GAVIO & C. / LE MANI IN PASTA

28 Novembre 2019 di: Andrea Cinquegrani lavocedellevoci.it



Non solo affari autostradali & infrastrutture miliardarie a casa Gavio. Adesso si scopre che hanno anche il pallino per il grano, oltre a quello per la grana, senza dimenticare alcune grane giudiziarie, a partire dal fresco crollo del viadotto sulla Torino-Savona.

E con le mani in pasta troviamo la “crema” di finanza e industria di casa nostra: da mister Big Pharma Sergio Dompè alla Fondazione Cariplo, dal gruppo tutto carne dei Cremonini all’imprenditrice Ornella Randi Federspiel, dalla Cassa di risparmio di Lucca alla misteriosa Aurelia srl.
La metà delle quote, comunque, fa capo ad un altro pezzo da novanta nel settore verde, la Coldiretti. Appena uscito dalla compagine, invece, Carlo De Benedetti.
Tutti insieme, appassionatamente, sotto l’ombrello di un colosso del settore alimentare ed in particolare del ricco comparto di semi e sementi: si tratta di SIS, acronimo di Società italiana sementi, che da tre anni è licenziataria unica nel produrre e vendere il celebre “Grano senatore Cappelli”.
Sigla milionaria che è stata appena raggiunta da una pesante sanzione, pari a 150 mila euro, inflitta dall’Antitrust, per una serie di infrazioni da brivido.
Ma vediamo più da vicino i contorni dell’affaire.
 
PIATTO RICCO MI CI FICCO

Mentre ne conosciamo molto bene uno, Coldiretti, che detiene il 53 per cento delle azioni di SIS, vediamo più da vicino l’altra metà delle quote, rappresentata dalla storica sigla “Bonifiche Ferraresi” e dai suoi soci.
La società ha assunto la denominazione prima di B.F. Holding spa e oggi semplicemente di B.F spa.
Lunghissima la sua storia, che nasce nel 1871 in Inghilterra con il nome di Ferrarese Land Reclamation Company Limited ed ha come oggetto sociale la “bonifica di laghi, l’acquisto di paludi e terreni nelle vicinanze di Ferrara e in altre località del Regno d’Italia o la compera di canali, corsi d’acqua, lavori d’irrigazione, moli, scali, ferrovie, strade, fabbricati e macchine locomotive”.
La crisi del 1929 creò una situazione pesante, fino alla richiesta di concordato preventivo del ’30. Venne quindi salvata dalla neonata IRI e riprese a macinare grani & affari, con una portafoglio-terreni stratosferico. Si tratta di ben 6.500 ettari concentrati soprattutto nel ferrarese (frazione Jolanda di Savoia e Mirabello), ma anche in provincia di Arezzo ed in quella di Oristano (Arborea).
Tutto questo ben di Dio ne fa il primo proprietario terriero in Italia.
 
LE ACCUSE DELL’ANTITRUST
Ma veniamo alle polemiche attuali e soprattutto ai motivi che hanno portato alla sanzione dell’Antitrust.
Che così si possono subito sintetizzare, proprio attraverso le frasi dell’Autorithy: “L’Autorità ha accertato tre distinte condotte dell’impresa contrarie alla disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari. In particolare SIS, che detiene l’esclusiva sulla commercializzazione delle sementi del grano della varietà ‘Cappelli’, in base ad un contratto di licenza stipulato nel 2016 con il CREA (il principale ente di ricerca italiano sul fronte delle filiere agroalimentari controllato dal ministero per le Politiche agricole, ndr), ha: 1) subordinato la fornitura delle sementi alla riconsegna da parte dei coltivatori del grano prodotto, imponendo alle controparti un rapporto cosiddetto ‘di filiera’; 2) ritardato o addirittura rifiutato in maniera ingiustificatamente selettiva la fornitura delle sementi ai coltivatori (privilegiando in modo smaccato gli iscritti alla Coldiretti, ndr); 3) aumentato in maniera significativa ed ingiustificata i prezzi delle sementi (e quindi anche i prezzi finali al consumatore, ndr)”.
Lunghissima la sua storia, che nasce nel 1871 in Inghilterra con il nome di Ferrarese Land Reclamation Company Limited ed ha come oggetto sociale la “bonifica di laghi, l’acquisto di paludi e terreni nelle vicinanze di Ferrara e in altre località del Regno d’Italia o la compera di canali, corsi d’acqua, lavori d’irrigazione, moli, scali, ferrovie, strade, fabbricati e macchine locomotive”.
La crisi del 1929 creò una situazione pesante, fino alla richiesta di concordato preventivo del ’30. Venne quindi salvata dalla neonata IRI e riprese a macinare grani & affari, con una portafoglio-terreni stratosferico. Si tratta di ben 6.500 ettari concentrati soprattutto nel ferrarese (frazione Jolanda di Savoia e Mirabello), ma anche in provincia di Arezzo ed in quella di Oristano (Arborea).
Tutto questo ben di Dio ne fa il primo proprietario terriero in Italia.
 
LE ACCUSE DELL’ANTITRUST
Ma veniamo alle polemiche attuali e soprattutto ai motivi che hanno portato alla sanzione dell’Antitrust.
Che così si possono subito sintetizzare, proprio attraverso le frasi dell’Autorithy: “L’Autorità ha accertato tre distinte condotte dell’impresa contrarie alla disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari. In particolare SIS, che detiene l’esclusiva sulla commercializzazione delle sementi del grano della varietà ‘Cappelli’, in base ad un contratto di licenza stipulato nel 2016 con il CREA (il principale ente di ricerca italiano sul fronte delle filiere agroalimentari controllato dal ministero per le Politiche agricole, ndr), ha: 1) subordinato la fornitura delle sementi alla riconsegna da parte dei coltivatori del grano prodotto, imponendo alle controparti un rapporto cosiddetto ‘di filiera’; 2) ritardato o addirittura rifiutato in maniera ingiustificatamente selettiva la fornitura delle sementi ai coltivatori (privilegiando in modo smaccato gli iscritti alla Coldiretti, ndr); 3) aumentato in maniera significativa ed ingiustificata i prezzi delle sementi (e quindi anche i prezzi finali al consumatore, ndr)”.
Scrive l’Antitrust: “Sia ha ritardato o definitivamente denegato la fornitura di sementi in maniera ingiustificata, discriminando tra coltivatori richiedenti sulla base di considerazioni del tutto sconnesse da motivazioni obiettive”.
 
PREZZI ALLE STELLE
Eccoci ai prezzi lievitati a dismisura. Si tratta di un aumento del 60 per cento in tre anni, ossia da quando Sis è subentrata nella licenza al precedente tandem d’imprese.
Teresa Bellanova
Punta l’indice l’Antitrust: “Sis non appena ottenuta l’esclusiva sulle sementi ha praticato un incremento di prezzo assai significativo, risultato ingiustificato rispetto agli impegni e spese sostenuti da Sis in quel momento, procedendo ad ulteriori aumenti di prezzo anche negli anni successivi”.
Cercano di mettere una pezza a colori i dirigenti Sis: “Abbiamo aumentato la qualità del seme, tanto che se prima servivano due quintali per seminare un ettaro ora ce ne vogliono meno, circa 1,5 quintali”. Boh.
Ha da poco presentato un’interrogazione parlamentare il senatore ex 5 Stelle Saverio De Bonis, presidente di una sigla storica nell’associazionismo in campo alimentare, Grano Salus. De Bonis chiede al ministro delle Politiche agricole che venga revocata la licenza alla Sis: “Le regole del mercato valgono per tutti, soprattutto per chi ha ricevuto una licenza di Stato. La questione dovrà essere approfondita perché se è vero che c’è tutta questa disponibilità di grano Cappelli, mi chiedo perché ci siano così pochi pacchi di pasta in vendita. Dove sono finiti i ‘ricchi’ raccolti di questi ultimi tre anni? E perché i pochi marchi che confezionano la pasta Cappelli, da nostre analisi effettuate sul Dna, non sempre sono puri al 100 per cento?”.
Domande alle quali in governo, a quanto pare, fino ad oggi non ha risposto. Perché il ministro Teresa Bellanova non si dà una mossa?

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