Fiat, Repubblica e Vaticano SpA. Moncalvo: siamo alla follia

libreidee.org 8.12.19

Stiamo sprofondando nella follia: l’Italia crolla, e nessuno ne parla. «C’è da meravigliarsi che non accada qualcosa, perché lo sconquasso sociale è gigantesco, tra il Vaticano che entra in società con Lapo Elkann (con l’Obolo di San Pietro, destinato ai poveri) e una catena di giornali che, invece di fare le inchieste sul resto del mondo, dovrebbero interrogarsi su chi sono e cosa fanno, realmente, i loro padroni». Gigi Moncalvo, giornalista di lunga esperienza, è letteralmente esterrefatto dalla sequenza degli eventi: Fiat-Fca che cede il comando ai francesi, poi annuncia l’apertura di uno stabilimento (non in Italia: in Marocco) e si prepara a ricevere in omaggio 136 milioni di euro dal governo Conte. Nel frattempo, i giornali tacciono: quelli del gruppo “Espresso” (”Repubblica”, in primis) vengono comprati da John Elkann «al prezzo delle sigarette». Spiccioli: costano la decima parte di quello che Exor ha speso per ricapitalizzare la Juventus, dopo le spese pazze per Cristiano Ronaldo. E attenzione: l’acquisto del gruppo “Espresso-Repubblica” è meno dell’1% del totale degli investimenti finanziari della Exor. «Negli ultimi sei mesi, la holding della famiglia Agnelli ha investito 23,3 miliardi». In Italia, posti di lavoro a rischio: ma i media sorvolano.

E’ il “Corriere della Sera” a parlare delle mirabolanti imprese del fondo Centurion, compartecipato dal Vaticano, che – insieme a Lapo – si impegna a produrre il film “Rocket Man” su Elton John, «non esattamente un campione di moralità cattolica». Cristiano RonaldoNella sua rubrica settimanale “Silenzio stampa“, alla trasmissione web-radio “Forme d’Onda“, Moncalvo trasecola di fronte al clamoroso intreccio Elkann-Vaticano: protagonista, il fondo d’investimenti aperto a Malta e, secondo il “Corriere”, alimentato dai proventi dell’Obolo di San Pietro, teoricamente destinati a opere caritative. Invece, il patron di Centurion – il banchiere italo-svizzero Enrico Crasso, uomo di fiducia della Santa Sede – ora siede del Cda di Italia Independent, l’azienda di occhiali e “lifestyle” fondata da Lapo Elkann. In realtà, aggiunge Moncalvo, a controllare Lapo è stata piazzata Giovanna Dossena, per tre anni membro del board della famigerata Banca Popolare di Vicenza. «Nonostante l’innesto di 6 milioni freschi, di provenienza vaticana tramite Centurion – dice Moncalvo – non sono stati ancora pagati gli stipendi ai dipendenti, senza busta paga da quattro mesi».

Peggio: «I lavoratori di Italia Independent sono sull’orlo del licenziamento, delle dimissioni incentivate, proprio perché il fondo Centurion ha deciso di spostare la produzione da Venaria Reale (Torino) al “distretto degli occhiali”, tra Veneto e Trentino, mettendo nei guai i dipendenti che hanno famiglia e figli». Da un Elkann all’altro: «E’ la famiglia di Lavinia Borromeo, moglie di John Elkann, a essere divenuta socia a sua volta di Centurion, che ha investito nel settore delle acque minerali entrando in Pejo e Goccia di Carnia». Poi ci sarebbe da ridere, pensando al capitolo energia. Oltre a spaziare dai giocattoli (Giochi Preziosi) all’edilizia, infatti, Centurion ha rilevato il 10% della start-up Abbassalebolette, che offre soluzioni via Internet per risparmiare sulle fatture di luce e gas. «La società appartiene alla famiglia di Luca Dal Fabbro, presidente di Lavinia Borromeo con John e Lapo ElkannSnam (gruppo Eni)». Conflitto di interessi? «Da una parte, con la Snam – sottolinea Moncalvo – Dal Fabbro fa pagare care le bollette, e dall’altra la sua famiglia incassa denaro con Abbassalebolette, insegnando ai consumatori come risparmiare».

Domanda: «Non farebbe prima a farle chiare e trasparenti, le bollette? Macché. Meglio – dice il giornalsta – se le bollette restano illeggibili: così ci si guadagna, con Abbassalebolette». Molcalvo alza bandiera bianca: «Questo è un paese di pazzi». Categoria alla quale non appartiene sicuramente John Elkann, oculatissimo super-manager dell’impero ex Fiat: vale 6,7 la sua compagnia di assicurazioni (Partner-Re, settore immobiliare), mentre il solo pacchetto azionario di Exor nella Ferrari è valutato 6,3 miliardi, e quello Fca vale 5,5 miliardi. Poi c’è il pacchetto Exor in Cnh (veicoli industriali), altri 3,3 miliardi. Infine c’è la Juve: il pacchetto Exor ammonta a 940 milioni. «Nelle stesse ore in cui Exor, attraverso John Elkann, si comprava per 100-135 milioni tutti i giornali di De Benedetti, lo stesso Elkann stava sborsando ben di più, cioè 191,2 milioni, per fare l’aumento di capitale della Juventus (il cui patrimonio netto si stava pericolosamente avvicinando allo zero, col rischio di portare i libri in tribunale)».

Parlare della Juventus, sostiene Moncalvo, può aiutare a inquadrare meglio l’aspetto finanziario dell’affare Gedi: «Per Exor, l’acquisizione dell’intero gruppo editoriale è un’operazione meno impegnativa di quella che ha portato Cristiano Ronaldo a Torino, con gli ingaggi e i costi di mantenimento del calciatore». In altre parole, «per John Elkann, quelli per l’acquisto della Gedi sono i soldi delle sigarette». Attenzione: i giornalisti del gruppo di “Repubblica” sono 400. Che fine faranno? «I poligrafici del “Secolo XIX” di Genova sono già in agitazione, sapendo che il loro lavoro verrà assorbito dai colleghi torinesi della “Stampa”». Insiste  Moncalvo: «Gli stipendi che stanno per saltare sono tantissimi: dove arriva John Elkann, il posto di Stampa e Repubblicalavoro non è più sicuro». E inoltre: nel silenzio generale dei media, si va configurando un clamoroso regime di monopolio delle notizie «su cui dovrebbero vigilare il garante per l’editoria, l’Agcom, e l’autorità Antitrust».

Il problema? Tutti quei giornali supererebbero il 20% di concentrazione: «La legge prevede che un solo editore non possa avere più del 20% delle copie tirate e vendute in ogni regione», ricorda Moncalvo. «In Piemonte, “La Stampa” più le pagine torinesi di “Repubblica” superano ampiamente il 20%, e così in Liguria il “Secolo XIX” più le pagine regionali di “Stampa” e “Repubblica”, per non parlare della Lombardia». Oltre ai quotidiani di Torino e Genova, infatti, attraverso Gedi gli Elkann acquisiscono in blocco l’ex impero editoriale di De Benedetti. Non solo “Repubblica” e “L’Espresso” (più “Radio Capital” e “Radio Deejay”), ma anche importanti quotidiani regionali: come “Il Tirreno” di Livorno, “Il Piccolo” di Trieste, la “Gazzetta di Mantova”, il “Mattino” di Padova e molti altri. A proposito: «Credete di poterla leggere sulla “Stampa”, su “Repubblica” e sugli altri giornali della Gedi appena comprati da John Elkann, questa notizia del Vaticano divenuto socio del fratellino del nuovo padrone? Ma neanche per sogno», scommette Moncalvo.

«Se mi sbaglio, siete autorizzati a sputarmi in faccia», continua il giornalista. «Fatelo, qualora vedeste la notizia su “L’Espresso”, sulla “Stampa”, sul “Secolo XIX” e sugli altri giornali del nuovo padrone: ditemelo, se su quei giornali leggerete che il fratello dell’editore ha una società che da quattro mesi non paga gli stipendi, e ha come socio il Vaticano per produrre film su Elton John». I giornali di De Benedetti, ricorda Moncalvo, versano in crisi nera: hanno fatto buchi enormi, a fronte di vendite in picchiata (ormai, “Repubblica” è stabilmente al di sotto delle 200.000 copie vendute, ogni giorno). E ora sono stati acquistati «da una società che ha sede ad Amsterdam». Si sente dire: hanno venduto il cioccolato Pernigotti ai turchi e vogliono vendere l’Alitalia alla Lufthansa o alla Klm? «Be’, qui vendono i quotidiani a una società straniera, alla quale non insegnano nemmeno l’educazione, cioè a rispettare le leggi italiane: ovvero le disposizioni dell’Agcom e dell’Antitrust, che Gigi Moncalvovietano a un singolo editore di superare il 20% delle copie vendute, in ogni area territoriale». Aggiunge Moncalvo: «Non insegnano a rispettare le leggi italiane a imprenditori che non pagano le tasse in Italia, ma in Olanda».

Di fatto, l’ex Fiat ha trasferito quasi tutte le industrie fuori dal paese. E adesso lascerà ai francesi il controllo del ramo automobilistico, grazie all’accordo con Psa (Peugeot, Citroen e Opel). «Metteranno in cassa integrazione migliaia di operai, impiegati e addetti (compreso l’indotto, che ormai non interessa più a nessuno)». Secondo Moncalvo «li metteranno sul lastrico, come ha fatto Unicredit con ottomila famiglie». Già, in questo disastro c’è anche l’annunciata contrazione della grande banca: «Pensate che Natale passano queste ottomila famiglie, che non sanno ancora se il nome del loro familiare è nella lista nera di quelli di cui Unicredit si vorrà sbarazzare». E se ne sbarazzerà facilmente, chiosa il giornalista: «Dovendo chiudere oltre 5.000 agenzie, è capace di dire a un dipendente di Torino che dovrà accettare di trasferirsi a Cernusco sul Naviglio, se non vorrà restare a casa». Folle Italia, con le Sardine in piazza contro Salvini, ignorando il governo del maggiordomo Conte: prono di fronte al Mes, muto davanti al nuovo trust della stampa. E anzi, con 136 milioni pronti per i nuovi super-padroni, che le fabbriche le aprono in Marocco.

(Gigi Moncalvo è autore di scottati libri-inchiesta fatti sparire dalle librerie: solo sul suo sito è infatti possibile acquistare “Agnelli segreti“, “I lupi e gli Agnelli” e “I Caracciolo“).