato di fare da tappo”.

A gestire le due tratte autostradali sono Satap (Torino-Piacenza) e Ativa (Torino-Quincinetto), entrambe controllate dal gruppo Gavio: in questi 14 mesi sono rimaste al loro posto godendo di una proroga, peraltro con il beneplacito di un pezzo del Partito democratico, preoccupato che l’eventuale decadenza di Ativa potesse in qualche modo penalizzare la Città Metropolitana di Torino, dal momento che ne detiene il 18 per cento delle quote e dunque gode ogni anno di un dividendo intorno ai 3 milioni e mezzo di euro. “Il principio di un’assegnazione trasparente delle concessioni penso più importante di qualche milione di dividendo” esulta Stefano Esposito, che di gare e appalti si è occupato in particolare nella scorsa legislatura quando sedeva tra i banchi di Palazzo Madama e che ora vede a un passo anche lo sblocco dell’Asti-Cuneo così come studiato proprio dallo stesso Delrio prima che Toninelli mettesse in discussione l’iter. Non è un caso che sull’Asti-Cuneo il governatore del Piemonte Alberto Cirioha affermato che “non possiamo più aspettare, andiamo avanti con quello che c’è”. E a oggi l’unica cosa certa che c’è e che ha ottenuto il via libera dell’Unione Europea è il piano Delrio. La mancata esecuzione della procedura avrebbe avuto come conseguenza far crollare l’impianto costruito dal precedente governo. L’Unione Europea, infatti, aveva dato il via libera all’accordo subordinandolo proprio all’effettuazione delle gare per le concessioni scadute – quindi per Torino-Quincinetto e per la Torino-Piacenza – fissando un ulteriore bando quando intorno al 2030 scadrà la concessione per la Torino-Milano.

È stato lui stesso a mettere più volte in guardia sul rischio della costituzione in parlamento di un partito trasversale delle autostrade, particolarmente sensibile al canto delle sirene di qualche concessionario. La gara pubblica – che prevede un’assegnazione di dieci anni, fino al 2030 – si porterà dietro anche una serie di investimenti tra cui la messa in sicurezza del nodo idraulico di Ivrea. Un altro nodo resta ancora da sciogliere ed è quello legato al diritto di subentro, quantificato in 305 milioni massimo: si tratta delle risorse che l’aggiudicatario dovrà corrispondere all’attuale gestore (qualora si tratti di due soggetti diversi) per i lavori aggiuntivi svolti in questi anni non previsti nel precedente bando di aggiudicazione. “È un valore piuttosto alto – ammette Esposito – . Mi auguro che, essendo ancora provvisorio, i nostri parlamentari chiedano delucidazioni alla struttura del ministero”.

Ultima questione riguarda la richiesta proveniente dalle amministrazioni locali di una revisione dei caselli: l’attuale concessionario (Gavio) si è detto disponibile a eliminare quello di Vadò, non a caso il meno remunerativo, mentre i sindaci dei Comuni interessati chiedono di rivedere (cioè valutarne la soppressione) anche quelli di Bruere, Falchera, Orbassano e, in seconda battuta, Trofarello, Carmagnola e Settimo.