Come funziona la plastic tax fuori dall’Italia

Alessio Foderi wired.it 9.13.19

Il provvedimento che ha fatto più discutere nella manovra 2020 è sicuramente la tassa sulla plastica monouso, una misura che – in forme diverse – esiste nella maggior parte dei paesi europei

(foto: Getty Images)

Da quando, a inizio novembre, il disegno di legge di bilancio ha iniziato il suo iter parlamentare non sono mai cessate le polemiche sulla cosiddetta plastic tax  di cui avevamo già spiegato l’intento: sostanzialmente tassare la plastica monouso e certi tipi di imballaggio per prevenirne un uso massivo – una delle principali novità contenuta all’interno della manovra 2020. In questi giorni, mentre prosegue l’esame in commissione Bilancio del Senato e la discussione in aula è calendarizzata per il prossimo 9 dicembre, la tassa sulla plastica monouso – che nei piani iniziali doveva partire ad aprile con un prelievo di un euro al chilo – è stata ridimensionata, e, in base all’accordo raggiunto, entrerà in vigore a luglio con una riduzione dell’85 per cento rispetto alla prima versione.

L’articolo 79 del nostro ddl parla di “imposta sul consumo dei manufatti in plastica con singolo impiego”, di fatto una micro-tassa volta a modificare il comportamento dei consumatori e dei produttori (per i quali sono previsti incentivi nel caso di sviluppo di plastica biodegradabile e compostabile). Situazioni simili, però, sono già esistenti negli altri paesi europei dove vigono diverse leggi sulla plastica, o meglio su specifiche tipologie di plastica e sul loro utilizzo. Fa il punto un recente studiodell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) realizzato con Istituto per la politica ambientale europea (Ieep) sugli approcci politici per incentivare una sostenibilità ambientale nell’ambito della plastica.

La tassa sulla plastica in Europa

L’applicazione di tasse agli articoli in plastica monouso, aumentando il prezzo, diminuisce la domanda degli stessi nei mercati nazionali. In Belgio la tassa sugli imballaggi arriva a 3,6 euro al chilo per le posate usa e getta di plastica, mentre scende a tre euro al chilo per le borse di plastica monouso. In Francia, invece, si pagano sei centesimi per borsa, ovvero un equivalente di 10 euro al chilo. In Irlanda si arriva a 22 centesimi, in Portogallo a otto (a cui va aggiunta l’Iva). Nel Regno Unito invece ammonta a 0,05 sterline, ma, dalla sua introduzione, sono stati distribuiti nove miliardi di sacchetti monouso in meno, con una riduzione pari all’83 per cento. Anche se c’è chi ritiene che le bags for life, cioè quelle destinate a un utilizzo duraturo, inquinino dipiù. Sempre nel Regno Unito c’è stata anche la proposta, nel 2018, di una plastic packaging tax (e quindi in materia di imballaggi) che entrerà in vigore da aprile 2022.

Imposte alte anche in Danimarca, dove i prodotti da imballaggio sono tassati da oltre un euro al chilo se contengono plastica riciclata fino a oltre 1,70 euro per quelli con plastica non riciclata. Sempre qui sono tassate altre due materie plastiche: il polistirene espanso sinterizzato (Eps) e il cloruro di polivinile (Pvc), entrambi circa 2,70 euro al chilo. In Lettonia, invece, la tassa varia in base al materiale con l’obiettivo di promuovere un uso economicamente efficiente delle risorse naturali e limitare l’inquinamento. Ad esempio, il polistirene raggiunge 1,56 euro al chilo mentre la maggior parte di plastica 1,22 euro. Inoltre, in Polonia vige una tassa specifica per lo smaltimento in discarica di rifiuti di plastica raccolti in modo selettivo.

Cosa dice Bruxelles

Il tema di tassare la plastica è già da tempo discusso nelle istituzioni europee. Già quasi due anni fa, a maggio 2018, la Commissione europea ha inserito tra le sue proposte per il bilancio comunitario 2021-2027 quella di una tassa nazionale di 0,80 centesimi di euro per ogni chilogrammo di plastica contenuto in imballaggi non riciclati. Questa tassa, secondo le stime della Commissione, potrebbe portare ogni anno entrate totali per 6,6 miliardi di euro. Al momento, la proposta è sul tavolo del Consiglio europeo, la cui presidenza di turno è ricoperta dalla Finlandia. Lo scorso 7 ottobre 2019 in un comunicato veniva sottolineato come l’introduzione di una tassa sulla plastica non riciclata stia raccogliendo grande supporto, e sarebbe l’unica misura proposta dalla Commissione ad avere ottenuto l’appoggio degli stati membri durante la discussione sul bilancio.

Inoltre, c’era già stata una direttiva europea del scorso 5 giugno, adottata dal parlamento e dal Consiglio dell’Unione europea per ridurre l’impatto ambientale di specifici prodotti in plastica, introducendo alcune misure mirate, compreso un divieto a livello comunitario sui prodotti in plastica monouso (fra cui posate, piatti e cannucce) se sono disponibili alternative. Proprio a questa direttiva fa riferimento il disegno di legge italiano sulla plastic tax.