B.Mps: il private equity la corteggia (MF)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Se l’azionista pubblico e i vertici della banca sono in attesa del responso della Dg Competition sulla pulizia dell’attivo, le vicende del Montepaschi sono seguite con interesse anche all’estero. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, nelle ultime settimane diversi fondi di investimento internazionali, soprattutto private equity, avrebbero iniziato a studiare il dossier della banca senese, raccogliendo informazioni dalle controparti istituzionali coinvolte.

Sul mercato circolano tra gli altri i nomi di Fortress, Bain e Apollo, soggetti già attivi da tempo sulle financial institutions italiane e interessati a cogliere opportunità nel settore. Una banca d’affari avrebbe sottoposto il dossier anche un fondo sovrano mediorientale. L’interesse c’è ed è comprensibile in una fase come quella attuale.

Entro il 2021 il Tesoro (oggi primo azionista del Monte al 68%) dovrà infatti lasciare la presa e riconsegnare l’istituto a capitali privati. In vista di quella scadenza Roma e Bruxelles dovranno trovare entro fine anno un’intesa sul piano di uscita, un documento nel quale le autorità italiane dovranno dettagliare le opzioni sul tavolo e il profilo dei potenziali acquirenti. In particolare la trattativa è concentrata sulla possibile scissione del Monte tra una bad bank destinata ad accogliere e gestire i crediti deteriorati rimasti in bilancio e una good bank che sarebbe messa rapidamente sul mercato. Si sa che sofferenze e utp sono il problema principale di Siena e l’obiettivo sarebbe portare l’asticella del npl ratio nella zona che gli analisti finanziari chiamano high single digit. Per brio però serve un’altra massiccia cessione che consenta alla banca di espellere dal bilancio fino a 14 miliardi lordi di deteriorati. Questo stock finirebbe nella bad bank per essere gestito da un operatore professionale come Amco (ex Sga), che tra l’altro con Mps (assistita da Oliver Wyman) condivide l’azionista, cioè il Tesoro.

L’aspetto più delicato sarà fissare il prezzo di acquisto. Da un lato Bruxelles chiede che il deal avvenga a prezzi di mercato, pena la contestazione di aiuti di Stato. Dall’altro lato, però, il Tesoro sarà molto attento all’impatto contabile del deal che, se effettuato a prezzi troppo lontani da quelli di libro, rischierebbe di portare i requisiti patrimoniali sotto i minimi regolamentari rendendo necessaria una nuova ricapitalizzazione. Una situazione analoga a quella che si era venuta a creare nel 2016, quando Mps mise in cantiere la precedente operazione da 24 miliardi con il fondo Atlante.

red/fch

(END) Dow Jones Newswires

November 27, 2019 02:27 ET (07:27 GMT)

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