Così ArcelorMittal ipotizzava a maggio il rischio di restituzione dell’ex Ilva

di Angelo Mincuzzi IlSole24ore.com 20.11.19

Nel bilancio della società lussemburghese ArcelorMittal Flat Carbon Europe (che acquista e rivende l’acciaio prodotto in Italia) la possibilità che il contratto di affitto per l’impianto di Taranto potesse essere risolto e la società restituita ai commissari.

La società lussemburghese del gruppo ArceloMittal che acquista l’acciaio prodotto dall’ex Ilva, per poi rivenderlo sul mercato, ipotizzava sei mesi fa la possibilità che l’impianto di Taranto potesse essere restituito ai commissari straordinari. Forse solo una precauzione, messa nero su bianco per cautela, dovuta all’incertezza della situazione in Italia.

È quanto risulta dal bilancio 2018 della ArcelorMittal Flat Carbon Europe, oggi sotto i riflettori dei magistrati di Milano, secondo i quali la società avrebbe operato commercialmente negli anni scorsi in Italia attraverso una “stabile organizzazione” che sarebbe stata occultata al Fisco italiano.

Nel bilancio di ArcelorMittal Flat Carbon Europe, approvato dall’assemblea degli azionisti lo scorso 29 maggio, si legge infatti che «nel 2019 si prevede un ulteriore sviluppo delle società locali che acquistano e rivendono, a cominciare dalla metà del 2019 in Polonia e in Italia. In Italia questo sarà un secondo compratore-venditore locale, per il materiale ex Ilva, poiché abbiamo bisogno di tenere questi (materiali, ndr) separati nel caso che l’accordo di affitto termini e l’impianto venga restituito». 

Chi compra i prodotti ex Ilva 
ArcelorMittal Flat Carbon Europe è la società del gruppo indiano che commercializza i prodotti in acciaio di alcuni stabilimenti della galassia. In particolare, nei diversi paesi in cui è presente, opera attraverso entità locali che acquistano l’acciaio e gli altri prodotti e li rivendono sul mercato. Le entità locali agiscono come distributori «a basso rischio».

Nella relazione del board della società allegata al bilancio 2018 c’è scritto che in Italia le «entità locali» operano sin dal 1° ottobre 2015 (cioé da molto prima dell’ingesso dell’ex Ilva), «acquistando i prodotti dai siti e dalle strutture produttive e rivendendoli ai clienti finali in Italia» con un ricarico del 40% sui costi generali, amministrativi e di vendita dell’entità locale.

Il ricarico è praticamente raddoppiato rispetto al 2015, quando era del 20%. Per alcune società, la AM Flat Carbon Europe sopporta anche il rischio di insolvenza dei clienti finali.

Bilancio in perdita 
Azionista della società lussemburghese è la AM Global Holding Bis, che in Italia controlla anche la ArcelorMittal Italy Holding insieme ad Arcelor SA.

Il 2018 non è stato un anno positivo per la AM Flat Carbon Europe. Il fatturato netto è stato di 16,3 miliardi di euro, in lieve calo rispetto all’anno precedente, e la perdita si è attestata a 21,7 milioni contro un guadagno di 58,2 nel 2017. A causa del rosso in bilancio, nessuna imposta sugli utili è stata naturalmente versata in Lussemburgo, come era accaduto anche l’anno precedente.

AM Flat Carbon Europe possiede “stabili organizzazioni” in Polonia dal 2011, e in Francia, Spagna e Portogallo dal 2012, ma non in Italia. E questo è uno degli aspetti che Guardia di Finanza e Procura di Milano stanno analizzando.

La centrale di acquisto di ArcelorMittal 
Ma da chi acquista l’ex Ilva le materie prime che servono per produrre acciaio? Anche questo è probabilmente uno deifronti sui quali i magistrati stanno avviando accertamenti.

In Lussemburgo il gruppo ArcelorMittal controlla una società che funge da acquirente unico di tutte le materie prime utilizzate negli stabilimenti della galassia di Lakshmi Mittal. Le materie prime vengono acquistate dalla società e rivendute alle diverse entità del gruppo sparse nei diversi paesi. 

L’entità che opera come una centrale d’acquisto è la ArcelorMittal Sourcing. Il suo obiettivo è di ottimizzare la qualità, i prezzi, i termini di pagamento e la logistica dei prodotti che vengono venduti alle società del gruppo e che vengono utilizzati per produrre l’acciaio. 

Con un fatturato di 11,3 miliardi di euro e un utile netto di 190 milioni, ArcelorMittal Sourcing ha chiuso un anno con un profitto molto più basso rispetto ai 386, 2 milioni di utili del 2017. Nonostante questo ha distribuito un dividendo di 190 milioni.

Nel management report approvato nell’assemblea degli azionisti del 17 luglio 2019, i manager scrivono che come remunerazione per i servizi che offre, ArcelorMittal Sourcing «applica un mark up sui prodotti acquistati per poi rivenderli agli stabilimenti, che sono i clienti della società». I guadagni, sottolineano, sono in linea con le norme internazionali e le direttive dell’Ocse sui transfer price (i prezzi di trasferimento)