Alpa, Conte e l’affaire Carige-Mincione: “Vogliono colpire me per colpire il premier”

di g.scio. Primocanale.it 2.11.19

Alpa, Conte e l'affaire Carige-Mincione:

GENOVA – “Avevo e ho studio a Genova. Ho anche una sede romana e lì, con Giuseppe Conte, eravamo semplici coinquilini”. Guido Alpa è uno dei più importanti avvocati italiani.  ‘Mentore’ del premier Conte, si trova anche al centro delle polemiche sulla vicenda del parere legale per l’affare Retelit, che s’intreccia con le attività del finanziere Raffaele Mincione e con la vicenda Carige. Per Alpa l’idea è che “vogliano colpire me, per colpire il premier. E’ penoso vedere come siano costruite ad arte fake news sulla base di una tecnica semplicistica, l’associazione casuale di immagini e parole. Questa tecnica è stata condannata dalla corte di Cassazione, già dal 1984”, dice al Secolo XIX.

condannata dalla corte di Cassazione, già dal 1984″, dice al Secolo XIX.

La vicenda con la quale il Financial Times ha tirato in ballo il presidente del Consiglio riguarda alcuni incarichi professionali collegati con la sua attività forense e ricevuti poche settimane prima di essere indicato come premier della coalizione Lega-M5s, nell’estate del 2018. Più nel dettaglio Conte, a maggio del 2018, riceve l’incarico di elaborare un parere pro veritate “a favore della Fiber 4.0, un gruppo coinvolto nel controllo della Reselit, una compagnia di telecomunicazioni italiana. Il principale investitore della Fiber 4.0 era il Fondo Athena Global Opportunities, finanziato interamente dalla segreteria di Stato vaticana”. Questo fondo, a sua volta, è “di proprietà del finanziere Raffaele Mincione”.

Alpa ricostruisce il ‘contatto’ col finanziere che ha tentato la scalata all’istituto genovese. “Fino a poche settimane precedenti l’assemblea di Carige (il 20 settembre, ndr) non conoscevo Mincione, non l’avevo mai incontrato né avevo avuto modo di interessarmi alle sue attività”. Poi “mi chiese assistenza professionale e io lo aiutai, sia in giudizio, sia nel corso dell’assemblea. Dopo quella vicenda non l’ho più incontrato. È del tutto improprio quindi accostare il mio nome a Mincione nella vicenda degli acquisti immobiliari a Londra da parte del Vaticano”. Conte ha detto di non aver mai avuto contatti diretti coi vertici del fondo di Mincione nella vicenda Retelit e qualcuno ha sospettato che la pratica possa avergliela proprio Alpa. “Non è andata così. Ho conosciuto Mincione due settimane prima dell’assemblea di Carige. L’incarico a Conte è precedente. Poi c’è un altro elemento. Il segreto professionale. Anche con un amico, con il collega vicino di stanza. Sono stato presidente del Consiglio nazionale forense che si occupa di deontologia, è assurdo pensareche l’abbia potuta violare”. 

Se Giuseppe Conte e Guido Alpa non sono mai stati soci in affari, come ripetono da mesi, allora quando fra la fine del 2001 e l’inizio del 2002 lavorarono insieme per difendere il Garante da un ricorso intentato dalla Rai avranno emesso due fatture differenti? Una domanda fino a oggi inevasa. “Chiarisco che io ero associato fino a qualche anno fa con un valoroso avvocato genovese (Tommaso Galletto e infatti lo studio professionale era conosciuto come Alpa-Galletto, ndr). Quindi non potevo essere membro di un’altra associazione. Basta leggere la disciplina della professione forense per rendersene conto”. Conte e Alpa continuano a sentirsi periodicamente. “Lui è molto impegnato. Però rivelo una cosa: mi chiama la domenica, per chiedermi come sto, come mi vanno le cose. Non gli do alcun consiglio, non ne ha bisogno”. La politica è un argomento di conversazione? “No, non ne parliamo mai. Anche perché la pensiamo diversamente, io sono sempre stato socialista e morirò socialista”, conclude Alpa.