Quando lo Stato vinceva sulle Banche

03/11/2015 Massimo Bordin micidial.it

La storia serve per non ripetere gli errori del passato. Quante volte l’avete sentito dire? Bè, per chi crede nella ciclicità della storia umana, senza dubbio il monito del passato incombe su tutte le scelte importanti, ma molto spesso, a studiare la storia, si intravedono anche soluzioni da imitare più che errori da evitare.

Nel Trecento, in Toscana, due potentissime e ricchissime famiglie, i Bardi ed i Peruzzi, andarono in fallimento e gettarono nel caos l’economia di tutta Firenze a causa di una sorta di crisi dei mutui subprime che coinvolse niente popodimeno che il Re d’Inghilterra Edoardo III.

E’ evidente che all’epoca non si usava il termine mutui subprime, ma l’espressione risulta quanto mai efficace a descrivere quello che accadde e, cosa ancora più interessante, fa luce su due diversi modi di affrontare la questione dei rapporti stato-banche.

Il Re d’Inghilterra si trovò ad affrontare una lunga guerra con i francesi per il dominio su alcuni feudi sul continente, la Guerra dei Cent’anni combattuta poi anche da Giovanna d’Arco e raccontata da Schakspeare. Per avere la meglio, tuttavia, il re inglese si dovette indebitare a dismisura e si rivolse alle più grandi banche del mondo di allora, che erano italiane, essendo gli italiani gli inventori del sistema bancario.

La famiglia dei Bardi prestò al re 900.000 fiorini d’oro, mentre i Peruzzi 600.000. Cifra per l’epoca davvero esorbitante anche perchè espressa in moneta quotata in oro, quindi non stampabile o replicabile come invece avviene oggi con il sistema valutario slegato dal metallo giallo.

La situazione assunse poi dei toni drammatici, dato che Edoardo rimase invischiato in una guerra infinita e nonostante le brillanti vittorie campali (Crècy, capolavoro della fanteria inglese, su tutti), annunciò di non essere in grado di rimborsare i mutui contratti con gli italiani. Fu questo fatto a far precipitare nel fallimento le due famiglie, anche perché gran parte delle somme date in prestito al re erano risparmi affidati in amministrazione fiduciaria dai correntisti, i quali ora pretendevano la restituzione dei capitali, con interessi altissimi. I primi a cedere furono i Peruzzi, i quali dichiararono l’insolvenza e patteggiarono coi creditori dei rimborsi in percentuale, i quali li portarono alla rovina. Molti operatori del settore furono travolti e si può dire che si trattò del crac di tutta Firenze. Anche i Bardi dovettero cedere: dapprima reagirono con calma, ma poi nel corso degli anni successivi persero il controllo. Ordirono un golpe per impossessarsi del governo, ma la congiura fu scoperta e molti di loro esiliati; altri membri della famiglia, invece, presero a coniare moneta falsa. Anche costoro furono scoperti e condannati a morte, evitata con la fuga. Questa vicenda, che può essere considerata la prima crisi dei mutui della storia, vide la morte sul rogo di due funzionari della Zecca e l’inizio di una depressione economica senza precedenti

Si può trarre un insegnamento da questo episodio? Qualcuno sarà tentato di affermare che gli stati devono correre a salvare le banche per evitare la crisi economica e che, facendo un confronto, l’amministrazione americana e la Fed nel 2008, ignoranti della storia, non salvarono la banca Lehman Brothers portando l’occidente alla recessione.

In realtà, la vicenda dei Bardi e dei Peruzzi suggerisce cose ben più complesse e rilevanti. In primo luogo, ci dice che la crisi travolse Firenze, ma non l’Inghilterra, poiché il re Edoardo, semplicemente, non pagando i toscani, evitò la crisi economica del suo paese, dell’inghilterra, fregandosene delle banche. A quel tempo, in altri termini, gli stati, la politica, contavano più della finanza. Oggi, è l’opposto, i governanti preferiscono affamare un popolo pur di salvare il sistema finanziario. Inoltre, il fallimento della banca privata dimostra anche che per prestare denaro ad uno stato meglio sarebbe una banca pubblica, per tutte le note implicazioni di esigibilità dei crediti. Una banca pubblica, com’era la banca d’Italia fino al 1981, può anche favorire la corruzione politica, ma almeno non consente di essere ostaggio dei privati.

Ultimo, ma non ultimo, nel trecento avvenne anche qualcosa di razionale e moralmente giusto. Il prestito bancario infatti implica sempre un rischio. Nel caso in cui il rischio sia esagerato – e nel caso della guerra dei Cento Anni lo era, trattandosi della guerra mondiale di allora – non si capisce per quale motivo i creditori debbano avere pretesa della restituzione