B.Mps: paletti Ue sulla cessione (MF)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

La partita a scacchi tra Roma e Bruxelles attorno a Mps è ripresa. Anche se la nuova commissione non è ancora formalmente entrata in carica e il nuovo governo italiano a trazione Pd-M5S si è da poco insediato, il dossier è tornato oggetto di confronto tra i rispettivi staff tecnici. L’obiettivo? Definire entro fine anno o, al più tardi, nella prima metà del 2020 un piano di privatizzazione entro le tempistiche richieste al momento del salvataggio. Il Tesoro (che oggi ha circa il 70% del capitale) deve infatti uscire dal capitale della banca senese entro il 2021 e la strada maestra rimane l’integrazione con un’altra banca. 

Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, contatti tra il Tesoro (che per il momento non ha selezionato advisor) e i tecnici della direzione generale della Concorrenza sarebbero partiti già tra giugno e luglio sotto il precedente governo e starebbero riprendendo quota proprio in queste settimane per mettere a fuoco una strategia compatibile con il quadro regolamentare europeo. Sul tavolo ci sarebbero diverse ipotesi che ruotano però tutte attorno alla separazione degli asset in bonis da quelli poco appetibili per un eventuale compratore. In base alla soluzione oggi favorita, gli asset deteriorati con il relativo passivo uscirebbero dal perimetro della banca per confluire in un veicolo ad hoc, mentre l’istituto ripulito verrebbe poi ricapitalizzato con un’operazione che di fatto somiglia a una vera e propria riquotazione. L’alternativa consiste nel processo inverso: a uscire dal perimetro in questo sarebbe la good bank destinata alla cessione, come accaduto nel 2008 per il salvataggio Cai-Alitalia. Questa seconda soluzione consentirebbe di escludere dalla vendita anche il contenzioso legale, accelerando così i tempi della dismissione. 

Se insomma sul tavolo ci sono molte bozze, dalle battute iniziali la trattativa con Bruxelles si preannuncia impegnativa. Qualsiasi ipotesi di pulizia radicale a valori di mercato aprirebbe infatti una falla nel conto economico di Mps , costringendo l’azionista a ripianarla con risorse pubbliche. Il restructuring plan concordato nel 2017 non prevede però l’iniezione di nuovi capitali così come non contempla la possibilità che la banca possa vendere attivi a prezzi di favore. Soluzione quest’ultima che consentirebbe di ridurre la perdita. 

red/fch 

(END) Dow Jones Newswires

September 27, 2019 02:18 ET (06:18 GMT)