A Lugano i segretidi una mega inchiesta

FEDERICO FRANCHINI Caffe.cg 17.11.19

Mazzette dal Ticino al Brasile passando dall’Italia

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Lugano ombelico del mondo. O perlomeno centro degli affari occulti di Techint, colosso industriale a livello mondiale, accusato di corruzione in Italia e in Brasile. Il gruppo controllato dalla ricchissima famiglia italo-argentina dei Rocca è gestito da una holding lussemburghese, la San Faustin. Ma è in Ticino dove, già nel 1970, si è insediata la San Faustin Lugano Sa, che vengono custoditi i segreti finanziari di Techint. La società ticinese si trova oggi al centro delle indagini che, a Milano, hanno portato ad una recente richiesta di rinvio di giudizio. L’inchiesta tocca direttamente tre membri della famiglia Rocca e la società madre del gruppo che, per i pm, era di fatto gestita dal capoluogo lombardo anche tramite la struttura ticinese. L’accusa è di aver versato tangenti, in cambio di ricchi contratti, ad un direttore della società statale brasiliana Petrobras, Renato Duque. Mazzette versate dalla Svizzera in Svizzera. Più precisamente: “dai conti correnti controllati dagli indagati attraverso la struttura San Faustin Lugano” come si legge nella richiesta di rinvio a giudizio
I guai per Techint cominciano nel 2015. In Brasile, un indagato, Bernardi Filho, racconta di come Renato Duque gli avesse chiesto aiuto per ricevere le tangenti all’estero. Mazzette che il direttore di Petrobras riceverà a Ginevra, su un conto di Bernardi aperto alla Millenium Banque Privée dalla società uruguayana Hayley. Dopo essere stata avvertita dal Brasile, a Milano si apre un’inchiesta. È però dalla Svizzera che giungono, prima spontaneamente, poi in risposta ad una rogatoria, le conferme decisive. I segreti di San Faustin sono infatti a Lugano.
È dalle rive del Ceresio, da tre conti alla Bsi a nome di società offshore legate al colosso industriale, che partono 8,5 milioni destinati a Renato Duque. Questi conti sono alimentati da una quarta società, la Fundiciones del Pacifico SA, anch’essa con conto Bsi, direttamente controllata dalla casa madre. Dalla banca luganese, vera e propria cassaforte del gruppo, partiranno anche altri bonifichi sospetti: quelli verso due conti ginevrini, alla Lombard Odier e alla Société Générale, controllati da due altri dirigenti di Petrobras, Jose Zelada e Fernando de Barros.
Dal Ticino, ad eseguire le operazioni erano tre donne, una delle quali membro del cda della San Faustin Lugano e tutte impiegate di due fiduciarie luganesi. Dai loro interrogatori sono giunte conferme importanti per i pm milanesi. Le signore hanno svolto per anni incarichi per conto di Techint e, per tale mandato fiduciario, si sono anche occupati dei conti delle società panamensi da cui sono partiti i pagamenti sospetti. Era chiaro per tutte che queste società offshore facevano parte del colosso italo-argentino. Le istruzioni di bonifico, è stato detto, erano ordinate da Hector Zabaleta, uno dei dirigenti del gruppo, spesso in visita in Ticino. Informazioni, considerate di primaria importanza a Milano, come si legge in un documento: “Tali dichiarazioni, unitamente alla documentazione relativa ai conti correnti bancari, forniscono la prova che il gruppo Techint abbia detenuto cospicui fondi neri in Svizzera, attraverso cui pagare le tangenti per conto di società dei gruppo”.
Il gruppo, in una nota resa pubblica dalla Reuters, sottolinea di “aver agito sempre in conformità ai principi etici e alle leggi applicabili nei paesi in cui opera”. La società si dice “fiduciosa di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati”. Nel frattempo, in Ticino, la San Faustin Lugano, divenuta Saita Sa, è stata messa in liquidazione nell’agosto del 2018.