Gli errori della Lehmanrifatti da Thomas Cook

Caffe.ch 29.9.19

Dietro il fallimento della compagnia di viaggi britannica

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LORETTA NAPOLEONILa celeberrima agenzia di viaggi britannica Thomas Cook è la più illustre vittima dell’era dell’internet legata all’industria delle vacanze. Nell’ultimo decennio, imprese nate e gestite online, come On The Beach e Jet2, hanno sottratto alle 550 agenzie della pluricentenaria compagna britannica, disseminate sul territorio inglese, sempre più clienti offrendo pacchetti vacanzieri a prezzi stracciati. Ironia della sorte vuole che la concorrenza online abbia seguito alla lettera l’esempio della Thomas Cook: acquistare in largo anticipo stanze d’albergo e posti aerei a prezzi molto bassi e rivenderli ai clienti con piccoli margini. Rispetto al modello tradizionale, però, il sistema di prenotazione online si è rivelato più competitivo in termini di spesa e più flessibile di fronte alle mutevoli esigenze dei consumatori. 
Il declino della Thomas Cook è ufficialmente  iniziato sei anni fa quando il più grande conglomerato vacanziero britannico ha rischiato la bancarotta a causa delle perdite accumulate dalle sue agenzie. Allora un drastico intervento finanziario riuscì ad evitare la catastrofe, purtroppo non fu seguito dalla ristrutturazione del modello di business. Eppure a differenza di altre inaspettate bancarotte britanniche, ad esempio il crollo della catena di pasticcerie Patiserie Valerie, le difficoltà della Thomas Cook erano ben note. L’inevitabile colpo di grazia è arrivato nell’estate del 2018, con la caduta della domanda durante l’eccezionale ondata di caldo in Europa, e quest’anno con l’impennata del costo di capitale per coprire le perdite.
Nei giorni antecedenti al crollo, il management della Thomas Cook ha chiesto aiuto al governo britannico ma gli è stato negato. A quanto pare non si voleva creare un precedente, ma forse questa decisione è stata un errore. La bancarotta della maggiore compagnia di viaggi britannica, infatti, avrà implicazioni ad ampio raggio per tutto il mercato dei viaggi europeo, conseguenze negative che andranno ben oltre i 21 mila posti di lavoro persi ed il mezzo milione di viaggiatori bloccati ai quattro angoli del mondo. 
La federazione turca di operatori alberghieri, Turofed, ad esempio, ha già affermato che il crollo potrebbe significare tra i 600 mila ed i 700 mila turisti in meno per la Turchia. Il partito spagnolo Ciudadanos ha dichiarato che in gioco ci sono migliaia di posti di lavoro nelle Isole Canarie e nelle Baleari. Thomas Cook era anche il più grande tour operator in Grecia, dava lavoro a oltre 1.000 persone e gestiva circa 3 milioni di turisti l’anno. Non aver aiutato la Thomas Cook, magari facendola fallire in modo ordinato, potrebbe davvero costare caro al governo britannico: il ministro del turismo tunisino René Trabelsi ha dichiarato che la compagnia deve circa 60 milioni di euro agli albergatori del suo Paese per i soggiorni dei suoi clienti nei mesi di luglio e agosto. L’intenzione è di presentare il conto al governo di sua maestà. 
Il crollo è anche un duro colpo per il conglomerato cinese Fosun, il maggiore azionista della Thomas Cook, che aveva proposto di contribuire con 450 milioni di sterline a un pacchetto di salvataggio. C’è da chiedersi se la Thomas Cook finirà per essere la Lehman dell’industria dei viaggi e se i governi dovranno intervenire per salvare il turismo nazionale. Lo sapremo a breve.