UniCredit, il tesoretto di Mustier: 12 milioni di euro in titoli della banca ( Carlo Messina Intesa SP sommando le voci nel 2018 guadagna 5.7 milioni – 15.5 al giorno- quanto ha investito su Intesa SP?)

Andrea Deugeni e Fabio Pavesi affariitaliani.it 2.12.19

Gli acquisti personali del Ceo di Piazza Gae Aulenti che scommette sul suo gruppo

È a lui per primo che uno sprint del titolo UniCredit in Borsa porterebbe non solo soddisfazione professionale, ma anche lauti guadagni. Del resto Jean Pierre Mustier, il gran capo della sua banca “paneuropea”, sul piano di rilancio di UniCredit ci ha messo non solo la faccia, ma anche molti quattrini. Con quello stile da banchiere di scuola anglosassone che lo contraddistingue, ha deciso, fin dal suo approdo sulla tolda di comando nell’estate del 2016, di rischiare lui per primo sui destini dell’istituto. 

LO STIPENDIO FISSO BLOCCATO A 1,2 MILIONI DI EURO L’ANNO

E come? Con una remunerazione fissa ridotta ai minimi termini in confronto ad altri giganti del credito; una parte variabile dilazionata nel tempo e tutto il resto giocato con soldi suoi in una sorta di scommessa sul valore del titolo. Mustier appena insediato si è ridotto del 40% il suo stipendio fisso da dipendente rispetto ai predecessori. Anziché 2 milioni di euro tondi all’anno riservati agli amministratori delegati prima di lui, solo 1,2 milioni annui di remunerazione fissa. Uno stipendio da capo di una media banca, solo un terzo di quanto incassano in media i suoi colleghi nelle banche di dimensione simile alla sua. 

IL VARIABILE VALE 2,4 MILIONI L’ANNO, MA SARA’ RISCOSSO SOLO NEL 2023

A mitigare in parte la decisione di tagliarsi la parte fissa c’è la parte variabile legata a un piano di incentivazione a lungo termine di 2,4 milioni all’anno per i tre anni del piano 2017-2019: totale 7,2 milioni di euro che però verranno  corrisposti solo nel 2023. Inoltre, Mustier ha rinunciato al Tfr in caso di uscita dalla banca. Fin qui il suo trattamento da primo dipendente del suo istituto. 

GLI ACQUISTI PERSONALI PER OLTRE 12 MILIONI DI EURO

Per il resto Mustier ci ha messo soldi suoi. Nel marzo del 2017 ha acquistato azioni UniCredit per 2 milioni di euro di controvalore e bond della banca per altri 2 milioni di euro. Il 9 novembre del 2018 altri acquisti per 1,2 milioni divisi a metà tra azioni e bond dell’istituto. E infine a febbraio del 2019 un altro giro di shopping per l’equivalente di 7,2 milioni di euro, pari al suo piano di incentivazione triennale, suddivisi equamente tra azioni e strumenti ibridi di capitale. E così nel complesso nei suoi tre anni e poco più a capo della banca, Mustier si è esposto con soldi suoi per 12,4 milioni di euro, per metà azioni e per l’altra metà in bond o strumenti ibridi di capitale.

 

Un modo per legare i suoi guadagni al valore creato (o distrutto) dalla banca. Un gesto apprezzabile non comune presso molte banche anche di piccola dimensione.

Già ma a questo punto val la pena chiedersi se Mustier esce vincente dalla scommessa. Solo con il colpo di reni degli ultimi 2 mesi in Borsa il capo di UniCredit riesce a contare qualche plusvalenza. Gli acquisti di titoli del febbraio scorso sono avvenuti a poco più di 10 euro e oggi quel pacchetto di 3,6 milioni di euro si è rivalutato del 20%.

In guadagno anche la tranche di fine novembre dell’anno scorso comprata poco sopra gli 11 euro, mentre dovrà aspettare la quota di 2 milioni di euro pagata nel marzo del 2017 14 euro. Quanto ai 6,2 milioni di euro in bond e strumenti ibridi di capitale, Mustier si accontenta per ora delle cedole e paradossalmente (proprio lui) tifa per rendimenti sempre più negativi che farebbero apprezzare il valore delle obbligazioni in tasca sua.

E ovviamente guarda con qualche rammarico il livello dei 18 euro su cui ha viaggiato per molti mesi nella seconda parte del 2017 l’azione UniCredit.

Sui suoi valori di carico quei 6 milioni di euro sarebbero saliti a oltre 8 milioni. Ma ovviamente il suo investimento è di lungo periodo e di certo l’ex parà francese pensa che non solo il vecchio piano appena archiviato con successo, ma anche quello nuovo che si disvelerà domani potrà mettere il turbo al titolo. Oppure attendere qualche appeal speculativo che ottenga lo stesso effetto. Per quest’ultima eventualità chiedere direttamente a Mustier.

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«Banche, l’amministratore guadagna 123 volte lo stipendio da impiegato»

Ilmattino.it 6.4.19

Servono 123 anni a un dipendente di Intesa Sanpaolo per guadagnare la cifra incassata in un solo anno dall’ammnistratore delegato. E’ quanto emerge da una analisi delle retribuzioni dei vertici bancari effettuata dall’ufficio studi del sindacato First Cisl (Federazione Italiana Reti dei Servizi del Terziario), il sindacato dei lavoratori delle banche, delle assicurazioni, della finanza, della riscossione e delle authority nato nel 2015 dall’unione di Fiba Cisl e DirCredito.

La nuova commissione d’inchiesta sulle banche parta dalla riflessione che fino a quando «le retribuzioni dei vertici restano correlate solo agli obiettivi reddituali ci sara sempre il rischio di pesanti pressioni commerciali sul personale per vendere prodotti finanziari che si rivelano nocivi per la clientela, dai bond subordinati ai diamanti» e che «un dipendente di Intesa Sanpaolo dovrebbe lavorare 123 anni per incassare quel che ha guadagnato nel 2018 il ceo Carlo Messina», afferma il segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani.

«A un lavoratore di UniCredit – sottolinea ancora Colombani – serve mezzo secolo per uguagliare il compenso annuo dell’amministratore delegato Jean Pierre Mustier. Gli ad del Banco Bpm, Giuseppe Castagna, e di Ubi, Victor Massiah, hanno avuto il salario di una vita di lavoro di un impiegato del gruppo».

Nelle banche, aggiunge Colombani, «la sproporzione retributiva rimane alta, ma a preoccuparci e soprattutto il fatto che i compensi dei top manager continuano ad essere legati solo ai risultati quantitativi, mentre e necessaria una svolta moralizzatrice».

Secondo i dati elaborati da First Cisl, il banchiere più pagato resta il capo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che nel 2018, sommando tutte le varie voci retributive, incluso il fair value dei compensi in azioni, ha guadagnato quasi 5,7 milioni di euro, contro i 5,5 di un anno prima: sono poco più di 15.500 euro al giorno, mentre una figura media di Intesa Sanpaolo è pagata giornalmente 126 euro.

Tra i vertici delle cinque grandi banche italiane, il meno pagato è l’amministratore delegato di Mps, Marco Morelli, che, per effetto della disciplina europea degli aiuti di Stato, ha avuto 489 mila euro contro gli 1,1 milioni del 2017, passando da 22,6 a 10,4 retribuzioni annue medie dei dipendenti del gruppo.

Gli aumenti maggiori sono stati registrati nel Banco Bpm: l’amministratore delegato Giuseppe Castagna ha avuto guadagni in crescita del 28%, da 1,8 a 2,3 milioni e i condirettori generali Domenico De Angelis (1 milione) e Salvatore Poloni (753 mila), presidente anche del Casl dell’Abi, hanno ottenuto incrementi rispettivamente del 17% e del 26%, mentre il presidente Carlo Fratta Pasini è rimasto fermo a quota 560 mila euro, pari a 10 retribuzioni medie dei dipendenti del gruppo.

 

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