Salini Impregilo: a.d., serve legge emergenza opere pubbliche (Rep)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

“Bisogna dichiarare lo stato di emergenza nazionale e muoversi con quelle leggi che proprio in virtù dell’emergenza, consentono di snellire le procedure per i lavori pubblici, in totale trasparenza. L’Italia ha bisogno di pianificare e fare le infrastrutture essenziali per la crescita, come stiamo facendo nella ricostruzione del viadotto sul fiume Polvecera a Genova. Là, nel giro di pochi mesi abbiamo fatto partire i lavori, che stanno andando avanti giorno e notte e finiranno in tempo. Abbiamo in Italia delle competenze uniche nel settore accumulate in decenni di esperienza”. 

Lo afferma Pietro Salini, amministratore delegato di Salini-Impregilo, in un’intervista a Repubblica aggiungendo che “per far ripartire il Pil in Italia bisogna far ripartire le grandi infrastrutture che il Paese ha abbandonato, per creare occupazione e crescita, e dare lavoro ai giovani cui manca un futuro, applicando anche in Italia quella tecnologia che stiamo utilizzando in tutto il mondo per consegnare alle comunità le infrastrutture di cui hanno bisogno nella vita di tutti i giorni. Il nostro Progetto Italia è proprio questo: riuscire a rimettere in piedi un settore e farlo diventare trainante per il Paese. Solo negli ultimi cinque anni, tra edilizia e grandi opere, abbiamo perso 600.000 posti di lavoro. Negli anni ’60 l’Italia è riuscita a costruire l’Autostrada del Sole in cinque anni, oggi per fare un tombino ce ne vogliono sei. Nel Sud Italia non ci sono prospettive di lavoro per nessuno. Ecco perché bisogna muoversi”. 

“Venezia è sommersa dall’acqua, i ponti delle autostrade crollano, l’Italia è in ginocchio dal punto di vista delle infrastrutture, abbiamo un lungo elenco di opere importantissime bloccate. E non perché manchino i fondi, ma perché si sono impantanate nella palude della burocrazia che ha paura di fare, e il Pil non riparte. Che altro deve succedere? Sarò brutale, ma la situazione è questa e se non la si cambia il Paese affonda”. 

Per Venezia, “mi pare che il progetto Mose sia commissariato da tempo. Non mi sembra che questa soluzione stia dando risultati”, continua Salini senza candidarsi alla a farlo perchè “abbiamo già molto da fare”. 

“A Genova sono in vigore le stesse leggi che valgono nel resto d’Italia. Ma la differenza è che là tutti – dal governo alle amministrazioni locali, dalla magistratura all’autorità per l’ambiente – sono uniti nel voler fare il nuovo ponte. Serve questa volontà comune, che deve partire dal fatto che le infrastrutture sono un fattore essenziale di sviluppo. È necessario, ad esempio, modificare il modo in cui sono fatti i contratti, che oggi addossano ai costruttori tutti i rischi, compresi quelli assolutamente fuori dal loro controllo, come i cambiamenti di norme che avvengono successivamente. La normativa deve cioè essere fatta per fare le infrastrutture non per bloccarle”, conclude il top manager. 

pev 

(END) Dow Jones Newswires

November 18, 2019 02:38 ET (07:38 GMT)