Rebus Alitalia: ristrutturazione alternativa o cordata?

tio.ch 24.11.19

Keystone

La precondizione di Lufthansa: tagliare 5.500 posti di lavoro

Che si concretizzino o meno, le notizie delle ultime ore hanno scatenato l’allarme dei sindacati

ROMA – Archiviata la scadenza del 21 novembre e con la cordata Fs-Atlantia ancora incompleta, per Alitalia si potrebbe ripartire da zero. I rapporti tra il governo italiano e la holding dei Benetton sembrano ancora tesi, anche per la partita giocata in parallelo sulle concessioni autostradali e su cui il premier Giuseppe Conte ha ribadito di non voler fare sconti a nessuno. E così indiscrezioni che finora nessuno ha smentito indicano per la compagnia il possibile ricorso a un piano totalmente nuovo.

In attesa che i commissari scrivano al Ministero dello sviluppo economico per manifestare lo stato dell’arte, l’idea comparsa in questi giorni sulla stampa sarebbe quella di un nuovo commissariamento, affidato ad un unico amministratore, e non agli attuali tre, e non più finalizzato alla cessione quanto alla ristrutturazione dell’azienda. In questo modo l’ultima tranche di prestito ponte da 400 milioni che sarebbe altrimenti a rischio potrebbe essere concessa e allo stesso tempo si potrebbe di fatto venire incontro a ciò che Lufthansa chiede da tempo.

Come precondizione per un ingresso in Alitalia, i tedeschi hanno infatti sempre posto proprio una riorganizzazione profonda del vettore, da sottoporre preventivamente ad una cura dimagrante che comprenda taglio dei costi e riduzione del personale. Lufthansa punta a 5.500 esuberi e a una riduzione degli aeromobili a quota 75-85 dai 118 attuali. Numeri alti, politicamente difficili da digerire per il governo e impossibili da accettare per i sindacati, ma che potrebbero essere ridimensionati in fase di trattativa, considerando che anche Delta ritiene comunque necessario sfoltire gli 11 mila dipendenti di Alitalia di circa 2.500-2.800 unità.

Sarebbe invece escluso uno spezzatino del vettore, ipotizzato dalle indiscrezioni in tre parti, ma che al Ministero dello Sviluppo economico, a quanto si apprende, non si starebbe nemmeno valutando. In ogni caso ogni approfondimento sarebbe rimandato in attesa della lettera dei commissari.

Che si concretizzino o meno, le notizie delle ultime ore hanno comunque scatenato l’allarme dei sindacati, già in allerta per l’ennesima chiamata a vuoto di giovedì scorso. “Il trasporto aereo è allo sbando ed ha più che mai bisogno di essere riformato e che gli impegni più volte assunti e ribaditi siano mantenuti”, denuncia la Uiltrasporti chiedendo al governo una immediata convocazione del sindacato. Richiesta condivisa anche dai piloti dell’Anp, secondo cui “non è più possibile perdere tempo”.